SOLSTIZIO D’ESTATE  

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

siccome oggi, 21 giugno 2013, alle 5 di questa mattina, la Terra è arrivata al Solstizio d’Estate, è doveroso, per noi astrofili, non farlo passare sotto silenzio.

In questo giorno il Sole alle ore 12 (ora solare) si trova al suo punto più alto di tutto l’anno (visto da Roma 72°, visto da Palermo 76°, dal Brennero 67° di altezza sull’orizzonte).

Un’altezza che da molti giorni è “quasi” sempre la stessa e sarà così ancora per molti altri giorni. 

Ad occhio nudo, praticamente sempre la stessa altezza per più di un mese.

Da qui il significato di Sol-stizio= Sole-che-staziona, si ferma per un po’. 

La stessa cosa si nota quando si osserva il Sole che sta nascendo o tramontando: il Sole nasce e tramonta sempre, più o meno, negli stessi punti sull’orizzonte per circa un mese.

Tutto è diverso a mano a mano che si avvicina Settembre con l’Equinozio Autunnale. 

In questi giorni la vostra ombra è circa un terzo della vostra altezza, proprio perché il Sole è così alto; a Natale l’ombra sarà uguale a circa il doppio dell’altezza.

Ma ci sono due giorni durante l’anno in cui l’ombra è uguale all’altezza e gli antichi potevano misurare l’altezza delle piramidi, degli alberi, delle costruzioni, ecc. semplicemente misurando la lunghezza dell’ombra.

Quali sono questi due giorni?… e perché sono due?… ve lo dirò in seguito, se vorrete saperlo.

2000 anni fa, in questo giorno, il Sole entrava nella costellazione del Cancro.

Oggi, 21 giugno, invece, il Sole si trova esattamente sulla linea (immaginaria) che separa la costellazione del Toro con quella dei Gemelli, esattamente sopra la costellazione del grande cacciatore Orione che con i suoi due Cani rappresenta la zona della cosiddetta “canicola estiva”: dove il Sole…,picchia e picchia forte!
Infatti già fa caldo e si suda, e come!

E pensare che fra 10 giorni (il 5 luglio) la Terra arriverà all’Afelio che è il punto più lontano della Terra dal Sole! 

Qui a Latina “celebreremo” l’Afelio con una bella pizza. (5 luglio la….pizzata dell’Afelio, www.astronomiapontina.it).

Mi fermo perché non so se vi va di leggere ancora di queste cose. 
Se si, ditemelo e ci risentiremo all’equinozio d’Autunno (22 settembre) altrimenti vi prego di inviarmi una mail anche vuota, io capirò e cancellerò il vostro indirizzo.

Però, se pensate che questi argomenti possano interessare – incuriosire o stimolare anche qualche vostro amico cieco o ipovedente, vi prego, non esitate a dirmelo: mi farà molto piacere aggiungere un … posto a tavola).

Se volete farmi qualche domanda, non esitate, vi risponderò compatibilmente con il tempo a disposizione, ma vi risponderò.

I vostri indirizzi email saranno sempre, come ho fatto adesso, in Ccn, cioè dove nessuno li può leggere. Fino a richiesta diversa.

Per adesso, Buon Solstizio e Buona Estate a tutti!

Andrea Miccoli.

SCOPERTO PIANETA SIMILE ALLA TERRA 

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

da quando si è capito che il Sole è una stella come tutte le altre si è capito anche che c’erano molte probabilità che qualcuna di quelle innumerevoli stelle, chissà dove, chissà quale, poteva e doveva avere qualche pianeta come ce l’ha il nostro Sole e magari anche con qualche tipo di vita.

E’ cominciata così una intensa caccia con telescopi sempre più potenti e tecniche sempre più sofisticate, alla ricerca di pianeti intorno ad altre stelle cominciando dalle stelle più vicine a noi.

Si chiamano pianeti extrasolari o esopianeti, perché non fanno parte del nostro sistema solare ma di altri sistemi solari e quindi ruotano intorno ad altre stelle.

Il primo di questi pianeti fu scoperto nel 1995.

Fu trovato intorno ad una stella della costellazione di Pegaso e per questo fu chiamato Bellerofonte, dal nome del domatore del cavallo alato, secondo la mitologia.

Da allora sono stati individuati molti pianeti intorno ad altre stelle, ed ogni nuovo pianeta ha sollevato sempre nuovi entusiasmi e nuove speranze di trovare qualche altra Terra.

Nel 2009 è stato mandato nello spazio un telescopio speciale di nome Kepler preparato proprio per questo tipo di missioni ed in breve tempo ha inviato agli scienziati oltre 3000 segnalazioni di possibili pianeti extrasolari di cui 1700 sono stati esaminati e riconosciuti proprio come tali.

Ma come viene scoperto un pianeta extrasolare? Viene cercato e scoperto cioè visto dagli astronomi con i loro telescopi come scoprono le comete, gli asteroidi, ecc, nel sistema solare? No, assolutamente!

Tutto ciò che fa parte del sistema solare è vicinissimo a noi se comparato con le stelle ed i pianeti extrasolari.
Nel sistema solare i corpi più lontani da osservare (di cui abbiamo parlato il mese scorso, aprile 2014) si trovano a meno di 100 miliardi di km, sono debolmente illuminati dal Sole per la grande distanza, ma in qualche modo possono essere visti se vengono impiegati telescopi molto grandi sistemati sulla Terra oppure telescopi sistemati nello spazio dove non c’è il disturbo dell’atmosfera.

Quando, invece, parliamo di pianeti extrasolari parliamo di distanze stellari, distanze che si misurano in anni luce.

Ricordiamoci che un anno luce è quasi 10 mila miliardi di km il ché significa circa 250 milioni di volte il giro della Terra, una cosa difficile anche da immaginare.

A tali distanze qualunque stella è talmente lontana che in qualunque telescopio si vede come un puntino luminoso grande quanto la punta di uno spillo.

Pensate come si deve vedere, alla stessa distanza, un pianetino oscuro che non brilla di luce propria.

E’ praticamente impossibile riuscire a vederlo, per due motivi fondamentali:

1- La distanza angolare che separa il pianeta dalla sua stella è talmente piccola da risultare impossibile vedere il pianeta senza essere abbagliati dalla luce della stella.

2- Se il pianeta ha un’orbita molto ampia che lo allontana almeno un po’ dalla stella tanto da poterlo osservare senza essere abbagliati, la luce del pianeta a noi non arriva o arriva in modo estremamente debole e quindi inutilizzabile, praticamente non si vede nulla.

E allora, come si fa a dire che sono stati scoperti migliaia di pianeti extrasolari?

Sono stati scoperti indirettamente, cioè non osservando loro ma osservando attentamente la stella-madre intorno alla quale essi girano.

E’ chiaro che parliamo di una stella di cui abbiamo già tutti i dati conoscitivi: luminosità, distanza, massa, dimensioni, età, temperatura, ecc. ecc.

Vediamo qualche esempio:

1- Se il pianeta transita proprio davanti alla stella noi noteremo un piccolissimo calo di luminosità della stella che ci permetterà di conoscere le dimensioni del pianeta. Inoltre, osservando il tempo di transito si potrà dedurre -anche se con qualche approssimazione- la velocità orbitale e, di conseguenza, il periodo orbitale, quindi la distanza dalla stella, la massa, ecc.

2- Se il pianeta non passa davanti alla stella ed è di… taglia robusta, mentre lui gira intorno alla sua stella, anche la stella è costretta a muoversi intorno al comune centro di gravità che è il “baricentro” del sistema stella-pianeta. Intorno a quel punto devono girare ambedue i due corpi e chi osserva da lontano non vede nessun pianeta ma vede la stella che va a destra e a sinistra e può dedurre che si tratta di perturbazioni gravitazionali indotte da un corpo vicino (proprio come succede fra la Terra e la Luna). Misurando lo spostamento della stella si riesce a studiare molti dati del pianeta cercando le conferme necessarie per la conoscenza della : massa, la distanza, periodo orbitale ed altro.

3- Se le caratteristiche fisiche ed orbitali del pianeta non inducono alcuna variazione nel movimento e luminosità della stella-madre il pianeta è come se non esistesse, non potrà essere scoperto.

4- Ci sono anche altri sistemi molto sofisticati per cercare i pianeti extrasolari, per esempio: studiando le velocità radiali con il metodo Doppler, sia dei pianeti che delle stelle madri. Ma quanto abbiamo detto fin qui ci da un’idea di come è avvenuta la scoperta del pianeta extrasolare simile alla Terra di cui tanto si è parlato in questi ultimi giorni.

Andiamo a conoscerlo!

Si chiama Kepler 22b ma il nome Kepler 22 senza la “b” è il nome della stella-madre (scoperta con il telescopio spaziale Kepler), l’aggiunta della “b” serve per indicare il pianeta.

Si trovano nella costellazione del Cigno che è una costellazione che passa ogni giorno proprio sulle nostre teste (allo zenit).

Con i metodi che vi ho appena accennato, è stato osservato a lungo e studiato a fondo.

Si parla di pianeta simile alla Terra ma che cosa ha di simile alla Terra? In cosa consiste questa somiglianza?

– Innanzitutto la massa della stella: simile alla massa del Sole. Non troppo grossa perché le stelle grosse hanno la vita breve.

Il Sole è una nana gialla, Kepler 22 è anch’essa una nana gialla.

Ambedue hanno la possibilità di vivere molto a lungo: circa 10 miliardi di anni che è un tempo lungo abbastanza per permettere alla vita sul pianeta di svilupparsi, sempre che ci siano anche le altre condizioni necessarie, come è avvenuto sulla Terra. Quindi come tempo a disposizione, ci siamo.

– E’ importante anche la distanza del pianeta dalla stella, dev’essere quella giusta per ricevere la giusta quantità di luce e calore.

La Terra dista 150 milioni di km dal Sole, Kepler 22b dista circa 135 milioni di km.

Anche come distanza, ci siamo.

– Anche la velocità di rivoluzione intorno alla stella dev’essere simile alla nostra e così l’inclinazione dell’asse di rotazione per avere la possibilità di sviluppare eventuali cicli stagionali.

La Terra impiega 365 giorni e Kepler 22b ne impiega 290 ma non sappiamo se l’asse di rotazione è inclinato oppure no.

– La massa del pianeta dev’essere sufficiente per poter trattenere, con la sua forza di gravità sia l’acqua che l’atmosfera altrimenti col passare del tempo queste evaporano, se ne vanno (qualora ve ne fossero) come è successo alla Luna ed a Marte.

Un’idea della massa del pianeta ve la do dandovi il mio peso come termine di paragone: qui sulla Terra io peso 70 kg, su Kepler 22b peserei circa 78 kg, con qualche dubbio, perché la massa del pianeta non è nota in modo preciso.

Quindi diciamo che anche con la massa siamo a posto. Per la vostra curiosità aggiungo che sulla Luna io peserei 11 kg, su Marte 26 kg, su Giove 177 kg, sul Sole quasi 2000 kg.

Altri elementi di somiglianza con la Terra per adesso non ce ne sono.

Non si sa, per esempio, se ha qualche satellite che, come fa la Luna con la Terra, possa stabilizzare l’asse di rotazione del pianeta.

Una specie di effetto volano che, per esempio, manca al pianeta Venere e per questo si è capovolto e gira intorno al Sole stando capovolto.

Come pure Urano che gira intorno al Sole stando sdraiato con l’asse di rotazione orizzontale.

Un pianeta con l’asse di rotazione stabile nel tempo ha la possibilità di sviluppare dei cicli stagionali altrettanto stabili ed ordinati, come la Terra.

Quindi, ciò che conosciamo, per adesso, è soltanto qualcosa che riguarda la posizione, l’orbita, le dimensioni.

Non è molto per poter parlare di pianeta abitabile, è vero, ma è comunque tantissimo se pensiamo che fra migliaia di pianeti esaminati è l’unico ad avere, tutte insieme, queste poche caratteristiche.

Osservazioni future più accurate potranno rivelare se c’è atmosfera e di che tipo, con o senza ossigeno, se c’è l’acqua allo stato liquido e se la temperatura superficiale è adatta alla vita.

Sapere se si tratta di una vita biologica basata sul carbonio come la nostra oppure completamente diversa basata su altri elementi.

Se trovassimo tutte queste informazioni potremmo dire che è un pianeta adatto ad ospitare la vita e, di conseguenza, potremmo affermare che su Kepler 22b la vita esiste, non potremmo dire che tipo di vita, né a quale livello evolutivo, ma come sappiamo dalla storia della Terra, la vita compare appena ed ovunque si realizzino le condizioni idonee ad ospitarla.

Ma come fare per sapere se c’è oppure no una vita anche intelligente? Inviare messaggi speciali?

Certamente, ma con quali possibilità di ottenere qualche ritorno? Pochissime possibilità.

Bisogna tenere presente infatti che sulla Terra -che esiste da oltre 4 miliardi di anni- l’uomo è in grado di capire, spedire, ricevere messaggi di questo tipo da meno di 100 anni.

Se fossero arrivati sulla Terra i messaggi intelligenti spediti da abitanti di altri pianeti a che sarebbero serviti? A nulla.

Una ulteriore considerazione dobbiamo farla sulla distanza di questo pianeta e della sua stella da noi: 620 anni luce.

Possiamo dire che si tratta di una stella mediamente abbastanza vicina.

Tutto ciò che stiamo osservando adesso riguarda il pianeta Kepler 22b così com’era 620 anni fa.

Se inviamo un messaggio adesso (2014) arriverà lì nel 2634 e se lì ci fosse qualcuno in grado di risponderci, noi riceveremmo la loro risposta nel 3254.

Su questo non ci possono essere dubbi, parlare di velocità superiori alla velocità della luce, sappiamo che non è possibile.

Sicuramente non siamo soli nell’Universo, la nostra galassia ospita circa 250 miliardi di stelle come il Sole e le galassie sparse per l’universo sono molte centinaia di miliardi, quindi, abitanti ce ne devono essere parecchi sparsi là fuori, in giro per l’universo.

Le distanze sono enormi e per coprire quelle distanze in tempi brevi la velocità della luce è decisamente troppo bassa (solo 300.000 km al secondo).

Quindi per sapere qualcosa di più sulle possibilità di vita su questo o su altri pianeti, dobbiamo attendere e sperare nei progressi della scienza e della ricerca scientifica le cui ricadute positive, ormai lo sappiamo, stanno anche in questo computer con cui vi sto scrivendo.

Chiudo con una bella segnalazione: avete la possibilità di assistere all’ascolto di parecchie stelle cadenti lunedì 5 e martedì 6 maggio 2014.

Spero che facciate in tempo. Si tratta delle stelle cadenti che provengono dalla coda della Cometa di Halley che passò l’ultima volta, nei nostri cieli, nel 1986 e ritornerà nel 2061.

Adesso la Terra sta attraversando la zona dove è passata quella cometa che dietro di sé lasciò, come tutte le comete, un bel po’ di polvere e detriti (tipo sabbia).

Ogni granello di sabbia che entra in atmosfera è una stella cadente che può essere vista e sentita, come abbiamo già sperimentato nel mese di agosto 2013 per le Perseidi.

L’indirizzo a cui dovete collegarvi è lo stesso di agosto e lo metterò qui sotto. Anche le operazioni per collegarsi sono le stesse e cioè: cliccate sull’indirizzo tenendo CTRL premuto.

Si apre una schermata dove a sinistra, in alto, c’è una finestrella orizzontale di circa 7cm di lunghezza per 2 di altezza.

Cliccando lì dentro anche a caso, non sarà difficile far partire l’ascolto delle stelle cadenti della cometa di Halley.

Il rumore di fondo è fastidioso ma le stelle cadenti si ascoltano bene. Ecco l’indirizzo: 

http://topaz.streamguys.tv/~spaceweather/

Buon divertimento e….ricordatevi di esprimere un desiderio per ogni stella cadente!

Fra i desideri più belli spero che ci sia anche quello di partecipare al Seminario di Astronomia di luglio.

Per i dettagli:    
   
http://www.astronomiapontina.it/

Ciao a  tutti,   

Andrea Miccoli.

ROSETTA

Cari amici ciechi ed ipovedenti,
tra qualche giorno sentirete molto parlare di Rosetta.

Si tratta di una missione spaziale molto particolare, la prima in assoluto nel suo genere che vivrà il suo momento di massima attenzione da parte di tutto il mondo scientifico e mediatico il prossimo 12 novembre.

Con queste righe voglio darvi un’idea dell’importanza di questa missione ed anche delle enormi e complesse difficoltà tecniche che sono state affrontate e devono ancora essere affrontate e superate per arrivare con successo al 12 novembre.

Per cominciare, vediamo di capire perché a questa missione è stato dato il nome di Rosetta.

Rosetta viene da Rashid che è il nome di una località sulla foce del Nilo.

Qui, nel 1799 i soldati napoleonici trovarono una grossa pietra di 760 kg su cui era inciso un testo in tre lingue diverse.

Di queste, una era il greco antico, ben noto a tutti gli studiosi, un’altra era la lingua dei geroglìfici egiziani che nessuno mai era riuscito a decodificare e la terza era una lingua locale.

Grazie al greco antico è stato possibile decodificare il contenuto del documento e per confronto è stato possibile penetrare e comprendere -per la prima volta- il linguaggio dei geroglìfici.

Questo è stato un avvenimento epocale che ha permesso agli studiosi di conoscere la meravigliosa storia millenaria della civiltà egizia. Tutto merito della Pietra di Rosetta.

Oltre a questa stele, fu trovato, su un’isoletta del Nilo, anche un obelisco che con le sue scritte contribuì alla decodifica dei geroglìfici egiziani.

L’isoletta si chiamava e si chiama File, scritta secondo la pronuncia latina, con ph davanti che si pronuncia f ed ae finale che diventa e.
Rosetta e File sono i nomi dei due strumenti principali protagonisti di questa missione.

Ora vediamo il perché di questa impresa. 

Nei tempi antichi le comete incutevano terrore ad ogni apparizione. 

Per fortuna nei tempi moderni gli scienziati le hanno riabilitate, hanno capito che non fanno male a nessuno e non portano iella, anzi, al contrario, molto probabilmente sono portatrici di vita e forse l’hanno portata anche sulla Terra. 

Le comete provengono da quella zona del sistema solare dove ancora oggi – dopo 4 miliardi di anni- ci sono questi corpi che rappresentano la parte di materia che, per la grande distanza dal Sole, non prese parte alla formazione dei pianeti. 

Studiare una cometa significa studiare un pianeta o una parte del sistema solare così come questo doveva essere 4 miliardi di anni fa. 

Sulla Terra c’è tanta acqua ed anche le comete -tutte- sono portatrici di acqua, lo si è capito analizzando da lontano la bianchissima coda e la chioma che sono composte di vapore d’acqua.

Siccome si sa che dove c’è acqua c’è possibilità di vita, lo studio delle comete tramite telescopi è continuo e si cerca in tutti i modi di rubare qualche informazione ad ogni cometa che ci passa vicino e se non ci passano vicino le andiamo a cercare come è stato già fatto in passato (missioni Giotto, Star Dust, Deep impact) con scarsi risultati.

Sappiamo che nel sistema solare viaggiano migliaia di comete che potrebbero rivelarsi come altrettante “Pietre di Rosetta” ma è molto difficile raggiungerle perché sono lontanissime, velocissime e piccolissime, proprio queste sono le difficoltà principali che ha incontrato ed incontrerà questa missione ancora in corso.

L’idea di realizzare questa impresa è nata nel 1993 nell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea di cui fa parte anche l’Italia.

In un primo momento fu scelta come obiettivo la cometa Wirtanen. 

In seguito si dovette cambiare obiettivo e fu scelta la cometa Churyumov-Gerasimenko. 

Due nomi perché sono due gli scopritori che la scoprirono nel 1969: il signor Ivanovic Chùriumov e la signora Svetlana Gerasimenko. 

La missione fu chiamata Rosetta come la pietra egiziana mentre il piccolo ma importantissimo laboratorio automatico che dovrà essere installato proprio sul corpo della cometa fu chiamato File come l’isoletta dell’obelisco.

La partenza avvenne nel 2004. 

Il peso totale di Rosetta era circa 3000 kg con una forma molto simile ad un cubo con il lato di 2 metri.

Per raggiungere la cometa bisognava coprire una distanza di oltre 500 milioni di km senza l’impiego del piccolo motore di bordo che aveva ed ha carburante solo per le piccole correzioni di avvicinamento. 

Per coprire tutti quei milioni di km si fece in modo di utilizzare la spinta gravitazionale della Terra per 3 volte ed una volta la spinta di Marte.

In questo modo Rosetta fu “scagliata” ogni volta in orbite sempre più ampie fino a raggiungere l’ampiezza dell’orbita della cometa Ciuriumov-Gerasimenko. 

Queste spinte si chiamano “gravity assist” e si possono ottenere solo se si fa avvicinare la sonda ad un pianeta dalla giusta direzione, avendo la giusta velocità, alla giusta distanza; una manovra molto sofisticata e precisa che permette alla navicella di ricevere dal pianeta la spintarella per andare più lontano. 

Un po’ come facciamo con l’altalena che va e viene: se tu le dai una spintarella al momento giusto, nella giusta direzione e con la giusta velocità l’altalena (come la sonda spaziale) aumenta la sua velocità.

Dopo l’ultimo gravity-assist avvenuto nel 2009 gli scienziati sapevano che la sonda sarebbe passata vicino ad un paio di asteroidi, li hanno osservati e fotografati e poi prevedendo che ci sarebbero voluti altri anni prima di raggiungere la cometa hanno spento tutti -o quasi tutti- gli apparati di bordo per non consumare inutilmente energia e batterie, anche perché a quella distanza dal sole i pannelli solari (64 metri quadrati) raccolgono pochissima luce. 

In questo stato di “ibernazione” Rosetta è rimasta fino al 20 gennaio 2014. 

In quel giorno la trepidazione era altissima, il risveglio poteva portare chissà quali sorprese, dalla Terra fu inviato il segnale per risvegliare e riaccendere tutte le apparecchiature elettroniche e per fortuna tutto andò benissimo: la sonda ricominciò a lavorare.

A quella distanza dalla Terra, il tempo necessario per far arrivare un ordine a Rosetta è circa mezz’ora ed un’altra mezz’ora ci vuole per il messaggio di ritorno. 

Il 6 maggio 2014 sono finiti i controlli tecnici sul funzionamento delle apparecchiature di bordo e subito sono iniziate le manovre di avvicinamento alla cometa. 

Il 6 agosto 2014 c’è stato l’arrivo presso la cometa. 

Vista da vicino la sua forma è simile a quella di una arachide con due lobi, uno più piccolo ed uno più grosso e fra i due lobi la strozzatura è molto profonda. 

Per fare un giro su se stessa impiega 12 ore. 

Le dimensioni totali sono 6 km, 4 km il lobo più grande e 2 km il lobo più piccolo, per un volume totale di circa una 20ina di km cùbici, più o meno come una piccola montagna. 

Non è un sasso liscio come quelli che si trovano in riva al mare ma ìspido e pieno di spìgoli appuntiti. 

Non ha il peso specìfico dei comuni sassi sulla Terra, ma pesa come la pietra pòmice, ne consegue che ha una massa molto piccola e quindi anche una piccolissima forza di gravità e per questo la sonda Rosetta è stata messa in orbita intorno al piccolo corpo della cometa ad una distanza di circa 100 km con una velocità bassissima: pochi centimetri al secondo. 

Da lì ha iniziato a fornire tutti i dati fotografici agli scienziati per l’identificazione del punto più idoneo per l’atterraggio del laboratorio automatico File. 

Questo punto è stato già scelto e si trova in una piccola zona pianeggiante sempre baciata dal sole per permettere ai pannelli solari di tenere sotto carica le batterie. 

L’atterraggio avverrà il giorno 12 novembre 2014.

Quando da noi saranno le 9.35 il modulo File sarà sganciato da Rosetta da un’altezza di circa due km e sarà lasciato andare verso la cometa. 

Anche se File ha le dimensioni di una lavatrice e pesa circa 100 kg. la discesa sarà molto lenta -circa 7 ore- perché, come abbiamo detto, la forza di gravità sulla cometa è minima.

Possiamo dire che è meno di un decimillesimo di quella della Terra, quindi io che qui peso 70 kg sulla cometa Churiumov-Gerasimenko peserei meno di un decimillesimo di 70kg cioè meno di 7 grammi! 

Non so se la mia bilancia se ne accorgerebbe (sorriso).

L’atterraggio è previsto per le nostre ore 16.35 ma la comunicazione ci mette mezz’ora per arrivare sulla Terra e perciò noi lo sapremo alle 17 sempre di mercoledì 12 novembre 2014.

Quando File toccherà il suolo della cometa, con il suo peso darà un bòtta sul terreno che permetterà ai suoi tre piedi di piantare tre arpioni di 20 cm nel suolo per ancorare il laboratorio al corpo della cometa. 

A quel punto è fatta! Tutto avviene a 500 milioni di km dalla Terra, mentre la cometa e Rosetta viaggiano a velocità vicine ai 50 mila km all’ora e a 10 anni di distanza dalla partenza. Davvero un capolavoro (speriamo!). Se va tutto bene c’è da essere orgogliosi. 

Molti di quegli strumenti che staranno lì a fare il proprio dovere sono italiani, progettati e realizzati dai nostri scienziati e scienziate e da ditte italiane. La lista è abbastanza lunga.

Da quel giorno cominceranno le analisi del ghiaccio della cometa e di tutto ciò che si potrà esaminare e sono certo che ne sentiremo delle belle.

Già nelle prime analisi fatte da Rosetta al momento dell’arrivo intorno alla cometa ne abbiamo sentite alcune poco… odorose!

Infatti sono state trovate molecole di acido solfidrico, formaldeide, ammoniaca, acido cianidrico, biossido di zolfo, metanolo, tutti elementi che sulla Terra richiamano alla mente odori forti e puzzolenti tipo il letame, le uova marce, l’aceto, l’alcol. 

Tutte queste puzzette mischiate assieme fanno capire che la cometa sarà pure interessante ma ha un fetore insopportabile!

Per quanto riguarda la possibilità di poter osservare la cometa dalla Terra con i telescopi bisogna dire che nessuno sarà in grado di vederla né ad occhio nudo né con i normali telescopi, né adesso (che è lontana dal Sole e quindi senza coda) né quando avrà le dimensioni della coda al massimo della visibilità, il ché avverrà nell’agosto del 2015 al momento della massima vicinanza al Sole. 

La distanza dalla Terra è sempre talmente grande e la cometa talmente piccola che potrà essere osservata solo con telescopi professionali ed in cieli molto bui. 

In quei giorni di agosto l’attività del laboratorio File sarà molto intensa e si spera che non venga danneggiato dalle particelle solide che saranno liberate dalla evaporazione del ghiaccio. 

Parliamo di quelle particelle solide più o meno microscopiche che una volta disseminate dalla cometa nello spazio diventeranno per noi le stelle cadenti che possiamo sentire e vedere quando e se la Terra le attraverserà.

L’attività scientifica sulla cometa terminerà -in teoria- a dicembre del 2015. 

Ci potrà essere un allungamento della missione in caso di prolungata efficienza delle apparecchiature oppure la fine della missione nel caso che la polvere della cometa sporchi irrimediabilmente i pannelli solari impedendo la ricarica delle batterie.

Mi fermo qui. Manca solo una settimana. 

Speriamo di sentire solo buone notizie.

Un caro saluto a tutti,

Andrea Miccoli

PILLOLA N° 19

Il corso di Astronomia 2015 a Latina.

Cari amici ciechi ed ipovedenti,

solo due mini-riferimenti agli argomenti che abbiamo lasciato aperti.

Dopo la conclusione della missione di Samantha con la Stazione Spaziale gli argomenti che da un po’ di tempo stiamo seguendo con la speranza di sentire qualcosa di positivo sono diventati solo due.

L’11 giugno scorso Samantha Cristoforetti è tornata con i piedi sulla Terra e adesso, dopo quasi un mese di esercizi di riadattamento alla gravità, ha ripreso a camminare normalmente ma continua a seguire speciali esercizi per il recupero completo del senso dell’equilibrio.

Adesso si trova a Colonia in Germania che è il centro europeo dell’Agenzia Spaziale Europea e forse in ottobre sarà in Italia con il team di tecnici dell’ESA che l’ha assistita durante tutta la missione nella ISS.

Ricordate la missione Rosetta che doveva depositare la sonda File sulla cometa?

File invece di adagiarsi dolcemente sulla superficie rimbalzò e al terzo ed ultimo rimbalzo si perse.

Forse capovolta in qualche crepaccio.

Dopo una 60-ina di ore smise di funzionare perché il Sole non caricava più le batterie di bordo.

Tutto il mondo scientifico ha avuto un sussulto di grande euforia lo scorso 13 giugno quando File ha ripreso a funzionare.

Ha funzionato per quasi un minuto e mezzo, ha inviato a Rosetta parecchi dati che aveva in memoria, aveva ancora parecchia energia, circa 24 watt, con circa 800 pacchetti di dati ancora in memoria, ma da allora non si sente più nulla.

Il progressivo avvicinamento della cometa Churiumov-Gerasimenko al Perielio (13 agosto 2015) quando la luce ed il calore del Sole saranno più intensi, fa sperare in qualche altro risveglio di File.

Restiamo in attesa e speriamo in buone nuove dallo spazio.

Quelle due luci strane avvistate sul pianeta nano Cèrere che si trova nella fascia degli asteroidi, fra Marte e Giove, ancora non ha svelato il suo mistero.

O meglio, gli studiosi ormai hanno gli elementi necessari ma aspettano a pronunciarsi.

Abbiamo già parlato di queste sorgenti di luce ma ancora non si sa se è una riflessione della luce del Sole causata da un banco di sale o da altra sostanza cristallina, oppure luce generata dal pianeta nano.

Non si sa, per adesso. Anche di questo ne riparleremo appena sarà svelato l’arcano.

Il corso di astronomia destinato solo ai ciechi ed agli ipovedenti è arrivato alle porte.

Inizia lunedì 13 luglio 2015 e terminerà sabato 18 luglio.

Una settimana di astronomia full immersion.

Per gli appassionati di astronomia non più argomenti da leggere o da ascoltare (ce ne sono tanti, Internet ne è piena) ma questa volta strumenti didattici, modellini, piccoli e grandi anche quanto un tavolino.

Tutti docili e felici di farsi leggere dalle esperte mani dei ciechi avide di conoscenza, accompagnati dalle istruzioni dell’insegnante e con un aiuto didatta (uno ogni due corsisti) sempre pronto a guidare.

Il programma giornaliero del corso ormai lo conoscete, è qui:
http://www.astronomiapontina.it/
originariamente è stato confezionato in modo “prudente” perché non c’era la certezza di poter realizzare certe promesse.

In seguito le cose sono andate meglio di come previsto e così abbiamo potuto inserire una importante variazione a cui ci tenevamo moltissimo.

Trattasi di una lezione davvero speciale che sarà tenuta da un grande scienziato italiano: il Prof. Paolo Saraceno.

Una persona che ha dedicato la vita all’Astronomia, raggiungendo livelli di altissima competenza tecnica sia in campo accademico che in campo tecnico e sia come divulgatore delle scienze astronomiche.

Il libro più famoso ma anche più bello e completo è IL CASO TERRA, che parla in modo semplice, chiaro e piacevole di ogni particolare riguardante la vita, l’universo, la Terra del passato e del presente e tutto ciò che esiste oggi non solo in cielo.

Da quando l’ho conosciuto è diventato il mio libro di testo, un vademecum che ho sempre a portata di mano.

Ovviamente ho pensato che se è valido per me lo doveva essere anche per voi e così ho preparato una bella sorpresa.

Questa sua lezione sarà svolta sabato 18 luglio 2015 dalle 10.30 alle 12.00.

Il titolo è il seguente: ”Il Big Bang e la massa mancante dell’universo” ma ha anticipato che preferirebbe rispondere direttamente a tutte le domande che i corsisti vorranno fargli.

Gli piacerebbe poter interagire con una classe così speciale, questa è un’occasione unica per un astronomo che vuole anch’egli fare nuove esperienze.

Qui di seguito un breve curriculum di Paolo Saraceno.

PAOLO SARACENO

INAF – Istituto Nazionale di Astronomia ed Astrofisica

Laureato in fisica alla Sapienza di Roma nel 1968, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Astronomia ed Astrofisica (INAF) e responsabile del gruppo “Studio della formazione stellare e dei sistemi planetari” dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Roma.

Fisico sperimentale ha partecipato negli anni ’70 alla realizzazione dei primi strumenti per astronomia infrarossa costruiti in Italia.

Si è occupato di osservazioni astronomiche da terra e da satellite. Ha coordinato lo sforzo italiano per la realizzazione del satellite ISO (Infrared Space Observer) dell’ESA, lanciato nel 1995 e del satellite Herschel, lanciato il 14 maggio 2009.

La sua attività scientifica ha riguardato soprattutto lo studio dei processi con cui nascono le stelle e i pianeti, ha pubblicato circa 150 lavori su riviste internazionali e dal 1990 tiene un corso di astrofisica per il master d’ingegneria aerospaziale dell’università di Roma.

Negli ultimi anni si è occupato di questioni energetiche ed ambientali, ha studiato i meccanismi che hanno reso possibile l’esistenza della vita sulla terra e quelli che possono distruggerla; ha pubblicato i libri:
“Il caso Terra” – Mursia 2007;
“Beyond the Stars” – World Scientific 2012.

Dal dicembre 2010 è membro delle commissioni di valutazione di impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente.   

A tutti voi un caro saluto,

Andrea Miccoli.

PERSEIDI, LE METEORE DI AGOSTO

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

siamo in agosto, l’evento astronomico più importante che caratterizza questo mese -ormai da qualche millennio- è l’abbondante caduta di stelle cadenti a cui assistiamo ogni anno.

Sono dette “Lacrime di S. Lorenzo” perché una volta si vedevano intorno al 10 di agosto (giorno di S. Lorenzo) mentre ora l’appuntamento avviene intorno al giorno 12.

Per adesso, non approfondiremo il perché di questa variazione di date.

Sono dette anche “Perseidi” perché la loro provenienza –dal punto di vista di chi le vede arrivare- sembra essere quella zona del cielo dove si vede anche la costellazione del Persèo

Tecnicamente si chiamano meteore.

Non si può capire nulla delle meteore se prima non si conosce che cosa è una cometa.

Le meteore sono “figlie” delle comete, perciò vediamo brevemente cosa è una cometa e potremo capire anche le stelle cadenti.

Le comete sono piccoli frammenti di materiale che si trova agli estremi confini del sistema solare.

Si tratta del materiale che –per la grande distanza dal Sole- non prese parte alla formazione del sistema solare 5 miliardi di anni fa.

E sta ancora lì. Ogni tanto, a causa di piccolissime perturbazioni gravitazionali, qualche pezzettino si stacca e parte verso chi lo ha perturbato: il Sole. Un viaggio di migliaia e milioni di anni, ma prima o poi arriva!

Che cosa arriva? Di che cosa è fatta la cometa? Quanto è grande?

Le comete sono fatte principalmente di ghiaccio, ghiaccio sporco di sabbia, terra, polvere, sassolini, detriti vari. Non hanno una forma particolare, sono come dei grossi macigni che hanno dimensioni microscopiche rispetto ai pianeti: al massimo 20-30 km di diametro di ghiaccio sporco.

Finché questi corpi sono lontani dal Sole, nessuno li può vedere, data la loro piccolezza, ma quando arrivano dalle parti dell’orbita di Saturno (1,5 miliardi di km) cominciano a sentire il “calduccio” del Sole, il ghiaccio comincia ad evaporare e dalla Terra, con i telescopi, riusciamo a vedere il vapore illuminato dal Sole mentre la cometa corre verso il Sole.

Queste due azioni: l’evaporazione del ghiaccio e la corsa della cometa danno luogo alla famosa coda che può essere lunga pochi milioni di km ma anche varie centinaia di milioni di km.

Più la cometa si avvicina al Sole, più evapora, e più si vede perché aumentano le dimensioni della coda e della chioma che è il vapore bianco del ghiaccio che evapora.

Molte vanno a finire sul Sole (le vediamo perché ci arrivano le immagini del satellite SOHO che dallo spazio osserva sempre il Sole) altre passano e vanno via e non torneranno mai più.

Quelle che arrivano alla giusta distanza dal Sole, con la giusta velocità ed hanno la giusta massa (secondo le leggi di Keplero) –solo quelle- vengono catturate dalla gravità del Sole e gireranno per sempre intorno al Sole con orbite molto schiacciate.

Attenzione, stiamo arrivando alle stelle cadenti!

Quando la cometa si avvicina al Sole il ghiaccio evapora, quindi dove va a finire la sabbia, la terra, la polvere che erano inglobate nel ghiaccio?

Queste piccole parti vengono liberate e cominciano ad espandersi mantenendosi nell’orbita della cometa-madre.

Molte comete dopo molti passaggi, a furia di perdere materiale si esauriscono e letteralmente…spariscono dalla circolazione!

Il materiale rilasciato dalla cometa viaggia nello spazio seguendo la propria…. madre.

Che succede se la Terra passa proprio lì dove stanno passando questi detriti?

Succede che questi vanno a finire contro la Terra e la Terra contro di loro, quindi entrano nell’atmosfera e….ed ecco le stelle cadenti!

Ogni granello di polvere, sabbia, sassolino, sassolone o altro che entra nell’atmosfera ha una velocità così alta che strofinando con l’atmosfera si brucia e si consuma.

Questo bruciamento è velocissimo: meno di un secondo o pochissimi secondi, questa è la meteora, è il granello di sabbia che brucia e si consuma, si vede da lontano perché la sua scia è luminosa, è un puntino di fuoco, che corre per un breve tratto nel cielo buio.

Può essere molto sottile e con un percorso breve tanto che potrebbe essere nascosta con un dito (a braccio teso) ma alcune sono lunghe e brillanti che sarebbe difficile coprirle anche con due o tre mani accostate, in questo caso si chiamano “bolidi” e sono generate non da granelli di sabbia ma da grossi sassi.

Quella che brucia si chiama meteora, prima di bruciare si chiama meteoroide e dopo il bruciamento, se ne rimane un pezzetto che arriva sulla Terra, quello è un meteorite.

Ogni cometa ha l’orbita diversa dalle altre ma tutte fanno –all’incirca- sempre lo stesso giro intorno al Sole, e così fa anche la Terra.

Se le due orbite (cometa-Terra) s’incrociano ci potrebbe essere pericolo di collisioni, ma questo è estremamente difficile.

Più possibile -anzi è sicuro- che le collisioni avvengono con la grande quantità di detriti ogni volta -cioè ogni anno- che la Terra attraversa quel punto dove è passata la cometa. Proprio come succede con le stelle cadenti di agosto, le Perseidi.

La cometa che le genera passa ogni 133 anni, si chiama Swift-Tuttle, ha due nomi perché è stata scoperta quasi contemporaneamente dal signor Swift e dal signor Tuttle nel 1862.

Ha circa 10 km di diametro: piccolina rispetto alle dimensioni della Terra (12.700 km) ma ha le stesse dimensioni dell’asteroide che devastò la Terra e annientò i dinosauri 65 milioni di anni fa.

L’ultima volta è passata nel 1992 e la prossima sarà nel 2126.

C’è chi dice che proprio in quell’anno ci sarà la collisione con la Terra. Ma ormai siamo abituati a sentire quasi ogni giorno qualche allarmismo fatto apposta per attirare l’attenzione. 

Gli scienziati sono in grado di sapere a quale passaggio appartengono i detriti con cui la Terra ci farà vedere le stelle cadenti, per questo sanno in anticipo se e quante se ne potranno vedere.

Di solito le Perseidi sono molto abbondanti per tutto il tempo che la Terra impiega ad attraversare questa vasta zona cosparsa di detriti.

Questo tempo inizia ai primi di agosto e finisce dopo Ferragosto con un picco massimo di 100 meteore l’ora che quest’anno cade tra l’11 ed il 12 agosto 2013.

In quelle sere tutto il mondo starà con il naso all’insù.

Anche io farò lo stesso con molte persone che attendono tutto l’anno queste serate.

C’è molta gente che non ha mai visto una stella cadente in vita sua e vederne 50 o 100 in una serata sembra un sogno impossibile.

A proposito di sogni, si dice che quando si vede una stella cadente, se si esprime un desiderio questo, prima o poi, si avvera.

Questa leggenda nasce nell’antichità quando si pensava che il cielo era il regno degli dei.

Quando si vedeva una stella cadente voleva dire che un dio aveva aperto una finestra ed una stellina era caduta sulla Terra e se quel dio ti sta guardando, quale occasione migliore per chiedere un favore? E si esprime il desiderio per ogni stella cadente osservata.

Quest’anno anche voi -cari amici ciechi ed ipovedenti- potete cominciare a scrivere la lunga lista dei desideri, ma che sia lunga!

Perché anche voi potrete osservare un gran numero di stelle cadenti.

Qual è lo strumento che può permettere ad un cieco (o a qualunque udente) di seguire in diretta la caduta delle stelle cadenti?

E’ un radar speciale che riesce a captare l’energia elettromagnetica generata da ogni meteora.

Questo segnale radio viene rivelato e trasformato in un segnale audio che avrà caratteristiche dipendenti dagli elementi fisici e dinamici della meteora.

Questo radar è simile ai radar su cui ho lavorato io nei miei 40 anni di servizio in Aeronautica Militare. 

Il segnale di questo radar viene trasmesso in streaming per tutto il WEB 24 ore su 24, ogni giorno.

Mentre vi scrivo questa mail sono sempre collegato e le meteore le sento arrivare eccome!

Una lunga, una corta, una intensa, una più debole, i suoni sono più o meno così:

piiiing………uiiiinnn……fiùùùùùn…..uiiiiiiiii…..ecc. ecc. In un’ora ne ho sentite più di una decina.

E’ niente rispetto a ciò che succederà l’11 ed il 12 agosto.

Appena aprite il link che è qui sotto, apparirà la barretta con i pulsanti di un riproduttore audio dove all’estrema sinistra c’è il pulsante a forma di triangolino per partire. Purtroppo è una barra molto sottile ed il comando è molto piccolo.

Cliccate “avanti” e parte una registrazione audio di 40 secondi dove sentirete un tizio che, in inglese, vi spiega che cosa sta per iniziare.

Anche se non capite niente, dopo 20 secondi che parla vi sarà facile capire che state assaggiando, in anticipo, il suono di una stella cadente.

Alla fine dei 40 secondi dice: “alzate il volume e….buon divertimento!!! “ e da quel momento non c’è più la spiegazione audio e dopo un attimo di silenzio comincia l’ascolto delle stelle cadenti in diretta.

Non ha importanza se è giorno o notte, ci sono sempre, quando più e quando meno.

Sentirete parecchio rumore di fondo perché in cielo ci sono anche migliaia di satelliti artificiali che generano vari disturbi elettrici.

Il radar si trova in America, nel Texas, quindi sentiremo le meteore che cadono sopra il Texas, ma non sono diverse da quelle che cadono qui.

Spero veramente che possiate divertirvi ascoltando quanto sono varie e belle le voci delle stelle cadenti!

Ricordatevi di tutti gli amici ciechi ed ipovedenti che conoscete e fate partecipare anche loro a questo banchetto di emozioni.

Nel sito dell’Associazione Pontina di Astronomia, nella pagina dedicata all’astronomia per i non vedenti ed ipovedenti:

http://www.astronomiapontina.it/

troverete, oltre alle presente, anche le due precedenti “pillole” di giugno e luglio riguardanti il Solstizio Estivo e l’Afelio.

Ecco il link per seguire in diretta la caduta delle stelle cadenti:

http://topaz.streamguys.tv/~spaceweather/

Buon divertimento e ciao a tutti.

Andrea Miccoli
(Cell. 347 5775180)

PASQUA E LE SCOPERTE PASQUALI

Cari amici ciechi ed ipovedenti,

purtroppo  il mese di marzo è passato senza darmi la possibilità di realizzare  questo importante appuntamento che ho con voi. Un brutto evento me l’ha impedito. Me ne dispiace.

Il mese di marzo porta con sé  l’Equinozio di Primavera che è il punto dell’orbita dove la Terra quest’anno è arrivata il giorno 20 marzo alle ore 16.57.

Dell’equinozio abbiamo detto tutto nella pillola di settembre 2013 ma quello era l’equinozio autunnale, questo di marzo è il momento in cui entra ufficialmente la primavera che è la stagione del risveglio della natura dopo il lungo letargo invernale.

A questo risveglio della natura è stata legata la data della Pasqua.

Mentre l’Equinozio  di Primavera  da un anno all’altro si sposta solo di 6 ore (per l’anno bisetile),  la data della Pasqua varia  di molti giorni  perché dipende dalla fase lunare.

Vediamo come nasce  la data della Pasqua:  subito dopo l’equinozio di primavera che viene sempre il 20 marzo, si aspetta la prima  Luna Piena. 

La prima domenica dopo la Luna Piena è Pasqua.

Facciamo due esempi, uno della Pasqua vicina e l’altro della Pasqua lontana.

Pasqua vicina:  20 marzo equinozio di primavera. 20 marzo Luna Piena, se il 21 marzo è Domenica  è anche  Pasqua.

Pasqua lontana: 20 marzo Equinozio di Primavera.  

Supponiamo che il giorno prima,19 marzo,  c’è stata la Luna Piena.

La prossima Luna Piena ci sarà 30 gg. dopo  e cioè il 18 aprile.

Se il 18 aprile fosse  lunedì  la Pasqua sarà il 25 aprile.

Quindi la data della Pasqua può cadere in un giorno qualunque tra il 21 marzo -Pasqua vicina-  ed il 25 aprile -Pasqua lontana-.

Non prima e non dopo queste date.

Cambiamo argomento.

Ora vi parlo di una scoperta molto importante che il 17 marzo ha sconvolto il mondo scientifico:  la scoperta delle onde gravitazionali del Big Bang.  

Parliamo di quasi 14 miliardi di anni fa, quando è nato l’Universo.

Quel grande botto ha cominciato a propagarsi, non come rumore acustico ma come vibrazioni della forza di gravità.

Impiegando particolari telescopi situati al Polo Sud gli scienziati sono riusciti non a vedere ma solo ad intuire queste onde gravitazionali.  

Non una  scoperta, diretta,  chiara  ed inequivocabile ma solo una prova indiretta che ancora deve avere l’avallo della comunità scientifica internazionale.

In effetti  non si parla proprio dell’attimo del Big Bang ma di un attimo dopo il Big Bang cioè quando c’è stato il momento dell’Inflazione.

Quindi per precisione dobbiamo dire che  parliamo delle onde gravitazionali  scaturite da quel grande evento che ha sconquassato il nascente universo e che si chiama  di inflazione. 

Cosa vuol dire “l’inflazione c’è stata un attimo dopo il Big Bang?” Quanto tempo dopo il Big Bang?            

Un tempo brevissimo.

Così breve che è difficile anche  immaginarlo.  

Con la matematica si scrive e si dice 10 elevato alla -35 secondi.

Per capire quanto è piccolo questo tempo bisogna tenere presente che 10 elevato alla   -1   è un decimo di secondo, 10 elevato  alla   -2  è  un  centesimo  di  secondo, 10 elevato alla  -3 è un millesimo di secondo, 10 elevato alla -35 è un … provate ad immaginare …

Lo so, ha dell’incredibile ma è qualcosa su cui gli scienziati  sono (quasi) tutti d’accordo. 

Ma che cosa è stata l’inflazione? Insomma cosa è successo in quell’attimo così vicino al Big Bang?

In quell’attimo c’è stata una  immediata, abnorme e violenta espansione dell’Universo che è diventato molto simile a come noi lo vediamo oggi.

Prima, durante e dopo il Big Bang non si conosce nulla fino al momento dell’inflazione, da quell’attimo in poi molte cose sono chiare e qualcosa,  forse, si comincia anche a vedere, a dimostrazione che le ipotesi della scienza erano giuste.

Aspettiamo che la comunità scientifica internazionale, facendo esperimenti  indipendenti,  rigorosi e controllabili,  trovi la conferma a questa scoperta e se così sarà, sicuramente  sentiremo parlare di premio Nobel. 

Altro argomento.

Nuovo pianetino nel Sistema Solare

Un’altra scoperta importante, ma di portata più limitata, è stata fatta nel sistema solare. E’ stato scoperto un altro pianetino, un pianeta nano come  Plutone, ancora più piccolo ma molto più distante.

E’ stato chiamato 2012 VP113 che è  un nome tecnico e provvisorio.

E’ piccolissimo, ha un diametro di circa 500 km, (il diametro della Luna è di 3400 km).  

Nel sistema solare è il corpo più lontano dal Sole, la sua distanza quando è al perielio è pari a 80 volte la distanza Terra-Sole cioè  circa 12 miliardi di km.

Quando si trova all’afelio, la sua distanza  dal sole è di circa 70 miliardi di km: dieci volte la distanza di Plutone.  

Per fare un giro intorno al Sole ci mette circa 4.500 anni.

I pianeti-nani diventano sempre più numerosi, perché migliora  sempre di più la tecnologia dei telescopi con cui si scruta lo spazio più lontano dove questi si trovano.

Una volta queste ricerche venivano effettuate spendendo faticosissime nottate di osservazioni al telescopio,  tenendo l’occhio incollato all’oculare e stando al freddo gelido perché i telescopi per la ricerca sono situati tutti  in montagna  e senza copertura perché l’osservatorio deve stare -ovviamente-  aperto e senza  stufette perché l’aria calda con la sua turbolenza, quando passa davanti al tubo del telescopio rende  instabile e quasi impossibile la visione.

Oggi invece in montagna ci sono i telescopi con i sensori elettronici che da soli,  in modo automatico, oppure guidati da lontano elettronicamente, appena vedono che nel campo inquadrato varia qualcosa in luminosità o movimento (un asteroide, una cometa, una supernova, ecc.)  suonano l’allerta a casa dell’astronomo che può stare al calduccio a centinaia di km di distanza.

Attualmente i pianeti nani oltre al nuovo arrivato sono: Plutone, Sedna, Quaoar, Eris, Varuna, Haomea, Makemake e Orcus.  

Plutone è  stato dichiarato pianeta nano  nel 2006 per le troppe differenze con gli altri pianeti.

Per prima cosa le sue dimensioni e la sua massa: troppo piccole, più simili a quelle di un grosso asteroide piuttosto che ad uno degli altri otto pianeti.

E poi la sua orbita assolutamente troppo inclinata: 17 gradi. Troppi, più del doppio di Mercurio che ce l’ha inclinata di 7 gradi.

Che vuol dire “orbita troppo inclinata?”

Tutti i pianeti girano intorno al Sole stando più o meno sullo stesso piano, ma nessuno sta sullo stesso piano della Terra.

Tutti girano intorno al Sole, tutti hanno il Sole come centro di gravità delle loro orbite ma ognuno ha la propria orbita diversamente inclinata rispetto alle altre.

Facciamo un esempio: prendete un’arancia e mettetela al centro del tavolo davanti a voi, quello è il Sole.

A fianco al sole mettete sul tavolo il tappo di una bottiglia di plastica, questo tappo rappresenta la Terra.

Il tavolo rappresenta il piano dell’orbita della Terra,  su questo piano c’è soltanto il Sole al centro e la Terra che gli gira intorno, nient’altro.

Tutti gli altri pianeti hanno ciascuno la propria orbita, tutte le orbite hanno lo stesso centro: il Sole, ma nessuna orbita combacia con un’altra orbita.

Quindi, sul tavolo davanti a voi si svolge tutta intera l’orbita della Terra  ma  tutte  le altre orbite  si svolgono per metà sotto  e per metà sopra il tavolo, in aria,  in direzioni diverse e con angolazioni diverse, vicinissime al tavolo ma nessuna giace sul tavolo.

Dove il pianeta buca il tavolo andando da sotto a sopra, quello è il suo nodo ascendente, dove  buca il tavolo mentre va da sopra a sotto quello è il nodo discendente.

Se per ogni orbita uniamo questi due punti, in mezzo troviamo sempre il Sole.

Se non avete capito nulla non vi preoccupate, è normale.

Capire con le parole fenomeni che avvengono nelle quattro dimensioni non è  facile come non è facile spiegarli. Forse non avrei dovuto provarci ma la voglia è tanta.

Per questo ho costruito tanti strumenti per l’astronomia.

Quando le parole da sole non bastano per rendere godibile un fenomeno celeste, lì ci vuole la giusta strumentazione didattica.

Per i vedenti ci sono parecchi strumenti negli osservatori, nei planetari, ecc., ma per i ciechi penso di essere l’unica persona  ad aver realizzato un parco strumenti per la tiflodidattica dell’astronomia così vasto e fruibile che è molto apprezzato anche dai vedenti e soprattutto nelle scuole dove maggiormente svolgo la attività didattica per hobby e per passione.

La settimana  che quest’anno 2014 sarà dedicata tutta ai ciechi ed ipovedenti sarà dal 21 al 26 luglio  e si chiamerà “Seminario di Astronomia per Ciechi ed Ipovedenti  2014”.

Non ci sarà solo l’astronomia, sarebbe una tortura passare una settimana intera a sentire sempre la stessa voce, sarà una settimana di vacanze completa di gite, visite ed uscite pomeridiane e serali.

Tra qualche giorno vi manderò il programma con tutti i dettagli necessari per fare l’iscrizione.

Solo otto partecipanti. Se le richieste fossero di più ripeteremo il seminario a settembre.

Un caro saluto a tutti,

Andrea Miccoli. 

O GRAZIOSA LUNA …

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

già dal titolo si capisce che dedicheremo questa pillola alla Luna.

Prima, però, è doverosa una spiegazione relativa alla “bufala” del mese scorso riguardante le stelle cadenti Camelopardàlidi.

Il giorno 23 maggio 2014 vi mandai una mail per riguardante la possibilità di assistere ad una pioggia di stelle cadenti da ascoltare in diretta via radio. 

La “pioggia” era prevista per sabato mattina 24 maggio. 

Anch’io mi sono messo all’ascolto per più di qualche ora, ma non ho sentito nulla di speciale, solo qualche normalissimo piiing e niente di più, proprio come quelle -pochissime- che sto ascoltando mentre vi scrivo. 

Gli studiosi si sono sbagliati, nessuno ha assistito ad intense cadute di stelle cadenti sia nell’osservazione visuale e sia via internet (le radio meteore di cui parliamo), in nessun punto della Terra. 

Insomma è stato un flop mondiale. 

Sono errori normali nella predizione di nuovi sciami di stelle cadenti. 

Le previsioni su cui non è possibile sbagliarsi sono quelle ben note da molto tempo e quindi collaudate dall’esperienza. 

Tra queste, le più sicure sono: le Persèidi (12 agosto) e le Gemìnidi (13 dicembre). Ne riparleremo. 

Intanto, vi suggerisco di collegarvi, saltuariamente, con il solito sito che vi riporto qui appresso, per farne buona conoscenza, in modo da poter apprezzare le differenze rispetto ai momenti più importanti quando arriveranno le Persèidi.

Ecco il sito:
http://topaz.streamguys.tv/~spaceweather/

Voltiamo pagina e parliamo della “…graziosa Luna…” come la chiama il nostro grande amico Giacomino Leopardi.

Cominciamo con il dare un’occhiatina alla carta d’identità lunare e cerchiamo di conoscerla più da vicino.

Lasciamo perdere i tanti nomi con cui è stata chiamata.

Ma ad uno di questi nomi ci tengo particolarmente perché riguarda il grande Galileo.

Il nome è Cinzia e la storia legata a questo nome è davvero una storia che ha dell’ incredibile. Sicuramente ne parleremo, con tutti i dettagli.

La Luna è nata qualche anno dopo la Terra.

L’età della Terra è di 5 miliardi di anni, la Luna è nata 500 milioni di anni dopo.

Siamo agli inizi della vita del sistema solare quando c’erano molti corpi che non avevano ancora una sistemazione stabile e definitiva.

C’erano pianeti fuori posto satelliti fuori posto, asteroidi fuori posto, polvere ovunque, il vento solare non aveva ancora ripulito lo spazio interplanetario.

C’era molto disordine.

Tutti i corpi erano ancora allo stato di fusione quindi erano anche liquidi ma già di forma sferica perché la gravità li plasmava.

In quel caos successe quello che succede nelle nostre città quando il traffico impazzisce: uno scontro.

Un corpo grosso quasi come il pianeta Marte, andò a sbattere contro la Terra arroventata e liquida.

Ma non fu uno scontro frontale, la Terra non fu colpita in pieno, ma solo di sguincio, in modo obliquo, superficialmente.

Ci fu una perdita di materiale dalla Terra.

Questo materiale finì lontano ma col tempo, piano piano, un pezzo attira l’altro per la forza di gravità e così cominciò a ricompattarsi mentre continuava a girare intorno alla Terra.

Nel giro di pochi milioni di anni cominciò a prendere forma e diventò la Luna.

Ma come fanno gli scienziati ad essere sicuri di questa successione di fatti se in quei tempi non c’era nessuno ad osservare la scena?

La risposta si trova nelle 6 missioni lunari effettuate per la conquista e la conoscenza della Luna avvenute dal 1969 al 1972.

Tutto il materiale lunare che è stato portato sulla Terra (380 kg) è stato studiato ed analizzato a fondo da tutte le nazioni del mondo che ne hanno ricevuto dei frammenti.

Il risultato è stato unanime: la Luna è composta -quasi interamente – dagli stessi elementi di cui è composta la crosta terrestre.

Solo la crosta, cioè la parte più esterna, perché il nucleo della Terra è fatto di ferro, ferro liquido, che girando nel cuore della Terra agisce come una dinamo e ci dà il magnetismo terrestre che ci permette di usare la bussola.

Ora vediamo quanto è grande la Luna.

Ci vogliono poco meno di 4 lune, una a fianco all’altra, per raggiungere le dimensioni del diametro terrestre.

Conoscendo questo particolare, si può capire quanto si vedrebbe grande la Terra se uno la osservasse dalla Luna.

Basta mettere insieme (con l’immaginazione) quattro lune e chiuderle in un grande cerchio: quel cerchio è la Terra osservata dalla Luna. Enorme!

Se il diametro della Terra è quasi quattro volte il diametro lunare, la superficie della Terra è pari alla superficie di 13 lune, quindi anche la luce che la Terra riceve dal Sole è pari alla luce di 13 lune piene.

Veramente tantissima luce che la Terra riflette in tutta la zona di cielo che ha davanti a sé, in direzione del Sole.

Quando in quella zona di cielo si trova anche la Luna (e questo succede ogni mese), la parte posteriore della Luna rispetto al Sole, quindi opposta al Sole, quindi non illuminata dal Sole, viene illuminata dalla Terra e si vede, poco, ma si vede.

Quella è la cosiddetta “luce cinerea” che Galileo chiamava “lume secondario” e Leonardo: “ lustro di Luna”.

I dotti accademici contemporanei di Galileo gli davano del matto perché secondo loro era ridicolo affermare che la Terra emetteva luce.

Secondo loro la luce cinerea della Luna era dovuta al fatto che la Luna era fatta di vetro sporco quindi la luce del Sole entrava davanti e poi, molto attenuata, usciva da dietro.

Altri dotti scienziati dicevano che la Luna era fatta di “pietra lucifera” che di giorno accumulava la luce e di notte la riemetteva.

Galileo si limitava a dire che erano tutti un branco di caproni. Lo sappiamo che Galileo con le parole era piuttosto pesante.

Vediamo ora quanto è il volume della Luna rispetto alla Terra e diciamo semplicemente che ci vorrebbero 50 bicchieri grandi come la Luna per riempire una damigiana grande come la Terra.

Per indicare quanti chilogrammi pesa la Luna vi dovrei dire un numero con 22 zeri, lasciamo perdere questa strada e prendiamo una bilancia a due piatti, mettiamo la Terra su uno dei due piatti e sull’altro piatto mettiamo tante lune fino a che la bilancia raggiunge l’equilibrio, a quel punto contiamo le lune del secondo piatto e vediamo che ci vogliono 81 lune per eguagliare la massa della Terra.

Non sono tante, anzi, sono pochissime perché la Luna è molto pesante rispetto alla Terra.

Se avessimo fatto la stessa operazione di pesatura mettendo Giove su un piatto della bilancia ed il suo satellite più grosso – Ganimede – (che è più pesante della Luna) sull’altro piatto, avremmo dovuto mettere 12000 ganimedi per equilibrare la bilancia.

La Luna è il satellite più pesante di tutto il sistema solare se paragoniamo il satellite al proprio pianeta di appartenenza.

Qual è la conseguenza di una Luna così pesante?

La conseguenza più evidente è che il centro di gravità fra la Terra e la Luna non sta al centro della Terra come se la Luna fosse una pallina di polistirolo ma non sta neanche lontano dalla Terra, anzi sta dentro alla Terra e per la precisione, si trova a circa 4.800 km dal centro della Terra.

Siccome il raggio terrestre è 6.400 km possiamo dire che il centro di gravità (o baricentro) del sistema Terra-Luna si trova a 6.400-4.800= 1.600 km dalla superficie terrestre, quindi a 1.600 km sotto terra sulla linea ideale che unisce il centro della Terra con il centro della Luna.

Intorno a quel punto la Luna gira ogni mese con un raggio di curvatura pari a 384.000 km.

La Terra gira ogni mese con un raggio di curvatura 81 volte più piccolo di quello della Luna perché la Terra è 81 volte più pesante.

La conseguenza di questo “piccolo” movimento della Terra si può osservare ogni giorno. In riva al mare. Parlo della marea antilunare.

In effetti sulla Terra le maree sono due, contemporanee e quasi uguali, anche in questo momento, mentre io scrivo o mentre voi leggete.

Una marea sta dalla parte della Luna detta Marea Lunare dovuta alla forza di gravità esistente fra la Terra e la Luna, l’altra è, appunto, la Marea Antilunare, esattamente dalla parte opposta della Luna, causata -in parte- dalla forza centrifuga della Terra che gira intorno a quel punto con un raggio di curvatura pari a 6.400+4.800 km=11.200 km.

L’effetto “centrifuga” fa alzare l’acqua degli oceani causando la marea antilunare.

Due maree in 24 ore vuol dire che ogni 6 ore (circa) si vedrà una variazione di marea cioè una marea che scende o che sale. Ogni 6 ore circa!

Fate la prova i questo modo: prendete un piatto che rappresenta la Terra e mettetelo sul tavolo, mettete un cucchiaino da una parte del piatto sulla vostra destra ed un cucchiaino dall’altra parte del piatto, sulla vostra sinistra.

I due cucchiaini sono le due alte maree della Terra.

Fra le due alte maree ci sono le due basse maree.

Mettete un dito sul piatto e percorrete tutta la circonferenza del piatto ricordando che state percorrendo un giro di 24 ore.

Vedete che ogni quarto di giro, cioè ogni 6 ore, incontrate una variazione di marea, o l’alta o la bassa marea.

Se la marea fosse solo una ci sarebbe solo un’alta marea da una parte ed una bassa marea dall’altra, solo due variazioni, una ogni 12 ore.

Quindi, riepilogando, le maree sono due.

Una delle due è quella antilunare causata dalla rotazione della Terra intorno al baricentro del sistema Terra-Luna.

Ciò è causato dalla massa della Luna che è “soltanto” 81 volte più leggere della Terra.

A questo punto: la distanza, anzi, le distanze: c’è la minima e la massima.

La minima si ha quando la Luna è nel punto più vicino alla Terra= Geo e perciò si chiama Perigèo, distanza 356.000 km.

Dopo circa 15 giorni la Luna si trova dall’altra parte della sua orbita nel punto più lontano che si chiama Apogèo, distanza: 406.000 km.

Ogni 15 giorni si allontana o si avvicina di ben 50.000 km ma ad occhio nudo non si percepisce la differenza di dimensioni dovute alla variazione della distanza.

Sicuramente, come vi raccontai per il Sole (luglio 2013) anche per la Luna vale lo stesso effetto: la Luna sull’orizzonte (est o ovest fa lo stesso) appare molto più grande di quanto è nella realtà.

Ma come già vi dissi, questo è uno scherzo del nostro cervello, non degli occhi che non hanno colpe…

Con la prossima pillola oppure con una delle prossime, proseguiremo con i fenomeni riguardanti la Luna, in particolare le fasi lunari ma anche le eclissi ed altro ancora, come per esempio l’analisi delle tantissime credenze -anche le più assurde- riguardanti le presunte influenze della Luna sulla vita degli esseri viventi.

Mi fermo qui.

Ma vi lascio con un quesito che ha a che fare con il cielo ma non con l’astronomia:

La domanda è questa: “Se il Sole fosse quadrato ed anche la Terra fosse quadrata, che forma avrebbe l’arcobaleno? “

Vi assicuro che anche con lo speciale strumento didattico che ho costruito io, la spiegazione per capirne tutti i dettagli non è facile, ma la risposta è precisa ed è una sola…

Per quanto riguarda il Seminario è quasi tutto pronto anche se manca più di un mese.

Tutti i soci operatori dell’Associazione Pontina di Astronomia sono alacremente all’opera per rifinire con cura ogni particolare: l’aula con l’aria condizionata (a luglio fa caldo!), le lezioni di astronomia con tutti gli strumenti già pronti, gli assistenti alla didattica (un assistente ogni due partecipanti), le conferenze, i luoghi da visitare, gli automezzi, gli autisti, gli accompagnatori, le guide.

Stiamo preparando anche una indimenticabile serata con cena romantica sotto le stelle!

Il tutto sarà registrato in audio e video in una pennetta che ognuno riceverà con i ricordi del Seminario di Astronomia di Latina 2014.

C’è ancora la disponibilità di un posto che si è liberato per motivi non previsti dall’interessato.

Se qualcuno volesse prenotarsi, può farlo: Domanda di Adesione ed il Questionario (aprire il documento, salvarlo sul computer e compilarlo).

Chi vuole può contattarmi e ci penserò io a compilarli, come già ho fatto in qualche caso.

A tutti un caro saluto,

Andrea Miccoli.

andmicco@libero.it
cell.3475775180

FIGLI DELLE STELLE

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,
Questa pillola la dedichiamo alle vere protagoniste del cielo: le stelle.

Cerchiamo di conoscerle da vicino e sia pure in modo succinto, vediamo come nascono, vivono, muoiono e soprattutto, cosa producono.

Scopriremo che siamo davvero figli delle stelle, proprio come diceva una vecchia canzone.

Partiamo dall’inizio, cioè dal Big Bang, quasi 14 miliardi di anni fa.

Un attimo in cui un puntino infinitamente piccolo ed infinitamente denso è esploso dando origine a tutto ciò che oggi esiste: il tempo, lo spazio e la materia.

Non esiste un “prima” del Big Bang ma solo un “dopo”, prima il tempo non c’era.

Da allora scorre inesorabile senza mai fermarsi e così sarà fino alla fine dell’universo.

Anche lo spazio è nato in quel momento e continua a crescere come abbiamo accennato nella pillola di dicembre.

La materia che è nata dal Big Bang era solo idrogeno con circa un terzo di elio.

Tutto l’universo consisteva solo in questi due gas.

Poi che cosa è successo?

La forza di gravità c’è dove c’è massa, quindi c’era anche allora e… un atomo attira l’altro, due ne attirano un terzo, in tre la forza aumenta e così via fino ad avere immense quantità di gas -cioè le nebulose- che aumentando sempre più le loro dimensioni e la loro massa causano pressioni estreme sugli atomi che si trovano all’interno con un grande aumento anche della temperatura.

Quando questa temperatura raggiunge almeno 14 milioni di gradi inizia la fusione dei nuclei di idrogeno: in questo momento ed in questo modo nasce una stella.

Una nebulosa troppo piccola non ha sufficiente massa per generare una temperatura così alta e perciò non può generare una normale stella ma genera una quasi-stella, cioè una Nana Bruna: un corpo caldo che non genera energia nucleare, per questo non consumerà il suo contenuto e vivrà così fino alla fine dei tempi.

Se la nebulosa di partenza ha una massa più… robusta nascerà una stella come il Sole, che non ha una grande massa e per questo vivrà molto a lungo, circa 10 miliardi di anni: tutto il tempo necessario per generare la vita.

Più è grossa la stella e più breve sarà la sua vita, molto più breve.

Vediamo come funziona una stella.

La fusione nucleare dell’idrogeno crea una potenza esplodente enorme all’interno della stella, ma questa potenza viene controbilanciata, dalla grande massa del gas sovrastante che con il suo peso tende a cadere gravitazionalmente sul nucleo e si stabilizza quando la forza di espansione è uguale alla forza-peso.

Queste due forze perfettamente uguali e contrarie in ogni direzione, sono l’unica causa della sfericità delle stelle e del Sole.

In breve, una stella è come una enorme pentola a pressione, dove il fuoco che crea il calore sta all’interno e l’acciaio della pentola è rappresentato dalla massa gravitazionale del gas che sta tutt’intorno.

In questo perfetto equilibrio una stella media come il Sole permane finché ha idrogeno da fondere, cioè molti miliardi di anni.

Questa fusione dell’idrogeno oltre a produrre calore e luce soprattutto genera elio che servirà per alimentare la fusione quando sarà finito l’idrogeno.

Ma per fondere l’elio non bastano 14 milioni di gradi, ce ne vogliono 100 ed il Sole riuscirà a fare questo grazie alla sua massa che si contrarrà aumentando la temperatura del nucleo.

Per fare questo…”cambio di marcia” la stella-Sole deve passare attraverso una fase di espansione che la fa diventare una Gigante Rossa.

Talmente gigante che la sua parte più estrema arriverà a lambire la Terra arroventandola.

La fusione dell’elio genererà il carbonio e per fondere il carbonio ci vorranno 250 milioni di gradi che una stella media come il Sole non riuscirà a portare a termine.

A quel punto saranno trascorsi 10 miliardi di anni e la vita del Sole terminerà spegnendosi.

Tutta la massa comprimerà il nucleo fino a farlo diventare piccolo come la Terra e quella sarà la fine del Sole: una Nana Bianca.

Una stella più grossa del Sole, invece, continua a vivere generando e fondendo via via tutti i prodotti delle fusioni successive e vivendo una fase di gigante rossa ad ogni nuova fusione.

Le stelle più grosse arrivano a generare 26 elementi dove l’ultimo è il ferro.

Nessuna stella ne può generare di più. Di meno si, ma di più no.

Ma noi sappiamo che gli elementi presenti in natura non sono 26 ma 92, chi genera gli altri elementi?

E’ sempre la stessa stella: oltre ai 26 generati durante la sua vita genera gli altri 66 nell’attimo della sua morte: esplodendo (poi vedremo perché esplode una stella).

In quel momento si creano temperatura e pressione inimmaginabili, in quell’attimo (che può durare anche ore, giorni o mesi) vengono generati gli altri elementi e tutti e 92 vengono sparati nell’universo dove andranno ad arricchire stelle e nebulose che prima o poi potranno dar luogo alla vita (Come dire che… anche nell’universo c’è il…..riciclo degli elementi).

Alla nostra nebulosa, nei 9 miliardi di anni precedenti alla nascita del Sole, è successo proprio questo.

Gli atomi arrivati dall’esterno, essendo più pesanti dell’idrogeno sono andati a fondo, cioè verso il centro e quando la nebulosa è collassata, con la sua rotazione ha cominciato a generare i pianeti, questi sono risultati tanto più ricchi di atomi pesanti quanto più erano vicini al nucleo (il Sole).

Ecco perché Mercurio, Venere, Terra e Marte sono costituiti da atomi pesanti e sono ricchi di ferro mentre gli altri, più lontani, sono privi di ferro e ricchi di gas.

Quindi possiamo dire che se le stelle non avessero avuto la caratteristica di esplodere non sarebbero mai stati generati tutti gli elementi presenti nella nostra vita e nel nostro universo.

Ma quali sono le stelle che esplodono? Quando? E perché?

Esplodono solo le stelle di grande massa, molto più pesanti del Sole, il Sole non esploderà mai, è troppo “leggero”, ha poca massa e quindi genererà pochissimi elementi.

Abbiamo detto che in ogni stella agiscono due forze uguali e contrarie: dall’interno verso l’esterno c’è la forza esplodente causata dall’enorme quantità di energia nucleare e dall’esterno verso l’interno c’è la forza gravitazionale dovuta alla grande massa di gas che preme sul nucleo, da ogni parte.

Finché queste forze sono uguali la stella è stabile ma se una delle due diminuisce, prevale l’altra.

Quella che diminuisce, anzi sparisce del tutto, è l’energia nucleare quando non ci sono più elementi da bruciare e quindi la fornace si spegne.

A questo punto tutta l’enorme massa sovrastante il nucleo precipita verso il centro in modo catastrofico con un’implosione e poi un’esplosione in cui si generano energie spaventosamente grandi, capaci di produrre, quasi istantaneamente, tutti quegli elementi che la stella non ha prodotto durante la sua vita.

La luminosità della stella durante l’esplosione aumenta vertiginosamente tanto da renderla visibile anche in pieno giorno quando, prima, per l’enorme distanza, non era visibile neanche di notte.

Da qui il nome di STELLA NOVA o SUPERNOVA dato dagli antichi per indicare una stella luminosa mai vista prima.

Ciò che rimane dopo una tale esplosione è un nucleo piccolissimo ma densissimo, con una gravità talmente alta e concentrata che può arrivare anche ad attirare su se stesso tutta la sua stessa luce.

Ciò significa che nessuno potrà mai vedere questo nucleo, residuo di supernova, che per questo motivo viene chiamato Buco Nero di natura stellare, per distinguerlo da altre tipologie di buchi neri.

Allora come fanno gli scienziati a dire: in quel punto dello spazio c’è un buco nero, se nessuno lo può vedere?

Un buco nero non può essere visto direttamente ma si può dedurne l’esistenza, indirettamente, osservando il comportamento dei corpi vicini.

Facciamo un esempio: il Sole ha il diametro attuale di circa 1,4 milioni di km.

Se, per assurdo, fosse possibile comprimerlo fino a farlo diventare una pallina di 6 km di diametro sempre mantenendo la stessa massa attuale, diventerebbe un buco nero.

I pianeti non riceverebbero più luce, la vita sulla Terra scomparirebbe, ma le loro orbite non subirebbero nessuna modifica, sotto il profilo dinamico i pianeti non si accorgerebbero di nulla perché il centro di gravità rimarrebbe invariato, esattamente dove è ora, con la stessa massa.

Ad un eventuale osservatore esterno, un tale sistema solare apparirebbe con tanti pianeti che girano da soli, intorno a nulla, il ché si sa, è impossibile fisicamente, per natura: dove c’è un corpo che orbita ci deve essere un centro di gravità.

Con le leggi di Keplero e di Newton gli scienziati, osservando il corpo orbitante possono dedurre la massa del centro di gravità anche se non si vede.

Queste le notizie, un po’ in generale, sulla vita delle stelle.

Con la prossima pillola parleremo delle nostre stelle indicandole con nome… e….cognome: distanze, luminosità, colori, temperature, età, dimensioni, massa, costellazioni di appartenenza, Zodiaco ed anche qualche piccola nota di mitologia che piace tanto ai… bambini di ogni età.

A tutti voi un caro saluto ed un abbraccio,

Andrea Miccoli.

EQUINOZIO D’AUTUNNO  

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

siamo a settembre, il mese dell’Equinozio d’Autunno, è ovvio quindi che parleremo principalmente di questo avvenimento.

Innanzi tutto: cosa vuol dire EQUINOZIO? Da dove viene questa parola?

Anche Equinozio -come Solstizio- viene dal latino, viene da aequa-nox che significa “notte equa, notte uguale” …. notte uguale al giorno o meglio, al dì.

Se la durata della notte è uguale alla durata del dì, vuol dire che la notte ed il dì durano 12 ore. 

Per noi che stiamo nell’emisfero Nord questo giorno si chiama equinozio d’autunno, per quelli dell’emisfero sud si chiama equinozio di primavera perché qui da noi inizia l’autunno e poi andremo verso l’inverno mentre da loro inizia la primavera e poi arriverà l’estate.

Noi andiamo incontro a dì sempre più corti e notti sempre più lunghe, loro, al contrario, vanno incontro a dì sempre più lunghi e notti sempre più corte.

Però, nei giorni degli equinozi tutti abbiamo 12 ore di luce e 12 ore di buio.

I giorni degli equinozi sono due: l’equinozio d’autunno che è questo di settembre e l’equinozio di primavera che arriva a marzo.

Non tutti sanno che soltanto nei due giorni degli equinozi il Sole nasce esattamente ad EST e tramonta esattamente ad OVEST.

Solo in questi due giorni, guardando dove il Sole sorge e tramonta possiamo dire con esattezza (o quasi…) dove è l’est e dove è l’ovest rispetto al nostro punto di osservazione.

Una particolarità per quanto riguarda l’orario: nei giorni degli equinozi il Sole sorge alle 6 e tramonta alle 18 secondo l’ora solare vera che si legge su una meridiana del luogo.

Questo succede in tutto il mondo ma non ai due poli.

Che succede ai due poli?

Lì il Sole non sorge e non tramonta ogni giorno come qui da noi, ma ogni sei mesi, quindi le notti ed i giorni sono lunghi sei mesi.

Il Sole tramonta o sorge proprio nei giorni degli equinozi.

A questo punto abbiamo due pupazzetti che uso sui miei strumenti durante questo tipo di lezioni:

Giacomino e Filippo. Giacomino sta al polo nord della Terra e quando arriva l’equinozio d’autunno vede tramontare il Sole. Nello stesso giorno Filippo, che stava al buio da sei mesi al polo sud, finalmente vede sorgere il Sole.

Quando arriverà il 20 marzo si inverte la faccenda rispetto a sei mesi prima: il Sole tramonta per Filippo che sta al polo sud e sorge per Giacomino che sta al polo nord. Di nuovo sei mesi di buio e sei mesi di luce.

Una volta, durante una lezione, in una classe di 3° media, a questo punto un ragazzetto esclama: che bello sarebbe vivere là! E io: perché sarebbe bello? Lui: perché mia madre quando esco mi dice sempre che devo stare a casa prima che si faccia buio!

La Terra, ormai, sapete quanto è grande, eppure, Giacomino e Filippo il 22 settembre vedono contemporaneamente il Sole per tutta la giornata dai due punti estremi della Terra!

Come è possibile ciò?

Cerchiamo di capirlo: il Sole è talmente lontano che i suoi raggi arrivano alla Terra praticamente paralleli tra loro.

Essendo la Terra una sfera, ovviamente ne viene illuminata sempre metà (anche in questo momento mentre qui è notte).

Siccome nei giorni degli equinozi i raggi del Sole arrivano perpendicolari sulla testa di chi si trova all’equatore terrestre e tangenti ai due poli, Giacomino e Filippo che si trovano ai poli vedranno il Sole che arriva con i raggi tangenti il loro pavimento cioè lo vedranno proprio sulla linea del loro orizzonte, tutti e due contemporaneamente, dopodiché… uno lo vede che tramonta e lo perde per sei mesi e l’altro lo vede sorgere e lo vedrà in cielo ininterrotamente per sei mesi.

Se avete capito poco (o niente) non preoccupatevi, è normale. 

Come ho già detto, certi fenomeni astronomici è difficile capirli bene quando sono spiegati solo a parole.

Se io ve ne parlo è perché voglio darvi almeno la conoscenza dell’esistenza di questi fenomeni singolari che spesso nessuno conosce, però, per capire in modo completo e soddisfacente come essi avvengono ci vogliono gli strumenti giusti con le spiegazioni adeguate.

E’ quello che ho già fatto e lo farò ancora, con tutti i miei strumenti, che ho realizzato solo per questo scopo.

Continuiamo.

Solstizi ed equinozi non avvengono sempre nello stesso giorno dell’anno come tutte le ricorrenze calendariali che conosciamo (Natale, la Befana, Ferragosto, la Festa del Lavoro, ecc.) ma possono avvenire in due diversi giorni.

Questo succede per lo stesso motivo per cui c’è l’anno bisestile.

Vediamolo insieme: ogni anno non dura 365 giorni precisi ma 365 giorni e 6 ore (circa).

Le 6 ore le teniamo da parte, non c’è posto per loro sul calendario, anno dopo anno le sommiamo a parte e al quarto anno vediamo che sono diventate 24 ore che è un giorno pieno e questo giorno lo usiamo aggiungendolo a febbraio che ne avrà 29.

Quello è l’anno bisestile.

Gli antichi dicevano: anno bisesto anno funesto!

Ovviamente sbagliavano perché l’anno bisestile è un anno come tutti gli altri.

Sono bisestili tutti gli anni in cui le ultime due cifre rappresentano un numero divisibile per 4 per esempio, il 1832 fu bisestile perché il 32 è divisibile per 4; il 1954 non fu bisestile perché il 54 non è divisibile per 4.

Gli anni centenari (quelli di fine secolo che terminano con due zeri: 1700, 1800, 2000, 2100 ecc.) sono bisestili solo quelli che sono divisibili per 400 in questi che ho indicati è bisestile solo il 2000 che è l’unico divisibile per 400.

Il perché di tutte queste cose fa parte della interessante e travagliata storia del calendario che per arrivare alla perfezione che ha oggi ne ha passate di tutti i colori! Spero prima o poi di potervela raccontare.

Quindi, i solstizi e gli equinozi a causa delle sei ore di cui abbiamo detto, non avvengono sempre nel medesimo giorno ma ogni anno avanzano di 6 ore e per questo motivo possono entrare nel giorno seguente.

Eccovi un esempio: 

– 2012 -anno bisestile, l’equinozio d’autunno si verificò il 22 settembre alle ore 16.40.
– 2013, l’equinozio d’autunno sarà il 22 settembre alle ore 22.40 (sei ore dopo rispetto all’anno scorso),
– 2014, alle 04.40 del 23 settembre (altre 6 ore dopo),
– 2015 alle 10.40 del 23 settembre (ancora 6 ore dopo),
– 2016 -anno bisestile – alle ore 16.40 (di nuovo 6 ore dopo) ma il giorno è il 22 settembre, non il 23 perché le 6 ore di quest’anno +6+6+6 ore dei 3 anni precedenti sono diventate 24 e sono state assorbite dal 29 febbraio 2016 che vediamo sul calendario e quindi si ricomincia daccapo come 4 anni prima.

Basta con i numeri, eccovi ora un accenno alla lunghezza dell’ombra del Sole in questi giorni.

Il 21 giugno l’ombra delle persone o di un palazzo, era molto corta (circa un terzo dell’altezza) perché il Sole -nel suo punto più alto durante il giorno – era altissimo.

In questi giorni equinoziali, invece, l’ombra è circa uguale all’altezza.

Per dare un po’ più di precisione diciamo che questo è vero il 19 settembre al Brennero, è vero il 30 settembre a Roma ed il 15 ottobre a Lampedusa.

A seconda della vostra distanza in latitudine da queste località potete trovare – sempre con un po’ di approssimazione – quando il Sole produce l’ombra uguale all’altezza nella vostra zona, il ché vuol dire che i suoi raggi arrivano con un’inclinazione di 45 gradi che sono la metà di un angolo retto.

Immaginate un bel quadrato in cui il lato verticale di sinistra siete voi in piedi, il lato inferiore è la vostra ombra stesa per terra e la diagonale che unisce la vostra testa con la testa dell’ombra è la direzione dei raggi solari.

Basta così, forse ci sono troppi numeri in questa chiacchierata, ma erano inevitabili dato l’argomento.

Per la prossima “pillola” ho in mente un argomento più scorrevole e più discorsivo ma i numeri – in qualche modo- entrano sempre.

Come si dice?… li cacci dalla porta…ed entrano dalla finestra…. Perché quando servono….servono!

A conclusione di questo incontro, permettetemi di segnalarvi con piacere questi due siti che ho scoperto da poco: il primo mi ha fatto vedere e capire che cosa è la retinite pigmentosa di cui non ne conoscevo neanche l’esistenza.

Il secondo mi è sembrato davvero una miniera di notizie, indirizzi e consigli molto utili per chiunque ha a che fare con il mondo della disabilità visiva.

Ciao a tutti e ricordatevi dei vostri amici, sicuramente ce ne stanno che sono affascinati, interessati o solo incuriositi dagli argomenti che trattiamo in queste…pillole di astronomia.

Date a loro la possibilità di partecipare.

A presto,

Andrea Miccoli.

Ecco i due siti:
www.vincenzoluigimilanesi.it 
www.nonvedenti.it 

DA ROSETTA A SAMANTHA

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,
l’anno scorso 2013, nel mese di novembre, parlavamo della cometa Ison che doveva passare vicinissima al Sole e non sapevamo se sarebbe sopravvissuta oppure no al terribile calore del Sole.

Poi, a dicembre vi raccontai della sua triste fine che fu anche la fine della speranza di poterla rivedere.

Quest’anno 2014 a novembre si è ripetuta, con qualche variante, la stessa situazione riguardo l’avventura di Rosetta.

Un’impresa spaziale e scientifica gigantesca che ha portato ugualmente grandi risultati ma che doveva portarne molti di più e di valore immensamente più importanti.

Studiare dal vivo una cometa in ogni dettaglio stando su di essa sarebbe stato -come abbiamo già detto il mese scorso- il modo ideale per cercare di scoprire qualche segreto della vita sulla Terra.
 
Invece le cose sono andate in un modo del tutto imprevisto.

Ecco cosa è successo:
dopo 10 anni di operazioni e manovre assolutamente precise, perfette ed impeccabili, a 511 milioni di km dalla terra, Rosetta ha sganciato il laboratorio File che doveva posarsi sulla cometa Ciùriumov-Gerasimènko.

Tutto è andato in modo perfetto fino al momento del contatto con il corpo della cometa.

In quell’attimo File è rimbalzato come una pallina di ping-pong, ha volato per altre due ore e quando ha toccato il terreno per la seconda volta è rimbalzato di nuovo per altri 7 minuti andandosi a fermare chissà dove.

Nessuno sa dove è caduto o atterrato o “accometato” con precisione, ma siamo certi che sta sulla cometa perché ha mandato qualche immagine ravvicinata del luogo dove si trova.

Si è capito che non stava dritto in piedi e soprattutto che non era illuminato dal Sole, il ché significava che presto sarebbe mancata l’energia elettrica per la carica delle batterie, per questo gli scienziati hanno capito subito che aveva le ore contate, infatti dopo 64 ore è stato messo in ibernazione (quasi spento).

Si spera che quel pochino di luce che gli arriva chissà come, possa -anche se molto lentamente- prima o poi, dargli l’energia per fare qualche altro tentativo per farsi localizzare.

Ad Agosto 2015 la cometa arriverà al suo perielio che è il punto più vicino al Sole, circa 180 milioni di km da noi, si spera che la grande emissione di particelle di vapore possa dar luogo ad una certa diffusione della luce, un po’ come succede sulla Terra di giorno quando ci sono le nuvole, e questo porti un po’ più di luce ai pannelli fotovoltaici di File, ovunque si trovi.

A proposito del vapore acqueo della cometa, dalle ultime analisi fatte sembra che ci siano grosse differenze tra la composizione dell’acqua sulla Terra e l’acqua della cometa.

Queste differenze, qualora supportate da ulteriori analisi potrebbero mettere in dubbio l’origine cometaria dell’acqua terrestre.

Il 15 febbraio 2015 Rosetta si avvicinerà fino ad una distanza di 6 km dalla cometa e con le sue strabilianti apparecchiature di bordo chissà ancora cosa altro potrà dirci.

Concludiamo questo breve aggiornamento su Rosetta e File con un atto di speranza: speriamo di sentire presto che le batterie sono di nuovo cariche e pronte per un’altra preziosa -anche se breve- sessione di operatività.

Per chi conosce l’inglese qui appresso trovate un paio di indirizzi con le notizie aggiornate della missione Rosetta.

http://blogs.esa.int/rosetta/
http://blogs.esa.int/rosetta/2014/12/05/cometwatch-2-december/

Ora accenniamo all’evento astronomico più importante del mese di dicembre che è il Solstizio d’Inverno.

Quest’anno si verifica 3 minuti dopo la mezzanotte del giorno 21 e cioè alle ore 00.03 del giorno 22.

Nel giorno del solstizio d’inverno abbiamo il dì più corto dell’anno e, di conseguenza, la notte più lunga dell’anno.

Questo succede perché la Terra gira intorno al Sole mantenendo l’asse di rotazione sempre inclinato di 23,5° e sempre parallelo a se stesso, cioè sempre (o quasi…) diretto verso lo stesso punto del cielo.

Ma in questo giorno il Sole NON sorge più tardi né tramonta più presto. NO.

Il Sole sorge più tardi il giorno 4 gennaio e tramonta più presto il giorno 8 dicembre ma in questi due giorni il dì dura circa (a Roma) 9 ore e 16 minuti mentre il giorno con il dì più corto dell’anno è il solstizio d’inverno quando il Sole sta sopra l’orizzonte (il dì) per 9 ore e 10 minuti.

Una volta si diceva grossolanamente “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” .

Dal 1582 non è più così.

In quell’anno furono cancellati 10 giorni dal calendario per motivi che prima o poi spero di potervi raccontare, e perciò il dì più corto passò dal 13 al 21 o 22 dicembre che è il giorno del solstizio d’inverno.

Voltiamo pagina…

Di questi tempi come si fa a non parlare anche della nostra Samantha Cristoforetti? Da un mese si trova nella Stazione Spaziale a 400 km dalla Terra.

Vi darò qualche aiutino per poterla seguire nell’interessante avventura che sta vivendo.
 
Voi sicuramente avete già qualche idea di come si vive in assenza di gravità.

La pillola di Ottobre 2013 era tutta dedicata alla ISS. 

Samantha è decollata il 23 novembre 2014 dalla base di Baikonur (nel Kazakinstan) insieme ad altri due compagni di avventura ed è arrivata alla stazione spaziale dopo sei ore.

Sei ore per fare 400 km.

Noi per fare 400 km con la macchina sulla Terra impieghiamo di meno, ma loro per salire fino a 400 km di altezza hanno dovuto fare quattro volte il giro della Terra per un totale di circa 170 mila km in sei ore.

Ogni giorno Samantha tiene aggiornato un vero e proprio diario di bordo dove spiega a tutti e con tutti i dettagli quello che fa e come e perché lo fa.

Molte persone tramite le sue avvincenti spiegazioni stanno scoprendo un mondo affascinante e sconosciuto che non immaginavano nemmeno.

Questo diario di bordo si sta rivelando una fonte inesauribile di notizie interessantissime per tutti ed è come un avvincente romanzo a puntate che durerà 6 mesi dandoci una montagna di informazioni a volte scientifiche, a volte tecniche, curiose, sfiziose riguardo a tutto ciò che fa a bordo: dalle operazioni tecniche di manutenzione alle operazioni personali, operazioni di pulizia, esperimenti scientifici…tutte operazioni normali qui sulla Terra ma lì è un ambiente dove la vita dipende totalmente dalla tecnologia che dev’essere sempre perfettamente sotto controllo.

Samantha con il suo diario ci fa sentire come se anche noi fossimo con lei a bordo a seguire da vicino quello che fa.

Si possono anche fare delle domande, ma siccome sono tantissime solo qualche volta ha risposto personalmente lei, le altre volte rispondono i suoi assistenti on-line.

Non vi sto a descrivere nulla in particolare perché sarei insufficiente nelle spiegazioni, per questo vi mando gli indirizzi qui sotto.

Il primo è tutto in italiano, gli altri un po’ ed un po’.

Troverete un sacco di originali ed interessanti notizie, racconti e resoconti della vita di tutti i giorni.

Sono sicuro che anche voi sarete presi dal fascino della scoperta di tante piccole e grandi notizie riguardanti la vita di sei persone in condizioni così particolari.

Vi lascio augurandovi un buon ascolto e facendovi tanti auguri di Buone Festività Natalizie insieme ad un felice 2015 ricco di salute e serenità.

Andrea Miccoli.

http://avamposto42.esa.int/diario-di-bordo/

http://samanthacristoforetti.esa.int/

http://www.astronautinews.it/2014/12/08/l13-l14-igiene-personale-e-riordino-della-dispensa-nel-sabato-del-villaggio-spaziale/

http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=22575.0

LE STELLE CADENTI PER I CIECHI

Sono ormai 4  anni che  l’Associazione Pontina di Astronomia si interessa dei ciechi  e degli ipovedenti per dare a loro la possibilità di godere delle gioie che si provano conoscendo ciò che avviene in cielo.

A partire dal mese di giugno 2013 tutti i ciechi ed ipovedenti che lo vogliono possono iscriversi ad una mail-list mensile e ricevere informazioni di astronomia in…”pillole” (inviare la propria mail a: Andrea Miccoli andmicco@libero.it ).

Ogni mese viene trattato un argomento diverso ma legato a quel mese per motivi astronomici.

La trattazione è di tipo semplice e senza approfondimenti spinti, quindi comprensibile anche a chi non  ha mai sentito parlare di astronomia.In questo mese di agosto 2013 abbiamo trattato le stelle cadenti, le famose “Lacrime di S. Lorenzo” o “Perseidi”.

Qui sotto, in “Perseidi, meteore d’agosto” potete leggere e scaricare liberamente la breve spiegazione al termine della quale troverete un link ad un sito molto particolare dove si possono ascoltare le stelle cadenti in diretta streaming durante la loro caduta e, più esattamente, quando vengono bruciate dall’attrito con l’atmosfera ed appaiono come delle brevissime linee di luce, a volte anche lunghe, intense e colorate a seconda della dimensione, della composizione chimica e della direzione durante la caduta. 

Questo il sito per l’ascolto delle stelle cadenti: http://topaz.streamguys.tv/~spaceweather/

Cliccando su questo indirizzo  appare una pagina bianca con una piccola barra in alto a sinistra.

Cliccando su un punto qualunque della barra non c’è altro da fare, parte subito (o dopo qualche istante) l’ascolto del fruscio del ricevitore radio con cui si sentiranno le stelle cadenti.

Da tenere presente che la possibilità di assistere – in audio – alle cadute più intense di stelle cadenti va da mezzanotte  circa fino a mezzogiorno circa di qualunque  luogo in cui avviene l’osservazione.

Nel nostro caso il sito  si trova nel Texas, quindi bisogna tener presente che il fuso orario del Texas è diverso dal nostro con una differenza di 8 ore (con l’ora legale).

In pratica, per ascoltare qui  le stelle cadenti del Texas dobbiamo sapere che l’orario migliore – per noi, qui – va dalle 8 di mattina alle 20 circa del nostro orologio. Mentre dalle 20 fino alle 8 di mattina  per noi non è il periodo migliore.

Buon ascolto e buon divertimento. 

LE STELLE SONO TANTE …

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

In questo mese di febbraio parleremo ancora di stelle ma con riferimenti pratici alle stelle che brillano nel nostro cielo notturno.

Le hanno contate, sono in tutto circa 6000 quelle che si vedono in ambedue gli emisferi, quindi una persona può vederne al massimo 3000.

Ciò è possibile solo in un cielo perfettamente buio, privo di nuvole o foschia e senza la piaga dell’inquinamento atmosferico e luminoso che sporca i nostri cieli.

Da un centro cittadino molto illuminato, come Latina, è difficile vederne più di due/tre in piena notte; appena si esce dal centro se ne possono vedere alcune decine; si arriva alle centinaia oppure migliaia di stelle se osserviamo il cielo dalle campagne e sulle montagne vicine ma lontano dai centri abitati.

Ci sono stelle più luminose e stelle meno luminose, ma tutte sono dei puntini microscopici, talmente piccoli che non hanno superficie.

Quelle più luminose sembrano più grandi delle altre ma sono soltanto più luminose e la maggiore intensità di luce le fa apparire -ai nostri occhi ed al nostro cervello- anche più grandi.

La più luminosa di quelle che vediamo è anche la più vicina: è Sirio.

Qualche ipovedente può vederla in questo mese di febbraio ogni sera intorno alle 21.00 guardando a sud in direzione del braccio tenuto a mezza altezza.

Se poi alza il braccio molto di più fino ad arrivare vicino alla verticale incontrerà un corpo ancora più luminoso che non è una stella ma è il pianeta Giove.

Anche questo è un puntino ma non è tremolante perché è un pianeta.

Sirio è la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore e un po’ a sinistra c’è la stella Procione che è la più luminosa del Cane Minore.

Questi sono i due cani di Orione e rappresentano la famosa canicola che abbiamo conosciuto a giugno, qui il Sole si trova in piena estate quando fa caldo.

Queste stelle le vediamo adesso perché è inverno ed il Sole si trova dall’altra parte del cielo.

Si dice così anche se sappiamo che non è il Sole che si muove ma è la Terra.

Abbiamo detto che Sirio è la stella più vicina di quelle che vediamo nel nostro cielo.

Vicina…quanto?  8 Anni Luce.

Che cosa è un Anno Luce?

E’ la distanza che la luce percorre in un anno viaggiando alla velocità di 300.000 km al secondo.

In pratica sono quasi 10 mila miliardi di km che la luce percorre in un anno.

Tutte le stelle che noi vediamo in cielo distano tra gli 8 ed i 2000 anni luce e sono le più vicine fra tutte quelle della nostra galassia che in totale ne conta circa 250 miliardi (miliardo più miliardo meno….) e di queste, le più lontane si trovano a circa 100.000 anni luce di distanza.

La galassia a noi più vicina è Andromeda che dista soltanto 2 milioni di anni luce.

Nelle serate più buie e con il cielo pulito (per esempio dopo un grosso acquazzone) Andromeda si può anche intravedere ad occhio nudo.

Ciò che noi vediamo ora è Andromeda così com’era 2 milioni di anni fa.

Anche le stelle che vediamo adesso “in diretta” erano così quando questa luce partì da loro cioè 10-100-1000 anni fa, a seconda che si trovino da noi a 10-100-1000 anni luce di distanza.

Nel frattempo potrebbero essere già morte e noi le vediamo belle, vive e..vegete!

Anche la nostra luce viaggia nell’universo, ma non arriva molto lontano perché la Terra non è un Sole.

Ma, per una volta, lasciamoci andare ad una considerazione assolutamente fantasiosa ed immaginiamo che possa esistere la possibilità di catturare questa flebile luce della Terra anche a distanze stellari.

Cosa vedrebbero quei telescopi?

Da un pianeta che dista 100 anni luce da noi, si vedrebbe la Terra così com’era 100 anni fa durante la prima guerra mondiale.

Da un pianeta lontano 2000 anni luce, si dovrebbe vedere un giovincello di nome Gesù mentre cammina per strada con la mamma.

Da un pianeta distante 5000 anni luce, guardando in Egitto si vedrebbero tante persone come formiche che stanno lavorando per la costruzione della piramide di Cheope.

Guardando il cielo con gli occhi della mente è bello pensare che lassù, chissà dove, forse proprio qualcuno di quei puntini luminosi potrebbe essere un Sole con un pianeta abitato come la Terra.

E che tipo di vita potrebbe esserci? Che tipo di abitanti?

Tutte le stelle vicine, diciamo fino a 500 anni luce di distanza, vengono continuamente monitorate dalla Terra per cercare di capire se hanno oppure no, qualche pianeta abitabile.

E se pure si trovasse un pianeta abitabile (con atmosfera, ossigeno, acqua, ecc.) sarebbe ancora più difficile capire se tecnologicamente i suoi abitanti (qualora ce ne fossero) avrebbero i mezzi per ricevere i nostri messaggi.

 Pensate che la Terra che ha un’età di 5 miliardi di anni è in grado di ricevere ed inviare questi messaggi da meno di cento anni.

Le stelle non sono tutte dello stesso colore, la maggior parte sono bianche perché giovani (milioni o miliardi di anni) e calde (10/20.000 gradi in superficie) come Sirio, Vega che è la più luminosa del cielo estivo, ma ce ne sono di gialle che sono meno calde (6000 gradi) come il nostro Sole, la più conosciuta di queste è Arturo che è la più luminosa della costellazione del Bovaro.

Il nome di questa costellazione è anche Bootes che significa “guardiano dei buoi” che erano le 7 stelle dell’orsa maggiore.

I 7 buoi in latino erano i septem triones, da cui è derivato il termine settentrione.

Questa stella passa quasi sulle nostre teste nelle serate di giugno-luglio.

Qualche anno fa, avevo ideato e costruito un tipo di astrolabio con cui una persona cieca poteva sapere, in qualunque ora e giorno dell’anno, il nome delle costellazioni con relative stelle più brillanti che passavano sulla sua testa, cioè allo Zenit.

Per questo lo avevo chiamato “astrolabio zenitale”.

Con l’avvento dei tablet, smart-phone ecc, questo strumento non ha più motivo di esistere.

Ma non so se a queste App hanno dato la voce oppure no.

Le stelle rosse sono le più fredde (3/4000 gradi) sono le giganti o supergiganti rosse come l’immensa Antares di cui abbiamo già parlato (anti-ares nemica di Marte) che è il cuore dello Scorpione e si vede d’estate; ma anche Betelgeuse: il braccio destro di Orione che vediamo adesso in inverno come Aldebaran che rappresenta l’occhio destro del Toro.

Queste rosse sono stelle ormai prossime alla fine.

Potrebbero esplodere da un momento all’altro il ché significa fra migliaia o milioni di anni.

Quelle più vicine, quando esploderanno, potranno causare parecchi guai alla Terra a causa dell’enorme energia sprigionata.

Ogni stella fa parte di una costellazione.

Ognuna delle stelle più luminose, e perciò più conosciute, ha un suo nome già dai tempi antichi.

Le stelle che hanno il nome proprio sono poco più di 200.

Oltre ai nomi, tutte le stelle sono indicate con le lettere dell’alfabeto greco dove l’alfa è sempre la più luminosa, poi viene la beta, la gamma e così via mano a mano che diminuisce la luminosità.

Ci sono in tutto il cielo 88 costellazioni.

Alcune vecchie e note da migliaia di anni, altre invece, scoperte durante l’esplorazione dei mari meridionali nel periodo medievale, altre ancora create nel secolo scorso dall’Unione Astronomica Internazionale sulle “ceneri” di quelle cancellate per vari motivi come la costellazione di Antinoo dedicata al pupillo dell’imperatore Adriano.

Tutte hanno nomi di cose, animali o strumenti, ma pochissime hanno la forma più o meno simile allo strumento o animale di cui portano il nome.

Le più somiglianti sono: lo scorpione (visibile in estate), il leone (visibile in questo periodo), il cigno (in estate), il drago (visibile sempre perché circumpolare) e poche altre.

Circumpolare vuol dire che gira intorno alla stella polare durante l’arco delle 24 ore senza mai scendere sotto l’orizzonte, quindi è una costellazione che non tramonta mai.

La porzione di cielo circumpolare è tanto maggiore quanto più ci avviciniamo al Polo Nord o Sud della terra e tanto minore quanto più ci avviciniamo all’equatore.

Chi sta all’equatore non vede stelle circumpolari, chi sta al Polo Nord o Sud vede solo stelle circumpolari.

Per far capire con poche parole un concetto così difficile qual è la rotazione del cielo, del Sole e della Luna come si vedono dalle varie latitudini della Terra, ho costruito una sfera celeste impiegando un grande lampione da giardino.

L’ho preso trasparente perché sapevo che sarebbe servito molto anche per i vedenti ma il diametro di 40 cm era per permettere ai ciechi di entrare dentro con le mani e scoprire come gira la volta celeste, vedere la stella polare che sta ferma, conoscere le varie forme e dimensioni delle costellazioni dello Zodiaco, l’equatore celeste, l’eclittica con il Sole, la Luna, ecc …

Può essere regolata in modo da rappresentare il cielo che si vede da qualunque latitudine della Terra tra l’equatore ed il polo nord, in qualunque momento dell’anno.

Può ruotare a mano o grazie ad un piccolo motorino a batteria.

Non ci sono tutte costellazioni del cielo ma ci sono tutte e 13 le costellazioni dello Zodiaco.

Ovviamente mancano le costellazioni meridionali dove c’è l’apertura che ho dovuto lasciare per le braccia.

Per disegnare in rilievo le costellazioni e le stelle ho usato una colla al piombo che usano i vetrai, con un beccuccio sottilissimo di 1 mm.

Visto che mi trovo, fatemi dire anche l’ultima idea che ho realizzato meno di un mese fa.

Finalmente ho trovato su Internet -dopo tanto tempo- un bel mappamondo lunare di 26 cm di diametro, con tutti i mari, i monti ed i crateri fedelmente e dettagliatamente riprodotti in stampa fotografica, dai più grandi ai più piccoli, in tutto, almeno un migliaio: bellissimo a vedersi ma che ci azzeccava con i ciechi?

Cosa dovevo fare per renderlo fruibile ai ciechi?

Ho rifatto uno per uno, tutti -ma proprio tutti- i mari, i monti ed i crateri in rilievo, fedelmente, con la colla al piombo che ho detto prima.

E’ venuta fuori un’opera davvero straordinaria, dal sapore antico.

Ho messo un numeretto in braille nei crateri, mari e monti più importanti ed anche nei luoghi dei vari allunaggi delle missioni Apollo.

Sulla base in legno del mappamondo ci sarà la legenda in braille (un grazie all’instancabile Lucia Merola) con le spiegazioni relative a ciascun numeretto.

Sono certo che anche questo strumento sarà una fonte di intense emozioni per gli appassionati di astronomia e per tutti i sognatori amanti della Luna.

Quest’anno 2014 spero sia possibile organizzare qui a Latina il seminario di astronomia subito dopo la fine del campionato mondiale di calcio, cioè nella seconda metà del mese di luglio.

Sarà un seminario di una settimana per otto persone che saranno tutte non vedenti o tutte ipovedenti per ovvi motivi di omogeneità didattica.

Ovviamente, se si farà, vi comunicherò tutto quello che potrà essere di interesse per gli eventuali partecipanti.

Noi dell’Associazione Pontina di Astronomia ci stiamo già attivando in questa direzione e ce la metteremo tutta per cercare ed ottenere qualche collaborazione.

Se volete avere qualche idea di ciò che abbiamo fatto con i ciechi negli anni passati date uno sguardo al link qui sotto.

Scusatemi se mi sono lasciato andare a qualche digressione tecnica un po’ eccessiva.

A tutti un caro saluto,

Andrea Miccoli.

DA PLUTONE A … LATINA

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti, in questa pillola vi parlerò:

1 – della sonda New Horizon che è passata molto vicina a Plutone
2 – della scoperta di un nuovo pianeta simile alla Terra
3 – delle radio-stelle cadenti di questo mese di agosto
4 – di alcune belle novità riguardanti il corso di astronomia di quest’anno (luglio 2015).

1- La sonda New Horizon  (Pronuncia: niù oràizon)

Plutone dista da noi circa 6 miliardi di km.

E’ stato scoperto nel 1930 e per compiere un’orbita intorno al Sole impiega circa 250 anni, quindi, da quando è stato scoperto fino ad oggi ha percorso appena un terzo del suo giro intorno al Sole.

Le sue dimensioni sono poco superiori a metà della nostra Luna.

La sonda americana New Horizon è stata lanciata nel gennaio del 2006 in direzione di Plutone per studiarne i particolari che non è possibile vedere dalla Terra data la grande distanza.

Nel mese di agosto dello stesso anno, solo pochi mesi dopo il lancio, l’Unione Internazionale degli Astronomi riuniti a Praga, decretò il declassamento di Plutone da pianeta a pianeta nano.

Fu un duro colpo per la Nasa che si trovò, così, ad aver avviato una costosa missione spaziale per un pianeta “nano”.

Ma ormai New Horizon correva verso Plutone.

Ma perché declassare un pianeta? Da cosa nasceva questa necessità? Vari motivi e tutti validi.

Li abbiamo ampiamente trattati e spiegati nella Pillola n° 11.

La New Horizon è un insieme di molti strumenti scientifici, ognuno con compiti diversi e molto sofisticati.

Per ogni strumento ce n’è uno in funzione ed un altro è sempre di riserva pronto a subentrare in caso di avaria.

Malgrado tutta questa strumentazione, la New Horizon pesa solamente 470 kg.

Può sembrare tanto ma non è affatto così, anzi.
   
E’ stato necessario mantenere basso il peso per permettere ad essa di viaggiare alla più alta velocità possibile.

Pensate che è stato l’oggetto creato dall’uomo che si è allontanato più velocemente dal pianeta Terra.

A ben 16 km/s, cioè 57600 chilometri all’ora, ha raggiunto la Luna in sole 9 ore!

Gli astronauti dell’Apollo 11 impiegarono 3 giorni per percorrere la stessa distanza.

In un solo anno è arrivata su Giove e già allora iniziò a mandarci meravigliose fotografie di questo pianeta e dei suoi satelliti.

All’interno della New Horizon oltre ad esserci tanti strumenti come abbiamo detto ci sono anche 9 oggetti molto più bizzarri e curiosi.

Perché proprio 9?

Tanti già lo avranno capito: Plutone era il nono pianeta del Sistema Solare.

Quali sono questi nove tesori trasportati da New Horizon, li vediamo ora insieme:

– Una parte delle ceneri di un uomo. Ovviamente per avere questo onore sicuramente non sono i resti di una persona sconosciuta, ma di un qualcuno molto legato a Plutone. Sono infatti le ceneri dello scopritore di questo pianeta! L’astronomo Clyde Tombaugh, che a soli 23 anni scoprì Plutone. Sull’urna c’è un’incisione che recita: “Qui ci sono i resti di Clyde W. Tombaugh, scopritore di Plutone”.

– Due bandiere degli Stati Uniti d’America. Sappiamo come gli americani abbiano l’abitudine di piantare bandiere ovunque, questa volta nessuno scenderà su Plutone per innalzarle e quindi rimarranno piegate dentro la New Horizon.

– Un francobollo del 1991, ovviamente sempre americano. In quell’anno infatti si era deciso di emettere una serie di 10 francobolli per celebrare i 9 pianeti e la Luna. Il francobollo di Plutone fu però intitolato “Il pianeta ancora inesplorato”.

– Due CD. In uno sono presenti le foto di tutte le persone che hanno lavorato al progetto della New Horizon e nel secondo i nomi di 434 mila esseri umani che parteciparono all’iniziativa “invia il tuo nome su Plutone”.

– Un pezzo di astronave. In particolare un pezzo della SpaceShipOne, che fu la prima astronave privata ad effettuare un volo spaziale uscendo dall’atmosfera terrestre. Su questo pezzettino metallico è presente una targa che recita: “Per commemorare lo storico volo della SpaceShipOne”.

– Due monete, ognuna da un quarto di dollaro. Una viene dal Maryland, patria della New Horizon, l’altra invece dalla Florida. Perchè proprio dalla Florida? Perché dentro la New Horizon è presente materiale radioattivo, di cui vi parlerò tra poco e per effettuare lanci di sonde del genere, è necessaria l’approvazione del governo federale ma anche dello stato dove avviene il lancio, la Florida, appunto.

Vi ho accennato che dentro la New Horizon è presente del materiale radioattivo.

Ma a cosa serve, perché è stato necessario impiegarlo?

Plutone è estremamente distante dal Sole, per caricare le batterie di bordo è impensabile utilizzare del pannelli fotovoltaici.

Questi, per raccogliere un po’ di energia avrebbero dovuto avere dimensioni immense.

Allora la New Horizon è alimentata da un generatore termoelettrico a radioisotopi.

Il decadimento radioattivo del materiale presente genera quel poco di calore che poi è convertito in energia elettrica.

Ma la cosa curiosa arriva adesso: il materiale radioattivo si chiama Plutonio: è un elemento scoperto nel 1940 che fu chiamato così proprio in onore del pianeta Plutone!

Nessuno avrebbe immaginato all’epoca che il Plutonio sarebbe stato la fonte di energia che avrebbe permesso l’esplorazione di Plutone.

Su questa sonda si potrebbe dire tantissimo dal punto di vista tecnologico, evitiamo però tali discorsi.

Nonostante ciò vi racconto un’altra piccola curiosità tecnologica.

Il cervello della New Horizon, cioè il processore elettronico che effettua tutti i calcoli ed operazioni base, è probabile che anche noi, senza saperlo ne abbiamo uno uguale nelle nostre case.

Questo infatti è lo stesso presente nelle famose console ludiche che hanno fatto tanto divertire i nostri ragazzi qualche anno fa, cioè le ormai storiche PlayStation 2.

Il 14 luglio scorso la sonda è passata a circa 12.400 km dal pianeta.

Lo ha fotografato in lungo e in largo, e finalmente abbiamo conosciuto il vero volto di Plutone: non ci sono innumerevoli crateri d’impatto come sulla Luna perché il pianeta è giovane ed ha anche una lieve atmosfera che lo protegge dai meteoriti esattamente come succede sulla nostra Terra.

Sotto la sua superficie dovrebbe avere una grande quantità di acqua ghiacciata che a quella temperatura ( -230 gradi) è dura come la roccia.

La sorpresa che più caratterizza l’immagine attuale di Plutone è una macchia che ha le dimensioni di metà pianeta, un po’ scura, che ha una bella forma di cuore.

2 – Scoperto un pianeta simile alla Terra.

Qualcuno che segue da tempo queste pillole potrebbe dire: di nuovo?

Si, di nuovo!

Infatti ne abbiamo già parlato nella pillola n° 12 di maggio 2014.

Era stato appena scoperto….l’ennesimo “pianeta simile alla Terra” proprio come in questi giorni.

Quello era nella costellazione del Cigno, quest’ultimo si trova nella costellazione di Cassiopea, ambedue passano ogni giorno molto alte nel cielo, quasi sulla nostra verticale e perciò facili da esplorare.

Quello era più lontano mentre questo è più vicino, ma parliamo sempre di distanze stellari.

Cosa vuol dire distanze stellari?

Cosa vuol dire scoprire un pianeta simile alla Terra?

E’ mai possibile vedere un pianeta che gira intorno ad un’altra stella?

No assolutamente!

Come fanno gli scienziati a capire quanto è grande la Nuova Terra, che massa ha, quanto dista dal suo Sole, quanto impiega a fare un’orbita completa?

Tutte queste domande ed altre ancora le abbiamo ampiamente esaminate e chiarite -almeno spero- in modo ampio e completo nella pillola n° 12.

Divertitevi a leggerla anche se già l’avete letta l’anno scorso.

Così, alla prossima (sicura) scoperta di un pianeta simile alla Terra sarete in grado di apprezzarne le novità, qualora ve ne saranno.

3 – Le radio meteore di agosto

Come ogni anno, anche in questo 2015 vi ricordo l’arrivo delle Persèidi dette anche Lacrime di S.Lorenzo.

Il giorno di questo santo è il 10 agosto ma le stelle cadenti arrivano al massimo della loro intensità in cielo intorno al 12 di agosto.

Anche di queste radio-stelle cadenti abbiamo detto molto e c’è poco da aggiungere.

Nell’agosto 2014 non ci furono stelle cadenti visibili perché il cielo era tutto rischiarato dalla luce della Luna Piena.

Ma questo riguardava i vedenti, invece per i non vedenti ci sono sempre le radio-stelle cadenti, anche se piove o è nuvoloso oppure in pieno giorno quando c’è il Sole.

Per conoscere tutti i dettagli di queste informazioni c’è solo da prendere la pillola n°3 di agosto 2013 e leggerla.

Quest’anno la Luna non darà fastidio a nessuno perché il 14 sarà nella fase di Luna Nuova e questo vuol dire che di notte non si vede perché la sua posizione è molto vicina al Sole, quindi il cielo sarà buio ed ogni “strisciata” di luce, anche minima, potrà essere vista.

Per tutti i non vedenti ci sarà l’ascolto di queste “strisciate di luce” che sarà possibile collegandosi all’indirizzo seguente.

Purtroppo, l’eccessivo rumore di fondo, non rende piacevole l’ascolto, ma per adesso, questo passa il convento…(sorriso).

http://topaz.streamguys.tv/~spaceweather/

4 – Novità sul corso di Astronomia appena terminato

A conclusione di un corso frequentato da non vedenti ed ipovedenti, per ricordo dell’esperienza appena conclusa, le belle foto vanno bene per far vedere ad amici e parenti qualcosa di ciò che si è fatto, ma per l’intimo gaudio dei partecipanti al corso è necessaria qualche buona registrazione audio.

Buona, appunto. Quest’anno siamo riusciti nell’intento ricorrendo a dei professionisti del ramo.

Abbiamo, così, potuto produrre una pennetta audio con alcuni stralci delle lezioni, alcune voci dei partecipanti ed alcune foto.

Questa pennetta è stata consegnata a tutti i corsisti insieme con l’attestato di frequenza al momento dei saluti e della chiusura del corso.

Un altro video con audio riassuntivo delle 5 giornate del corso, lo abbiamo già messo su Youtube ed il link lo trovate qui di seguito.

http://youtu.be/jV67OhGk04E

Ci troverete tutti i nomi dei partecipanti e di tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione del corso.

Appena possibile metteremo su Youtube anche l’intera conferenza del Prof. Saraceno e vi manderemo il link con la prossima pillola.

Anche questa conferenza è stata una importante innovazione -molto apprezzata- che sicuramente ripeteremo anche l’anno venturo con nuovi argomenti e la partecipazione di personalità diverse.

La novità più sorprendente e pregevole, però, è arrivata dall’interno della nostra Associazione Pontina di Astronomia.

Già l’anno scorso i corsisti erano rimasti piacevolmente impressionati da alcuni interventi-flash del nostro giovanissimo socio: Andrea Alimenti.

Quest’anno gli è venuta un’idea tanto originale quanto ardita: spiegare come avviene la formazione, la composizione e l’origine scientifica dei colori.

Siccome la lezione è stata molto gradita anche con attestazioni di apprezzamento pervenute dai partecipanti anche dopo il loro ritorno a casa, abbiamo deciso di produrre l’intera sua trattazione in un video che verrà pubblicato su Youtube.

A voi, con la prossima pillola che sarà confezionata da lui, vi arriverà, nella mail, il file audio di questo interessante lavoro.

Ora una segnalazione: c’è tra di voi un appassionato di bricolage e di astronomia, che dopo aver conosciuto i miei strumenti durante le lezioni del 2014 ne ha replicati alcuni con grande abilità malgrado i problemi legati alla mancanza della vista.

Il suo nome è Roberto Sarchielli (cell. 334 206 6665) e gradirebbe conoscere altri con la stessa passione per scambiarsi consigli ed esperienze su strumenti ed argomenti di astronomia.

Vi lascio con l’augurio di un’estate un po’ meno afosa.

A tutti voi un caro saluto,

Andrea Miccoli.

CERERE ED ALTRO …

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

ritorno a voi con questa pillola di astronomia dopo un lungo periodo di silenzio forzato.

Non ci sentiamo da Natale.

Da allora molti eventi astronomici degni di  attenzione  sono passati sotto silenzio.

Sicuramente quello più importante è stato l’eclissi parziale di Sole del 20 marzo, ma anche l’equinozio di primavera che si verificava nello stesso giorno, ma di equinozio abbiamo già parlato (settembre 2013).

Inoltre, abbiamo lasciato Rosetta a dicembre vicino alla cometa su cui  c’è  la sonda Philae con le batterie scariche.

Anche Samantha Cristoforetti dobbiamo vedere come sta quando manca ormai un mese al rientro sulla Terra.

Ed in aggiunta c’è da segnalare una strana novità -di cui parliamo subito-  che riguarda l’unico pianeta nano che si trova nella affollatissima fascia degli asteroidi: si chiama  Cérere.

Da pochi giorni, una sonda americana, dopo un viaggio di otto anni,  gli sta orbitando intorno.

A mano a mano che la sonda si avvicinava a Cérere si notava sempre meglio che sulla sua superficie c’erano due punti molto luminosi, quasi fossero due luci accese.

Fino ad oggi non si può ancora dire se si tratta di luce propria di Cérere, generata chissà come, oppure se trattasi di luce riflessa proveniente non si sa da dove.

Sicuramente  tutta l’attenzione dei tecnici della NASA ormai è concentrata su queste due strane sorgenti luminose.

Penso che molto presto sarà chiarito lo strano enigma e noi ne riparleremo

Ora diamo un’occhiatina sulla cometa dove s trova la sonda Philae (o File, scritto come si pronuncia).

Questa sonda sappiamo che sta lì sulla cometa dove la sonda-madre Rosetta l’ha sganciata, ma nessuno sa  dove si trova esattamente né si sa se riprenderà -presto o tardi- a rifunzionare.

C’è una quasi-certezza che la cometa avvicinandosi al Sole dovrebbe ricevere molta più luce di prima e ciò potrebbe essere d’aiuto alle batterie di Philae per raggiungere una discreta carica e permettere, così, un altro collegamento  con Rosetta e quindi anche con la Terra.

Ormai l’estate è vicina e tra poco la cometa, scaldata dal Sole, dovrà mostrare le sue bellezze più caratteristiche come la chioma e la coda ed è davvero intrigante pensare che dentro quella chioma e quella coda così impenetrabili ai telescopi della Terra c’è un manufatto dell’uomo (Philae) che doveva mostrarci  dall’interno, cioè dalla superficie della cometa, che cosa realmente avviene in quei giorni.

Speriamo che Philae si svegli e ci regali tante belle emozioni.

Cari amici, anche di questo ne riparleremo,  speriamo fortemente  che siano delle belle sorprese.

Samantha Cristoforetti è arrivata nella Stazione Spaziale  (ISS) insieme ai suoi due compagni di viaggio il 22 novembre 2014. 

Tutti e tre ritorneranno a casa il prossimo 14 maggio 2015, dopo sei mesi di permanenza nello spazio in ambiente a zero gravità.

Si pensava che sei mesi fossero troppi da passare in quelle condizioni, ma attualmente ci sono sulla ISS  due nuovi astronauti  che, per la prima volta, resteranno nella Stazione Spaziale non 6 mesi ma un anno intero.

Uno di questi due astronauti  ha un fratello gemello che è anche lui astronauta della NASA ma  è rimasto a Terra a disposizione degli scienziati.

Durante questo anno saranno effettuati molti test ed esperimenti in contemporanea sui due gemelli per cercare di capire, con sicurezza,  in  quale modo la lunga permanenza in assenza di gravità può modificare i parametri fisici, comportamentali, psicologici, ecc, di una persona che, per l’ambiente dove si trova, non può permettersi nessun errore.

Anche se a bordo della ISS non ci sarà più la nostra eccezionale Samantha, seguiremo ugualmente con interesse l’evolversi degli eventi per darvi le eventuali novità.

Accenniamo all’eclissi parziale di Sole del 20 marzo scorso per darvi qualche curiosità.

A me come astrofilo sembra quasi incredibile ma la realtà è questa: più di qualche persona non se n’è accorta neppure!

In effetti qui da noi la Luna copriva il Sole  per una buona metà, ma è difficile per chiunque accorgersi che la luce è diminuita.

Il Sole è una sorgente talmente potente di luce che seppure ne manca la metà è sempre tantissima da non creare nessuna sorpresa.

E’ come se durante il giorno passasse davanti al Sole un po’ di foschia o una nuvoletta, chi alzerebbe lo sguardo per cercare di  capire quel leggerissimo abbassamento di luce?

Questo  ha reso l’eclissi del 20 marzo scorso uno spettacolo seguito solo da chi lo sapeva già.

E cioè quasi tutti, perché la TV ed i giornali ne avevano abbondantemente parlato.

In Italia ed in tutta l’Europa l’eclissi era parziale mentre vicino al polo nord  era totale.

Il punto della totalità è sempre molto piccolo perché è piccola l’ombra della Luna che arriva sulla Terra  (quando arriva), parliamo di una macchiolina di ombra grande  circa 250 km  al massimo.

Solo in quell’ombra l’eclissi di Sole è totale, solo  chi sta lì vede  il Sole completamente eclissato, cioè non lo vede perché c’è la Luna davanti , anzi lo vede ma è un Sole nero-nero  che si staglia contro tutto il resto del cielo che è blu molto scuro, è quasi notte  e  si vedono alcune stelle.

L’eclissi totale di Sole è davvero l’evento più impressionante e sconvolgente che il cielo possa offrire ai terrestri.

Pochi minuti in cui il Sole sembra morire,  e con lui tutta la natura  compresi  noi che ci sentiamo il centro di tanta catastrofe.

In quei pochissimi minuti, puoi essere astrofilo, astronomo, scienziato o analfabeta ma senti  come un cazzotto nello stomaco che ti fa capire perché  e quanto gli antichi dovevano essere terrorizzati e sconquassati dalla paura.

Quanto dura questo spettacolo?

Poiché la Luna non sta ferma in cielo, la sua ombra si muove sulla Terra a circa 2000 km all’ora,  per questo motivo l’eclissi totale di Sole non potrà mai durare più di circa 7 minuti. 

In Ungheria nel 1999  fu di 2 minuti e 22 secondi mentre in Egitto nel 2006 fu di circa 4 minuti.

Queste sono le uniche due eclissi totali di Sole a cui io ho avuto la possibilità di assistere.

Ma ci stiamo già organizzando per il 2017 di cui parlo qui di seguito.

L’anno prossimo (9 marzo 2016) l’ombra della Luna passerà nell’Oceano Pacifico  e l’eclissi totale di Sole durerà ben 4 minuti e 9 secondi a disposizione di chi andrà in crociera per vedere l’eclissi in quelle acque.

L’anno seguente (21 agosto 2017) l’ombra della Luna (2 minuti e 48 secondi) attraverserà tutti gli Stati Uniti, dall’Oceano Pacifico all’Oceano Atlantico.

Mancano ancora oltre 2 anni ma  per quella data ci stiamo già organizzando. (Sperando che… incrociamo le dita… sorrisetto).

L’eclissi di Luna, a differenza di  quella di Sole, può durare anche più di un’ora e mezza.

Si ha quando la Luna passa dietro alla Terra cioè  nell’ombra della Terra.

Ciò avverrà il 28 settembre di quest’anno 2015,  lunedì. 

La Luna entrerà nell’ombra della Terra la mattina alle ore 04.12 e ne uscirà alle 05.30.

Essendo il lunedì una giornata lavorativa e di scuola,  penso che pochi potranno mettere la sveglia per seguire l’intero evento ma una sbirciatina anche in pigiama, attraverso i vetri della finestra,  potete e dovete  consigliarla perché è l’unico momento  in cui, anche con un piccolo binocolo,  si vede la Luna Rossa.

Questo colore è l’unico colore della luce del Sole che riesce ad attraversare l’atmosfera terrestre in modo tangenziale  nei 360 della Terra dove il Sole si vede basso sull’orizzonte.

Una volta attraversato tutto quello spessore, la luce del Sole non ha più tutti i colori dell’iride che aveva quando è entrata ma le resta solo il rosso. Quindi dietro alla Terra, l’ombra della Terra è tutta circonfusa da questa colorazione rosso-cupo.

La Luna apparirà rossa sia all’entrata che all’uscita del cono d’ombra della Terra.

Parleremo  diffusamente di  eclissi durante il Seminario di Astronomia di quest’anno 2015  ed in particolar modo di questa di settembre e dell’eclissi totale di Sole  del 2017 negli Stati Uniti.

Il Seminario di astronomia per ciechi ed ipovedenti inizierà lunedì 13 luglio e terminerà sabato 18 luglio 2015, sempre qui a Latina, con le stesse modalità  dell’anno scorso e, più o meno,  con lo stesso programma visto che è andato così bene.

Dico questo in risposta ai frequentatori dell’anno scorso che hanno chiesto di potersi iscrivere anche quest’anno.

Le novità -ovviamente- non possono essere  tantissime  perché gli strumenti didattici sono quelli, ma possiamo dire che di nuovo ci sarà un buon  20%.

Tra qualche giorno vi manderò il programma con le istruzioni  ed i dettagli per l’iscrizione.

Solo 8 persone: questo numero è ben collaudato ed è la prima garanzia per  la buona riuscita del seminario.

Potrete trovare questa pillola e tutte le precedenti nel nostro sito (www.astronomiapontina.it), con il link nella prima pagina.

A tutti voi un caro saluto,

Andrea Miccoli.

AFELIO

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

nella mail precedente avevo detto che ci saremmo ri-sentiti a settembre in occasione dell’Equinozio Autunnale.

Da alcuni di voi mi è stato chiesto di poter ricevere qualche notiziola di questo tipo senza attendere dei mesi. La cosa mi ha fatto piacere.

Eccoci qua, ma devo fare subito una piccola premessa: queste mail non hanno lo scopo di fornire tutte le spiegazioni necessarie per far capire, nel dettaglio, come e perché avvengono i fenomeni astronomici di cui vi scrivo, per questo ci vorrebbero dei libri interi ed una adeguata preparazione di base che, in queste piccole chiacchierate, escludo a priori.

Quindi diciamo che queste mail servono solo per fornire un’informazione leggera su argomenti vari di astronomia a persone che di astronomia ne sanno poco o… nulla.

Oggi parliamo dell’Afelio perché domani, 5 luglio 2013, alle ore 17, noi arriviamo con la nostra Terra, in quel punto dell’orbita che si chiama Afelio che è il punto più lontano dal Sole. La parola Afelio deriva da apò-heliòs. Col tempo è sparita la ò di apò e la p si è unita all’h di helios diventando f, perciò: Afelio.

L’orbita è un giro completo della Terra intorno al Sole, dura un anno. 

Il punto che si trova esattamente dall’altra parte dell’orbita è il Perielio, il punto più vicino al Sole; lì arriveremo il 4 gennaio 2014.

Se c’è un punto più lontano ed un punto più vicino allora è evidente che l’orbita della Terra non è un cerchio! Infatti ha la forma di un’ellisse che è un cerchio un po’ schiacciato.

Il Sole non sta proprio al centro ma leggermente spostato da una parte lungo l’asse maggiore.

Per questo motivo la Terra nel suo percorso orbitale una volta è vicina al Sole ed una volta è più lontana.

Questa variazione di distanza porta come conseguenza anche una variazione dell’intensità della forza con cui la Terra ed il Sole si attraggono.

Ovviamente si attraggono di più quando sono vicini (Perielio) e di meno quando sono lontani (Afelio), come le calamite.

Due corpi che si attraggono tendono ad avvicinarsi almeno un po’, anche pochissimo, ma la Terra con il Sole anche se si attraggono molto non variano la loro distanza media che è sempre 150 milioni di chilometri.

Se a causa della maggiore attrazione si fossero avvicinati ogni anno di qualche metro, da quando sono nati fino ad oggi, la Terra non esisterebbe più, sarebbe già finita nel Sole visto che sono passati 4 miliardi di anni (anno + anno -).

Ma come fa la Terra a non avvicinarsi nemmeno di un metro ogni anno? Specialmente dove l’attrazione è più forte? La risposta è:dove l’attrazione è maggiore la velocità della Terra aumenta.

E se aumenta la velocità aumenta la forza centrifuga: forza centri-fuga, fuga dal centro, è la forza con cui la Terra tende ad allontanarsi dal Sole e si oppone all’attrazione del Sole di quel tanto che basta per mantenersi sempre alla giusta distanza. 

Quindi al Perielio la distanza è minima (147 milioni di km), l’attrazione con il Sole è massima e la velocità è la più elevata: 109000 km/h.

All’Afelio la distanza è la massima (152 milioni di km), l’attrazione è minima e la velocità è la più bassa: 105000 km/h. questa è la velocità che abbiamo in questo momento, mentre leggiamo questa mail. 

Ma la velocità media di tutto l’anno è 107000 km/h.

A questo punto chiunque ha una calcolatrice (ma anche senza!) può conoscere quant’è grande l’orbita della Terra, cioè quant’è lungo il percorso che la Terra compie ogni anno, intorno al Sole. (Si moltiplica 107000 km/h per il numero di ore che ci sono in un anno… viene 937.962.000 km).

Adesso, in estate, la Terra è più lenta ed in inverno è più veloce.

Per vedere se ciò è vero prendiamo il calendario e sommiamo insieme i giorni dell’autunno e dell’inverno: viene 180. Poi sommiamo i giorni della primavera e dell’estate: 185.

Dai due risultati si vede chiaramente che il tratto più “lento” è quello estivo che la Terra percorre impiegando 5 giorni di più.

Ma se la Terra in estate è più lontana dal Sole, come mai da noi fa più caldo? Non dovrebbe essere il contrario?

Teniamo presente che quando nel nostro emisfero è estate, nell’emisfero sud è inverno.

Poi, a dicembre, la situazione si inverte.

Quindi con la Terra lontana dal Sole qui da noi è estate ma contemporaneamente da loro è inverno, questo fa capire che il caldo ed il freddo non sono determinati dalla distanza del Sole perché, se così fosse, dovrebbe essere inverno su tutta la Terra, quindi la causa dell’inverno e dell’estate non è la distanza ma un’altra condizione.

Questa condizione è l’inclinazione dei raggi solari nella nostra atmosfera, è questa inclinazione che ci regala le stagioni.

Questo regalo è reso possibile dal fatto che la Terra mentre fa il suo giro intorno al Sole mantiene sempre l’asse di rotazione con la stessa inclinazione e nella stessa direzione, in pratica: sempre parallelo a se stesso.

Qui ci vorrebbe il ROTOGEO, uno dei tanti strumenti che ho realizzato proprio per questo tipo di spiegazioni per le quali non bastano le parole né le immagini. Vedenti o non vedenti fa lo stesso, ci vogliono gli strumenti giusti per far vedere e comprendere fenomeni che avvengono nelle 4 dimensioni (le 3 dimensioni spaziali + il tempo).

Per chi vuole curiosare: www.astronomiapontina.it

Quando il Sole è sulle nostre teste scotta letteralmente, perché i raggi attraversano l’atmosfera per la via più breve, come quando noi dobbiamo inchiodare un chiodo in un’asse di legno: se lo mettiamo dritto i chiodo facilmente esce dall’altra parte, ma se lo mettiamo obliquo facciamo molta più fatica a far avanzare il chiodo nel legno.

Così il Sole quando entra obliquamente nell’atmosfera: più è basso sull’orizzonte, e più è ridotto il suo calore.

Addirittura quando è sull’orlo dell’orizzonte, all’alba ed al tramonto, il suo calore è nullo.

In quei due momenti possiamo osservare il Sole senza protezione per gli occhi, ci appare rosso perché tutti gli altri colori non ce l’hanno fatta ad arrivare fino a noi, solo il rosso ce l’ha fatta perché è più penetrante di tutti gli altri e vediamo il Sole con questo colore.

Il Sole sull’orizzonte oltre ad essere rosso sembra essere molto più grande di quanto in è in realtà.

Questa incredibile illusione ottica, che nessuno accetta facilmente, è causata dal nostro cervello che interpreta in modo scorretto ciò che gli occhi correttamente gli mandano.

Il Sole sull’orizzonte viene considerato vicino alla Terra, vicino a…”casa”, qui vicino….a due passi…..a portata di mano… E invece non è così!!! Sera o mattina o mezzogiorno il Sole è sempre alla stessa distanza. Ma….vàglielo a raccontare al cervello! Niente da fare! Non ne vuol sapere nulla! Chiunque vede il Sole all’orizzonte dice subito: “che grande!….che bello!”

Solo con la macchinetta fotografica si scopre facilmente l’inganno.

E’ un inganno, è vero, ma molto dolce, perché osservando il Sole grande sull’orizzonte, di solito, si apre il cuore agli innamorati, e diventa romantico anche un elefante!… 

Per adesso fermiamoci qua.

Vi prego di porgere questa mail a tutti gli amici ciechi ed ipovedenti che potrebbero essere incuriositi, interessati, stimolati o divertiti da questi argomenti.

Vi ringrazio in anticipo per qualunque osservazione vorrete farmi.

Ciao e grazie,

Andrea Miccoli.

ADDIO  2013

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

la cometa di cui vi ho parlato il mese scorso -la cometa ISON- non c’è più, è finita!

Proprio così, aveva alimentato le previsioni più rosee e più ardite circa la sua visibilità nel limpido e freddo cielo invernale ed invece ha terminato la sua lunga esistenza nel momento in cui ha realizzato il suo sogno sfiorando il Sole, come il “Consalvo” leopardiano: il bacio tanto desiderato è arrivato insieme con la morte! La morte più bella, secondo il Leopardi.

L’infuocata atmosfera solare l’ha fatta svaporare tutta e la forza di gravità ha sbriciolato e distrutto il piccolo nucleo.

Qui a Latina abbiamo cercato di vederla durante il suo avvicinamento al Sole la mattina del 24 novembre, alle 6 di mattina, eravamo pronti all’appuntamento, infreddoliti ma speranzosi, ma purtroppo, le nuvole non hanno aperto nessun varco nella sua direzione.

Speravamo che in seguito, dopo il passaggio ravvicinato con il Sole, saremmo riusciti a vederla, per questo l’abbiamo seguita con molta trepidazione la sera del 28 novembre sul PC tramite Internet nei momenti cruciali ed invece abbiamo assistito in diretta al suo funerale: l’abbiamo vista che si avvicinava al Sole con tutta la sua splendida e lunga coda (circa 20 milioni di km) e subito dopo il passaggio ravvicinato, invece della cometa restava un buffetto di polvere che si allontanava dal Sole seguendo la stessa orbita e diventando sempre meno evidente. Amen.

Ce ne stanno molte altre in cielo, ma nessuna è visibile facilmente ad occhio nudo come sarebbe stata la Ison a dicembre.

Per tutti sarebbe stata la cometa di Natale, la stella-cometa che non manca mai in nessun presepe. La sua presenza in cielo sarebbe stata un gradito regalo ed un segno di buon auspicio in previsione di tempi non facili.

Comunque, in tutto questo mese di dicembre, in cielo c’è ugualmente un bel regalo: si tratta dell’astro più luminoso per noi dopo il Sole e la Luna: è il pianeta Venere.

In dicembre si vede ogni sera subito dopo il tramonto del Sole per più di un’ora proprio nella zona dove è tramontato il Sole, leggermente a sinistra.

Da gennaio 2014 fino ad ottobre, si vedrà di mattina, prima dell’alba.

C’era anche ai tempi della nascita di Cristo, allora insieme a Venere c’era anche Giove: i due pianeti in assoluto più luminosi erano in una congiunzione così stretta cioè così vicini prospetticamente da far pensare ad una sola luce, la luce di una stella speciale: la stella-cometa, appunto.

Esistono le stelle, esistono le comete, ma le stelle-comete esistono solo nei presepi natalizi, non esistono nella realtà.

Venere è un puntino molto bianco e molto luminoso, che un ipovedente sicuramente può vedere ogni sera di dicembre dalle 17 alle 18 circa.

Come tutti i pianeti, Venere non brilla.

E’ una luce fissa, statica, non varia né di intensità né di colore mentre le stelle, tutte le stelle brillano, cioè la loro luce ha un certo tremolio.

Come mai le stelle brillano ed i pianeti no? Le stelle sono dei puntini microscopici di luce, anche luce intensa, ma sempre puntini piccolissimi dovuti alla grandissima distanza delle stelle da cui proviene quella luce.

Quel raggio di luce arriva ai nostri occhi e nell’attraversare tutta la turbolenta atmosfera terrestre subisce deviazioni e rifrazioni che gli fanno cambiare leggermente, ma continuamente, intensità e colore.

I pianeti invece, sono relativamente vicini, si vedono come delle piccole rotondità che riflettono la luce del Sole e quindi verso di noi non viaggia un raggio sottile di luce ma un fascio di raggi provenienti dalla superficie del pianeta, nel loro insieme i raggi si comportano come un fascio di luce stabile.  

Ecco perché la luce dei pianeti non è tremolante al contrario delle stelle che, più o meno, brillano tutte.

Anche una stella grandissima come Antares (dello Scorpione) una delle più grandi dell’universo, per la grande distanza che ci separa da lei la vediamo come un minuscolo, piccolissimo puntino tremolante.

Eppure, è così grande che se Una Mano mettesse Antares al posto del nostro Sole noi staremmo dentro il Sole.

In quel caso la vita non si sarebbe mai sviluppata e la Terra sarebbe stata un pianeta arido come Mercurio, Venere o Marte.

Anche il nostro “piccolo” Sole fra 4 miliardi di anni si dilaterà tanto da sfiorare, quasi, la Terra arroventandola.

E’ chiaro che quando questo succederà qualunque forma di vita sulla Terra sarà già sparita e dopo un altro miliardo di anni anche il Sole si spegnerà definitivamente diventando una stella piccolissima ma pesantissima quindi molto densa, senza produzione di luce né calore: una stella Nana Bianca.

Questa è la fine che farà il nostro Sole.

Ed i pianeti saranno ancora lì a girargli intorno….per sempre, così, fino alla fine dell’universo.

E cioè? Fino a quando? Quando dovrebbe esserci la fine dell’universo?

Non si sa….nessuno lo può dire.

Si sa con grande certezza quando l’universo è nato ma non si sa quando terminerà.

E’ nato quasi 14 miliardi di anni fa da un puntino densissimo che è esploso (Big-Bang) espandendosi velocemente in tutte le direzioni, un po’ come una bomba o un fuoco d’artificio. In quell’attimo è nato tutto: il tempo, lo spazio e la materia.

Quindi, la domanda “cosa c’era prima del Big Bang?” non ha nessun senso, sarebbe come chiedere “com’era questa mela prima che nascesse?”

La stessa cosa dicasi per lo spazio che ancora oggi sta “crescendo” si sta espandendo.

Hanno misurato la velocità di questa espansione, cioè quanti km l’universo si espande ogni secondo ed hanno misurato anche quanto è grande; poi, sono andati all’indietro togliendo ogni secondo -alle dimensioni attuali- i km di espansione guadagnati nel tempo ed ovviamente più si andava indietro nel tempo e più l’universo risultava piccolo e giovane e continuando così sono arrivati a quando l’universo aveva età zero e di dimensioni zero e quello era il momento della nascita: 13,7 miliardi di anni fa.

Su questo non ci sono -quasi- dubbi.

I dubbi ci sono sulla fine che farà il nostro universo:

1-Continuerà ad espandersi per sempre? All’infinito?

2-Si espanderà fino ad un certo punto e tutto finirà e resterà così?

3-Si espanderà fino ad un certo punto e da quel momento in poi -mancando la forza propulsiva dell’esplosione- tutto ricadrà indietro -per la forza di gravità- fino al punto iniziale dove tutto era nato? Questo sarebbe “il big crunch” in opposizione al “big bang”. E qui sorgerebbe l’altra domanda: “quanti Big Crunch” ci sono stati fino adesso? Nessuno può dirlo……

Le teorie sono tante ma per adesso si è d’accordo solo su come è nato l’universo, non sulla sua fine.

Ma adesso parliamo anche del Sole che per nostra fortuna è ancora vivo e vegeto. Non possiamo dimenticarci che questo è il mese del Solstizio d’Inverno. Sei mesi fa (il 21 giugno) abbiamo solennemente accolto il Solstizio d’Estate, e adesso, il 21 dicembre, alle ore 17, la Terra attraverserà il punto del Solstizio Invernale. In questo periodo il Sole a mezzogiorno non è alto in cielo, è parecchio più basso rispetto a come era alto in estate, e per questo motivo le ombre degli oggetti e delle persone sono molto lunghe: un oggetto alto un metro fa un’ombra, per terra, lunga quasi due metri se siamo a Lampedusa, più di due metri se siamo a Roma e più di due metri e mezzo se siamo al Brennero.

Più andiamo verso il nord e più le ombre sono lunghe perché il Sole si vede sempre più basso: è questo il motivo del freddo, il Sole basso, non la distanza della Terra dal Sole, infatti il 4 gennaio la Terra si troverà al Perielio che è il punto dell’orbita più vicino al Sole.

Qui a Latina noi astrofili non perdiamo occasione per divertirci con l’astronomia perciò accoglieremo questo evento astronomico con la Festa del Solstizio d’Inverno, una bella serata di festa che faremo il 20/12, venerdì. Se qualcuno di voi -dei più vicini a Latina- volesse essere dei nostri sarebbe per tutti noi dell’Associazione Pontina di Astronomia per davvero una doppia festa e per me motivo di orgoglio.

Per questo metto qui in calce il mio telefono a vostra disposizione.

Chiudo inviando a voi tutti i miei più fervidi auguri di Buone Feste e l’augurio che il 2014 sia meno drammatico di come si preannuncia.

Personalmente auguro a me stesso che il 2014 non mi porti nulla ma almeno mi lasci quello che ho!

A tutti un caro abbraccio,

Andrea Miccoli

LE 13 COSTELLAZIONI DELLO ZODIACO

Cari amici ciechi ed ipovedenti,

il 23 del mese di settembre 2014, alle ore 04.00 del mattino, la nostra Terra è transitata nel punto della sua orbita che è l’ Equinozio d’Autunno.

Ormai è passato, ma siccome questa doveva essere la pillolina di settembre, ne accenniamo appena un po’ perché l’evento astronomico più rilevante di settembre è l’Equinozio d’Autunno.

In questo giorno si verificano le stesse condizioni del giorno e della notte simili all’Equinozio di Primavera e cioè 12 ore di buio e 12 ore di luce su tutta la Terra, sia nell’emisfero settentrionale che in quello meridionale.

Da questo giorno in poi l’emisfero meridionale va incontro alla sua estate, infatti per loro questo è l’Equinozio di Primavera, le sue giornate si cominceranno ad allungare e le notti ad accorciare.

Nel nostro emisfero (nord) dato che questo è l’Equinozio d’Autunno, andiamo verso l’inverno e le ore di luce diminuiranno mentre le notti si allungheranno.

Degli equinozi abbiamo già parlato ampiamente nel mese di settembre 2013 quindi non è il caso di ripetere pari-pari le stesse cose visto che vi basta fare un semplice click al mese di settembre 2013 – pillola n° 5 – e potete rinfrescarvi tutto sull’equinozio.

Se non ce l’avete più potete andare a prendere tutto all’indirizzo che segue:

http://www.astronomiapontina.it/
Quindi, come già anticipato, vi parlo delle 13 costellazioni dello Zodiaco.

Ma prima vi do qualche informazione sulle costellazioni in generale, poi parleremo di quelle dello Zodiaco in modo particolare.

Cosa sono le costellazioni? sono gruppi di stelle che si vedono come puntini luminosi (come punte di spillo) sparsi a caso qua e là in cielo.
   
Quanto sono grandi le costellazioni? Diciamo che con la mano aperta e tenendo il braccio teso verso il cielo potremmo coprirne una di ampiezza media, ma per alcune non basterebbero due mani affiancate (Vergine, Idra, Orsa Maggiore, Balena, Ercole, ecc).

Quante stelle si possono vedere in ogni costellazione? In teoria anche più di cento se siamo immersi in un buio…pesto ed abbiamo una vista d’aquila, ma l’inquinamento luminoso ed atmosferico presenti nelle nostre città possono far sparire anche tutte le stelle del cielo.

Gli antichi avevano assoluto bisogno di conoscere il cielo per vivere: era la loro bussola, il loro calendario, il loro orologio.

Per poterne parlare dovevano dare un nome alle varie zone del cielo e perciò dovettero inventare le costellazioni.

Nomi ovvi in alcuni casi quando le stelle di una certa zona sono disposte in modo da richiamare alla mente la forma di qualche figura nota: come il leone, lo scorpione, il drago, il cigno, il toro, ecc. che assomigliano -in qualche modo- all’animale da cui deriva il loro nome, oppure persone come gemelli, vergine, Orione, ma anche qualche strumento come bilancia, corona, altare, ecc.

In molti altri casi invece nomi di pura fantasia come Cassiopea, Ariete, Cancro, Andromeda, Bovaro, ecc. che non hanno alcuna relazione o l’hanno in minima parte con la figura della costellazione.

Attualmente tutte le costellazioni sono 88.

In passato erano di meno perché nei mari dell’emisfero meridionale della Terra non era ancora andato nessuno.

Quando i primi esploratori cominciarono ad avventurarsi nei mari del sud, fecero la conoscenza di cieli mai visti e quindi anche di costellazioni nuove alle quali vennero dati dei nomi nuovi ed importanti per quei tempi come il sestante, la bussola, il telescopio, l’orologio, il microscopio, ecc.

Una importanza particolare è stata sempre data alle costellazioni dello Zodiaco, perché? Perché sono le uniche ad essere “attraversate” tutte e 13 dal Sole, dalla luna e dai pianeti anche se in tempi diversi.

Le altre 75 costellazioni stanno più su o più giù rispetto alle 13 dello Zodiaco.

Il Sole attraversa queste 13 costellazioni disegnando una linea che si chiama Eclittica che significa “luogo delle eclissi”.

Noi diciamo che il Sole “attraversa” le varie costellazioni zodiacali, ma in realtà tutti sappiamo che sta fermo al centro del sistema solare.

Siamo noi che gli giriamo intorno e per questo nostro movimento sappiamo che dietro di lui cambia lo sfondo dove ci sono le costellazioni dello Zodiaco.

Queste costellazioni sono sempre state lì, nessuna è stata scoperta adesso o di recente, solo erano assemblate diversamente dalle varie civiltà del passato.

Per esempio, lo Scorpione e la Bilancia, un tempo, erano una sola costellazione che si chiamava Scorpione.

In seguito sono state divise ma i nomi delle stelle sono rimasti quelli di prima, infatti le due stelle più importanti della bilancia si chiamano ancora “la chela settentrionale” e “la chela meridionale” (Zunen-el-shamali e Zuben-el-genubi) due nomi che per il loro significato fanno capire che una volta erano parte dello Scorpione.

Ma come facevano gli antichi a sapere in quale costellazione si trovava il Sole se quando in cielo c’è il Sole è impossibile vedere le stelle?

Ebbene, osservavano, di sera, la costellazione più vicina al Sole appena tramontato e la mattina dopo osservavano quale era l’ultima costellazione che si vedeva prima del sorgere del Sole, in mezzo alle due c’era quella coperta dal Sole, cioè dove si trovava il Sole.

Io uso e faccio usare la mappa dello Zodiaco, che ho chiamato IL GIROSOLE ed è un piccolo modellino (formato A4) che porto nelle scuole e regalo a chiunque me lo chiede, dove si vedono le 13 costellazioni disposte a cerchio e tutte con le date, dentro al cerchio c’è la Terra che gira intorno al Sole che sta fermo.

Tutto questo va bene ai vedenti ma noi lo abbiamo realizzato in Braille anche per i non vedenti ai quali lo daremo al seminario dell’anno prossimo.

Ma ovviamente ho pensato anche a voi che leggete. Andiamo per gradi.

Vediamo adesso perché i segni sono 12 e le costellazioni sono 13.

I segni sono 12 da quando i mesi sono diventati 12 e cioè da quando il re di Roma si chiamava Numa Pompilio (713 a.c.), prima di lui, con Romolo, i mesi erano 10 e cominciavano da marzo.

Allora settembre era per davvero il settimo mese dell’anno ed ottobre era l’ottavo e novembre il nono, ecc. e questi nomi da allora non sono più cambiati.

Con 12 mesi anche i segni dovevano essere 12: ogni persona doveva essere nata -per forza- in un mese, ad ogni mese fu assegnato un segno e quindi ad ogni persona poteva essere fatto l’oroscopo e l’oroscopo erano soldini, tanti soldini che entravano nelle tasche dei furbetti astrologi che erano antichi ma non stupidi.

Anche oggi, dopo migliaia di anni, è ancora così a dimostrazione che hanno avuto la vista lunga, molto molto lunga…..!

In quei tempi (parliamo di oltre 2000 anni fa) quando c’era solo l’astrologia come scienza del cielo, tra le date dei 12 segni e le date delle 12 costellazioni c’era anche una certa corrispondenza, oggi non è più così ed in futuro lo sarà sempre di meno.

Il motivo sta in un particolare movimento della Terra -chiamato precessione- che fa cambiare le stelle polari così come fa cambiare le costellazioni dello Zodiaco.

In pratica succede che ciascuna delle 13 costellazioni piano piano passa in ciascuno dei 12 mesi dell’anno cambiando mese ogni 2000 anni circa e tornando nella posizione iniziale dopo circa 26.000 anni, tanto dura un periodo completo.

Questo periodo si chiama anno platonico e fu scoperto da Ipparco di Nicea 150 anni prima di Cristo.

Lo so, è roba da non credere! (faccina molto stupita)

Ora diamo un’occhiata alla tredicesima costellazione e conosciamola da vicino.

Si chiama Ofiuco o Serpentario. Il suo simbolo è un vecchio che si appoggia ad un bastone intorno al quale sta attorcigliato un serpente.

Questo vecchio è un medico e si chiama Asclepio o Esculapio secondo la mitologia greca o romana.

Il bastone con uno o due serpenti attorcigliati ancora oggi è usato come simbolo nella medicina moderna.

Di Ofiuco vi accenno, brevemente, il mito:

Esculapio stava nella sua caverna (cioè il suo studio medico) quando arrivarono due soldati che trasportavano il corpo di un soldato ucciso, si chiamava Glauco.

Lo lasciarono lì ed andarono via.

Mentre Esculapio era pensieroso sul da farsi, un serpente si attorcigliava al suo bastone e tentava di salire, lui se ne accorse, buttò via il bastone ed uccise il serpente.

Subito dopo, un altro serpente entrò nella caverna, aveva in bocca un filo d’erba, strisciando s’accostò al serpente ucciso, gli pose sulla testa il filo d’erba, ed ambedue andarono subito via velocemente.

Esculapio capì quello che doveva fare: prese il filo d’erba e lo pose sulla testa di Glauco.

Anche Glauco ritornò in vita. Da allora Esculapio usò quel filo d’erba con tutti quelli che erano in fin di vita e quindi non moriva più nessuno.

Plutone, dio dell’oltretomba, non vedendo arrivare più nessuno cominciò a preoccuparsi per il suo lavoro e siccome era figlio di Giove (un raccomandato) (occhiolino), inviò un messaggio al padre: “Qua non muore più nessuno! Se non fai qualcosa per fermare quell’Esculapio finisco anch’io in cassa integrazione!”(sorriso).

E così Giove prese una saetta e la lanciò contro Esculapio che morì fulminato e fu portato in cielo dove ancora oggi si trova sotto forma di costellazione con il nome di Ofiuco (o Serpentario).

Anche il serpente è con lui: alla sua sinistra c’è la testa (càput) ed alla destra c’è la coda (càuda), questa è l’unica costellazione composta da due parti distinte e separate.

Ogni costellazione ha il suo mito anzi, i suoi miti, diversi a seconda delle varie civiltà che si sono succedute nel tempo e tutte hanno animato il cielo con personaggi e storie creati secondo la propria cultura.

Tutte le costellazioni hanno dimensioni diverse, ci sono quelle piccole e quelle grandi. Anche nello Zodiaco è così.

C’è la vergine che viene “attraversata” dal Sole in 45 giorni come vedremo qui appresso, e c’è lo scorpione che viene attraversato in meno di una settimana, ma non perché l’intera costellazione è così piccola, no, è piccolo e stretto il tratto di scorpione dove passa il Sole.

Ed ecco per voi qui di seguito le 13 costellazioni con le relative date.

Nel passaggio del Sole da una costellazione a quella successiva ho messo solo la data del giorno, non ho messo l’orario per non complicare ulteriormente il quadro con altri numeri.

Il 16 settembre il Sole entra nella Vergine,
il 31 di ottobre il Sole entra nella Bilancia,
il 23 novembre il Sole entra nello Scorpione,
il 29 novembre entra nell’Ofiuco (o Serpentario 13° costellazione),
il 18 dicembre entra nel Sagittario,
il 20 gennaio entra nel Capricorno,
il 16 febbraio entra nell’Acquario,
il 12 marzo entra nei Pesci,
il 18 aprile entra nell’Ariete,
il 14 maggio entra nel Toro,
il 21 giugno nei Gemelli,
il 20 luglio entra nel Cancro,
il 10 agosto entra nel Leone,
il 16 settembre entra nella Vergine,
e così via …

Vi lascio mentre sicuramente state cercando di scoprire a quale “costellazione” appartenete.

Buon divertimento! (sorriso).

Non fate, però, come quel bambino di quarta elementare che quando terminai la lezione sullo Zodiaco mi accorsi che piangeva.

Gli chiesi perché e lui: “ io non voglio essere Ofiuco! Io sono Sagittario, non voglio diventare Ofiuco!

Un caro saluto a tutti,
Andrea Miccoli

I COLORI

Pillola N° 22

Cari amici ciechi ed ipovedenti,
eccovi la seconda parte, conclusiva, della trattazione di Andrea Alimenti riguardante la luce ed i colori.
Buona lettura.

Nella pillola precedente avevamo accennato alle grandezze con cui si descrivono le onde, cioè frequenza, lunghezza d’onda e velocità di propagazione.

Ci eravamo lasciati dicendo che quando ascoltiamo la musica, i suoni emessi da differenti strumenti, quindi suoni a diverse frequenze, viaggiano tutti alla stessa velocità, altrimenti alle nostre orecchie i suoni arriverebbero tutti con ritardi diversi e non potremmo godere della buona musica.

Con la consapevolezza ora che onde acustiche, quindi tutte dello stesso tipo, anche se a frequenze diverse viaggiano tutte alla stessa velocità, ecco che vi dico che anche la luce si comporta in questo modo.

Aggiungo anche che qualunque frequenza dell’intero spettro elettromagnetico -nel vuoto- va alla velocità di 300 mila chilometri al secondo.

Se invece di trovarsi nel vuoto fossimo immersi in aria, in acqua od altri mezzi il discorso è un po’ differente ma ora non lo approfondiamo.
   
Comunque, è bene soffermarsi sulla velocità identica per frequenze diverse.

Per fare questo è necessario risaltare a bordo della nostra barchetta e ritornare in mezzo al mare.

Ora vi farò una domanda, cercate di immaginare la situazione per comprendere il concetto.

Stiamo in un mare particolare dove esistono insieme onde di frequenze diverse ma che vanno comunque tutte alla stessa velocità, proprio come nell’orchestra di prima.

Guardando intorno alla nostra barca, vediamo che stanno arrivando queste onde, ma notiamo che le onde a destra hanno una frequenza maggiore delle onde di sinistra.

Cioè mi spiego meglio, se mi metto nella parte destra della barca, esposta quindi alle onde a frequenza alta, mi sentirò fare su e giù molte volte al minuto.

Se mi metto sul lato sinistro della barca, in balia delle onde a frequenza bassa, mi sentirò oscillare poche volte al minuto.

Il problema però è che sia le onde di destra che le onde di sinistra vanno alla stessa velocità.

Ecco la domanda: se sia le onde a frequenza alta che quelle a frequenza bassa vanno alla stessa velocità, che cosa è che deve ulteriormente distinguere queste onde?

Ecco abbiamo precedentemente detto che le onde le descrivo tramite frequenza, lunghezza d’onda e velocità.

Quindi in queste onde differenti in frequenza ma uguali in velocità cosa c’è che cambia?

Soffermatevi a pensare finché non credete di avere la soluzione.

Trovata una risposta? Ora la vediamo insieme.

Se le onde di destra hanno una frequenza superiore di quelle di sinistra, ma uguale velocità, questo vuol dire necessariamente che le onde di destra sono molto più corte delle onde di sinistra!

Se conto quante onde mi arrivano in un minuto, ed ho delle onde molto corte, io verrò investito da un bel numero di queste onde, perché, essendo corte, ne arrivano tante in un minuto, una dietro l’altra.

Se le onde invece sono lunghe allora, nello stesso periodo di prima conterò solo poche onde lunghe.

Ecco allora un concetto importante che ci servirà molto: le onde ad alta frequenza hanno dimensioni piccole, sono corte; le onde a bassa frequenza sono lunghe.

Ora abbiamo tutte le conoscenze necessarie per iniziare a parlare di colori, quindi facciamolo!

Lo spettro elettromagnetico si divide in vari settori, in varie parti, in varie radiazioni chiamate con nomi diversi infrarosso, microonde, raggi x ecc. queste sono tutte onde elettromagnetiche uguali ma differenti in frequenza.

E proprio le differenti frequenze causano comportamenti differenti per tutte queste radiazioni.

La luce visibile è solo una piccola parte di tutte queste frequenze, è il solo intervallo che può vedere l’occhio umano.

Le onde elettromagnetiche che noi possiamo vedere oscillano tra 790 e 435 mila miliardi di volte al secondo, ed hanno nel vuoto una lunghezza d’onda compresa tra i 400 e i 700 milionesimi di millimetro.

Come per i suoni è impensabile poter contare queste oscillazioni così rapide, ma l’occhio umano, con il cervello, associa, riceve da ognuna di queste frequenze una sensazione differente.

Queste sensazioni noi le chiamiamo colori! Ma a quale frequenza corrisponde quale colore?

Ecco, come per i suoni, frequenze basse come quelle prodotte da un contrabbasso corrispondono a suoni gravi, per la luce le frequenze più basse vengono viste di color rosso.

Frequenze alte invece, come il suono di un violino, sono paragonabili al blu.

Ma come tra il suono di un contrabbasso e quello di un violino esistono una miriade di suoni intermedi, anche tra il rosso e il blu esistono molti colori differenti.

Simile al rosso, come un suono un po’ più acuto di un contrabbasso, abbiamo l’arancione o il giallo, a frequenze ancora superiori il verde e ancora più su troviamo il blu e il violetto.

Il nostro Sole però non ci manda un colore alla volta ma tutti insieme.

Ecco che quindi se si fissasse il Sole, ma fa male guardarlo direttamente, noi vedremmo tutte queste frequenze insieme.

Questo è paragonabile a sentire tutti gli strumenti di un’orchestra suonare contemporaneamente.

Per noi vedere tutte le frequenze luminose contemporaneamente corrisponde ad una ben precisa sensazione chiamata bianco.

Il bianco è la somma di tutti i colori, esattamente come l’esempio dell’orchestra in cui tutti gli strumenti suonano nello stesso istante.

L’assenza di tutti i colori invece, quindi la mancanza di luce la chiamiamo nero.

Quindi potremmo dire che il silenzio è nero.

Come stare in un luogo senza ascoltare nulla è difficile poter capire se ci si trova in una stanza, in un grosso atrio o all’aperto, così per i vedenti è impossibile orientarsi e muoversi al buio senza luce.

Infine combinando più colori insieme posso avere ulteriori colori, come combinando insieme diversi suoni posso ottenere suoni che in realtà nessuno strumento singolarmente potrebbe produrmi.

In realtà ad ogni frequenza ottica corrisponde un colore diverso, ma un singolo colore può venire visto da me formato da frequenze differenti.

Ad esempio l’arancione, esiste una determinata e singola frequenza elettromagnetica che mi fa vedere questo colore, ma anche combinazioni di frequenze differenti possono in me far sentire la stessa sensazione che io chiamo arancione.

Ora abbiamo capito cosa sono i colori, ma perché vedo gli oggetti di colori diversi?

Adesso è utile pensare alla luce non solo come se questa fosse composta da onde elettromagnetiche, ma anche come se la luce fosse composta da piccolissime particelle, diciamo palline, chiamate fotoni.

In effetti la fisica quantistica oggi riesce a spiegare tanti fenomeni considerando la luce come formata da tanti corpuscoli, appunto i fotoni, ognuno di un colore diverso.

Il problema è che finché non entrano nel mio occhio un po’ di queste palline io non vedo alcunché, anche se magari queste palline stanno passando proprio davanti a me!

Immaginate due persone che si lanciano a vicenda un pallone, se questo pallone fosse un fotone, io non potrei vedere cosa si stanno lanciando queste due persone, ma se poi mi mettessi tra di loro, ecco che quel pallone mi colpirebbe, sentirei la botta, e direi: ecco la luce!

Il Sole allora spara questi fotoni da tutte le parti, qualcuno entra direttamente nel mio occhio e mi permette di vedere la luce del disco solare, altri invece cadono sugli oggetti che mi circondano.

Questi oggetti, a seconda del materiale di cui sono composti, hanno particolari affinità solo con alcuni di questi colori, e allora di tutte queste palline, rosse, verdi, blu, parte verranno assorbite dal materiale, altre riemesse o riflesse.

Ora se prendo ad esempio un maglione e lo metto alla luce del Sole, su di esso arriveranno i fotoni di tutti i colori.

Ma questo maglione assorbe tutti i fotoni tranne quelli che portano, ad esempio, il rosso.

I fotoni rossi quindi rimbalzeranno in ogni direzione sul maglione e parte di questi finirà nei miei occhi.

Di che colore è quindi questo maglione? Ovviamente rosso!

Se ho una maglia che invece assorbe tutti i colori tranne il verde, allora il verde viene respinto ed io vedrò la maglia verde.

I pantaloni neri invece assorbono proprio tutti i colori senza lasciarne scappare alcuno, e allora ai miei occhi non arriva nulla e io li vedo neri, mentre una camicia bianca riflette tutti i colori.

Cosa succede ai fotoni assorbiti? Beh questi trasportano comunque energia che quindi viene ceduta al corpo che li assorbe, generalmente sotto forma di calore.

Ecco perché un vestito nero d’estate è caldissimo, perché questo assorbe i fotoni di ogni colore che cedono energia al vestito e quindi gli cedono calore.

Ora ci avviamo alla parte conclusiva di questo discorso legando le nozioni qui presentate all’astronomia.

Per cercare di capire ad esempio perché il cielo è azzurro o il Sole al tramonto è rosso.

In effetti il sole spara fotoni da tutte le direzioni, ma io se mi trovassi nello spazio, ad esempio sulla stazione spaziale internazionale (pillola N°6), non vedrei attorno al Sole luce ovunque.

Attorno al Sole vedrei il cielo nero, perché quei fotoni che stanno passando li, non sono diretti su di me cioè dentro i miei occhi, e quindi non li vedrei.

Posso vedere solo quelli che dal Sole vengono dritti dritti nelle mie pupille, e quindi ecco che vedrei soltanto la brillante sagoma del Sole.

Sulla Terra il discorso è differente perché c’è l’atmosfera.

L’atmosfera è composta da molecole di differenti gas: azoto, ossigeno, anidride carbonica, ma anche da polveri, pòllini e pulviscolo vario.

Ecco che quindi i fotoni che partono dal Sole, solo pochi riescono ad arrivare dritti per dritti nei miei occhi e mi permettono di vedere il sole.

Altri verranno deviati dai componenti dell’atmosfera e dopo aver rimbalzato più volte in varie direzioni questi arrivano comunque nel mio occhio anche da direzioni diverse come quando sto dentro casa con le finestre aperte ed il cielo è nuvoloso.

Per lo stesso motivo stando sulla Terra, quando c’è il Sole, il cielo è luminoso e colorato di azzurro, non è nero come per gli astronauti nello spazio.

Ma perché è proprio azzurro? Per capirlo usciamo un po’ fuori dal discorso colori con esempi che potrebbero sembrar fuori luogo ma non lo sano.

Se una persona cammina su ghiaia o sui sassolini sente che c’è qualcosa di strano, quasi fastidioso sotto i piedi ma riesce ad andare ugualmente per la sua strada.

Se però questa persona incontra davanti a se un sasso che gli arriva ad esempio all’altezza della vita ecco che se la persona non lo vede ci andrà a sbattere e cadrà a terra da qualche parte, magari supererà il masso comunque, oppure rimbalzerà di lato.

Infine se una persona incontra davanti a sé un muro… beh non c’è speranza che quella persona riesca ad oltrepassare anche questo ostacolo.

Cosa abbiamo notato?

Che ostacoli piccoli non ci impediscono di avanzare, ostacoli simili alle dimensioni di una persona ci fanno cascare da qualche parte, mentre i muri grandi ci bloccano completamente.

Uguale succede per la luce! Se la luce incontra ostacoli piccoli lei va dritta per dritta indisturbata.

Ma piccoli quanto? Beh molto più piccoli rispetto alla lunghezza d’onda del colore che tenta di passare… quindi molto molto piccoli.

Quando invece la luce incontra ostacoli con dimensioni paragonabili alla sua lunghezza d’onda ecco che anch’essa “inciampa” e viene diffusa, rimbalza, in tutte le direzioni.

Infine un oggetto molto grande rispetto alla lunghezza d’onda della luce, la ferma completamente e dietro questo oggetto si formerà quindi un’ombra.

Con queste nozioni possiamo capire perché il cielo è blu.

In effetti tutti gli elementi di cui è composta la nostra atmosfera hanno dimensioni simili alle lunghezze d’onda del blu, quindi questo colore quando arriva sulla Terra e deve attraversare questo guanto di gas che ci avvolge, ecco che viene diffuso da tutte le parti e il cielo acquista questa colorazione.

Ma perché a volte vediamo il Sole rosso?

Beh il colore rosso ha una lunghezza d’onda più grande del blu, per lui le dimensioni delle molecole della nostra atmosfera hanno dimensioni piccolissime e quindi lui può passare dritto quasi indisturbato.

È per questo motivo, quindi, che il Sole è rosso al tramonto.

Quando la nostra stella è così bassa sull’orizzonte infatti, prima che un suo raggio arrivi fino a noi per illuminarci deve attraversare un grandissimo spessore di atmosfera perché lo penetra in modo molto obliquo essendo la terra rotonda.

Per far capire bene questo concetto ai nostri corsi di astronomia per ciechi ed ipovedenti utilizziamo uno strumento didattico molto semplice, come tanti altri strumenti, superando così le difficoltà di spiegare un concetto così difficile con le sole parole.

Termino qui con la luce ed i colori sperando di avervi fornito qualche lume per la comprensione di questi difficili concetti che normalmente sono oscuri alla maggior parte delle persone.

Vi lascio con i miei più fervidi auguri di BUON NATALE e Felice 2016.

Andrea Alimenti
andreaalimenti@libero.it
Cell. 349 6521625

LA SUPER-LUNA DI AGOSTO 2014

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,
non ho avuto la possibilità di scrivervi prima per parlarvi della super Luna di questo mese di agosto 2014. Ve ne parlo adesso, anche perché ne sentiremo parlare di nuovo a settembre.

Si parla di super Luna ogni 13 mesi circa.

Innanzitutto, perché si dice super Luna ?

Per essere più chiari e precisi dovremmo dire super Luna piena perché con il termine super Luna intendiamo una Luna piena più grande del solito.

Attenzione: non una Luna più piena del solito, ma una Luna piena più grande del solito.

La Luna piena non può essere ancora più piena.

Quando si vede la Luna piena? Tutti i mesi, ogni 29 giorni e 12 ore, ma siccome le ore sul calendario non ci sono, a volte troviamo 29 giorni e a volte 30 giorni.

Il giorno della Luna piena sul calendario è indicato da un cerchietto bianco, come la Luna piena, appunto.

Quando in un mese di 30 o 31 giorni ci sono due lune piene, la seconda viene chiamata dagli inglesi blue moon.

E’ successo nell’agosto del 2012 e succederà di nuovo a luglio del 2015, poi gennaio 2018, ecc. quindi è un evento abbastanza raro e per questo gli inglesi usano l’espressione blue moon quando devono indicare un evento raro che avviene…  “raramente, ad ogni morte di papa”.

Vi racconto questo fatto che mi è capitato molti anni fa quando in televisione al TG1 delle ore 20 c’era Bruno Vespa.

La televisione inglese aveva dato la notizia che quella sera c’era la blue moon.

Subito la Rai, tramite Bruno Vespa sparò la notizia: “questa sera tutti fuori ad ammirare una bella Luna blu” .

Io non potevo credere alle mie orecchie! Cambiai subito canale per andare a sentire se anche Emilio Fede su Rete 4 avrebbe detto la stessa cosa. Infatti, fu proprio così.

Cominciò a squillare il telefono di casa mia, erano amici e colleghi: “ Andrea, ma come, c’è la Luna blu e non ci dici niente? Dài, prepara il telescopio che stiamo arrivando”.

Siccome l’aveva detto la televisione, quello che dicevo io non serviva a nulla e quella sera, a casa mia, tutti -chi più chi meno- vedevano la Luna più o meno….blu! Potenza della televisione! (Faccina che ride).

Anche l’indomani i colleghi che incontravo (allora ero ancora in servizio) mi dicevano che la sera precedente effettivamente avevano visto una bella Luna blu.

La super Luna non è proprio uguale ma si avvicina parecchio.

Ne parlo qui appresso.

Abbiamo visto “quando” c’è la Luna piena, cioè ogni 29/30 giorni, adesso vediamo “perché” c’è la Luna piena.

Abbiamo detto che la Luna ci gira intorno in un mese, ciò vuol dire che quando lei fa un giro intorno alla terra, la Terra ne fa 30 su se stessa: un po’ più di 4 settimane.

Ogni settimana sta in un posto diverso intorno alla Terra quindi viene illuminata dal Sole in modo diverso e noi che vediamo solo la parte illuminata dal Sole, la vediamo di forma diversa e quella forma è la fase della Luna .

Cominciamo ad esaminarla la settimana in cui attraversa la zona che sta davanti a noi cioè tra noi ed il Sole.

Il Sole illumina la Luna dalla parte sua (del Sole) non dalla parte nostra, perciò non la vediamo per qualche giorno e quando si vede – poco e con molta difficoltà- ha la forma di una falcetta e si vede solo di giorno.

Questa è la fase di Luna nuova, così inizia un nuovo ciclo Lunare.

Un paio di volte l’anno la Luna si mette esattamente tra il Sole e la Terra causando l’eclissi di Sole ma l’argomento eclissi ha bisogno di una trattazione a parte.

Un’altra settimana, circa, la trascorre dal lato della Terra dove c’è il pomeriggio e la sera.

La falcetta di Luna (a forma di gobba) comincia a crescere, diventa sempre più spessa.

La possono vedere quelli che vedono anche il Sole che tramonta ad ovest, cioè ad occidente, cioè a ponente e perciò si dice: gobba a ponente Luna crescente.

Questa è la fase di primo quarto.

Si vede la mezza Luna con la parte luminosa verso il Sole cioè alla destra di chi la guarda.

Un’altra settimana la trascorre dietro alla Terra dove c’è la notte.

Anche qui, due volte l’anno può attraversare l’ombra della Terra causando l’eclissi di Luna, gli altri mesi passa un po’ più su o un po’ più giù dell’ombra e riceve la luce del Sole quindi noi dalla Terra vediamo il disco Lunare bene illuminato se ci troviamo nella parte buia della Terra.

La Luna viene vista veramente piena-piena solo una notte.

Prima e dopo di questa notte la sua luminosità è sempre più ridotta.

Un’altra settimana circa (la quarta) la trascorre nella zona del cielo dove sulla Terra è mattina.

Questa fase si chiama ultimo quarto, la Luna si riduce sempre di più, è calante.

E’ illuminata la metà che guarda verso il Sole che sorge, cioè verso est, cioè verso oriente, cioè verso levante, perciò si dice: gobba a levante Luna calante.

Chi la osserva dalla Terra vede illuminata la metà di sinistra.

Da quanto precede possiamo affermare che:

1 – la Luna nuova non si può vedere.
2 – la Luna di primo quarto si vede di pomeriggio-sera.
3 – la Luna veramente piena è impossibile vederla di giorno.
4 – la Luna di ultimo quarto si vede di mattina.

Dopo questa sommaria carrellata sulle fasi lunari dobbiamo dare anche un’occhiata all’orbita della Luna se vogliamo capire bene che cosa è la super Luna .

L’orbita della Luna intorno alla Terra è ellittica come tutte le orbite di tutti i corpi che stanno in cielo.

Inoltre, la Terra non sta nel centro di questa orbita ellittica ma è spostata da una parte che si chiama perigeo dove la Luna è più vicina alla terra.

Quando la Luna si trova nel perigeo può distare da 356.000 km a 370.000 km.

Quando si trova nel punto più lontano, che si chiama apogeo, la sua distanza dalla Terra può essere da 403.000 fino a 406.000 km.
50.000 km di differenza.

Questa roba l’avevamo già detta, ma, come si dice?… repetita…

Siccome la Luna in un mese fa un giro completo intorno alla Terra, ogni 15 giorni la sua distanza aumenta e poi diminuisce di circa 50.000 km.

L’apogeo ed il perigeo sono due punti estremi sull’orbita della Luna e non stanno fermi nello spazio ma si spostano e ruotano continuamente per i fatti loro sempre stando uno opposto all’altro e non hanno nessuna relazione con le fasi della Luna.

Succede quindi che qualunque fase della Luna avviene -prima o poi- sia al perigeo che all’apogeo.

Se la Luna piena avviene all’apogeo sarà lontana dalla Terra 406.000 km, se avviene al perigeo sarà molto più vicina e quindi sarà più grande e quindi sarà più luminosa e quindi la chiameranno “super Luna ”!

A luglio 2014 la Luna piena distava 358.000km

Ad agosto la distanza è stata 357.000 km.

A settembre sarà di 359.000 km.

La Luna piena di agosto essendo la più vicina di tutte le lune piene di quest’anno è stata promossa super Luna.

Ecco che cosa è la super Luna: la Luna piena che avviene al perigeo più vicino di tutti i perigei di tutto l’anno.

Attenzione però: è difficilissimo per chiunque riuscire a capire se la Luna che sta guardando si trova all’apogeo o al perigeo.

50.000 km di differenza non sono nulla, per poter capire che la Luna è al perigeo o all’apogeo ci vuole l’occhio di un astrofilo super esperto in osservazioni lunari.

Tutti gli altri, i comuni mortali, possono solo tirare ad indovinare! (Faccina che sorride).

Ora rileggetevi la differenza di distanza tra luglio, agosto e settembre di quest’anno.

La super Luna di agosto era soltanto 1000 km più vicina rispetto al mese di luglio e tutti hanno detto: “ si vede proprio bene che è una super Luna , infatti è molto più luminosa del mese scorso”!

Qualcosa di simile è successo con la blue moon di Bruno Vespa. In effetti, nessuno al mondo potrà mai accorgersi se la Luna è 1000 o 10.000 km più distante o più vicina.

Ma se lo ha detto la televisione, allora…si vede proprio… bene! (Faccina che fa l’occhiolino).

Una grande Luna piena o una super Luna di cui tutti ne esaltano le enormi dimensioni, quanto grande viene immaginata da un non vedente che non l’ha mai vista?

Ci provo a darvi un aiutino e sono certo che più di qualcuno di voi rimarrà molto sorpreso.

Da un pacco di lenticchie ne ho prese un po’ e tra queste ne ho cercata una che avesse 5 mm di diametro. (Ho usato un calibro per misurare).
Ovviamente, l’ho trovata.

Ho preso questa lenticchia e l’ho incollata su di un pezzo di plastica trasparente usando un normale scotch trasparente.

Ho alzato il braccio verso la Luna mantenendo il vetrino con la lenticchia ad una distanza di circa 60 cm dal mio occhio. Udite… udite…

La lenticchia di 5 millimetri di diametro tenuta ad una distanza di circa 60 cm dall’occhio copre esattamente tutta la Luna piena anche se è una super Luna! Sembra incredibile, ma è proprio così.

Ovviamente, se allungo il braccio ed allontano la lenticchia questa si rimpicciolisce alla mia vista e diventa più piccola della Luna piena, se invece la avvicino al mio occhio la vedo sempre più grande e oltre alla Luna può oscurarmi anche parte del paesaggio circostante.

Preparatevi a far restare qualcuno a bocca aperta facendogli fare questa prova il prossimo 9 settembre 2014 quando ci sarà la Luna piena che sarà quasi uguale alla super Luna di agosto.

Concludo con raccontino molto interessante che vi piacerà.

In questo mese di agosto -come già vi avevo anticipato- la Luna è stata protagonista del fallimento delle stelle cadenti.

Il perché è tutto nella luce che proviene dalla Luna piena: è così intensa che annulla la luce del 90% delle stelle cadenti.

Quest’anno con le Perseidi di agosto (lacrime di San Lorenzo) è successo proprio questo.

Nei giorni 9 e 10 agosto, la Luna piena era al perigeo (super Luna ), la televisione ne aveva parlato tanto e quindi la gente era incuriosita più del solito, le presenze degli appassionati sono state numerose come sempre.

Nessuno è rimasto a casa, tutti con il naso all’insù a scrutare il cielo color latte mentre io raccontavo qualcosa di interessante sotto il profilo scientifico, storico, mitologico, popolare ecc…

Era mezzanotte e ne avevamo avvistate solo due.

Negli anni passati a mezzanotte ne avevamo contate almeno 30/40 e verso l’una la gente andava via felice e soddisfatta perché si raggiungeva con un applauso l’obiettivo della centesima stella cadente.

Quest’anno, niente. Una delusione così forte non se l’aspettavano. Loro. Noi astrofili sapevamo già che sarebbe finita così e per rimediare almeno in parte, io avevo fatto stampare sui nostri volantini anche uno strano indirizzo che voi tutti conoscete da parecchio tempo: l’indirizzo del sito delle radio meteore, le stelle cadenti che i ciechi possono ascoltare indipendentemente dalla presenza della Luna , del Sole, delle nuvole, della pioggia, dei temporali, ecc. ecc.

Eccolo qui: http://topaz.streamguys.tv/~spaceweather/

Una opportunità che nessuno aveva mai sentito e neanche immaginato.

Stelle cadenti per i ciechi? Ma che stà a dì questo? Un argomento stranissimo che li ha sorpresi ed incuriositi tutti, ciò mi ha dato l’opportunità di parlare del seminario di astronomia per ciechi ed ipovedenti che si è concluso il 26 luglio 2014 qui a Latina.

Per me è stato come stappare una bottiglia di spumante!

Troppe cose avevo – ed avrò sempre – da raccontare!

Tanto entusiasmo ancora in corpo e tantissime belle sensazioni da comunicare e così ho fatto.

Ho parlato di voi ed ho fatto scoprire a loro ciò che anche io ho scoperto: persone con un inesauribile desiderio di conoscenza sempre presente, in modo elegante, nella vita di tutti i giorni.

Se volete constatare quanta partecipazione, curiosità ed interesse ha destato in quelle due serate il racconto dell’astronomia ai ciechi dovete farvi aiutare ed andare in fondo-in fondo alla prima pagina del sito www.astronomiapontina.it, troverete le statistiche dei visitatori e vedrete che la media di 150, in quei due giorni è salita a quasi 350 visite giornaliere.

Ho invitato tutti a dare un’occhiata anche concretamente nel sito per vedere con i propri occhi quanto era bello ciò che stavo dicendo ed osservare nelle foto la felicità ed il fascino emanato da tutti i partecipanti nei loro contatti con gli strumenti dell’astronomia e con tutte le persone dovunque siamo andati.

Troverete un piccolo diario delle giornate del seminario con parecchie foto tutte descritte.

Anche un video -purtroppo senza l’audio- che speriamo presto di rimpiazzare con uno che sia comprensibile.

Una mezz’oretta di divertimento assicurato!

Vi saluto tutti con un abbraccio,
Andrea Miccoli.

andmicco@libero.it
cell.3475775180

ISON, LA COMETA DI NOVEMBRE 2013

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

in questo mese di novembre 2013 di cos’altro vi potevo parlare se non della cometa di cui già si parla tanto?

Perché questa cometa è tanto chiacchierata?

Cos’ ha di speciale rispetto a tante altre comete?

Ebbene, la cosa più sicura che si può dire è che ha un futuro molto incerto, non solo, anche il suo presente, per adesso, non è molto…brillante (in tutti i sensi).

Diamole uno sguardo da vicino, cerchiamo di conoscerla e cominciamo dal nome: si chiama ISON (tutti pronunciano Aison, all’americana) questo non è il nome dello scopritore (è stata scoperta da due astronomi russi) ma è il nome della rete di cui faceva parte l’osservatorio dove è avvenuta la scoperta lo scorso anno 2012 il 28 settembre.

Allora si trovava ancora molto lontana dal Sole, era tra l’orbita di Saturno e quella di Giove a circa 900 milioni di km di distanza da Sole.

E’ piccolina, ha un corpicino di circa 2 km, scoprirla a tanta distanza è stato come cercare (e trovare) con un telescopio da Roma, una lenticchia sulla città di Mosca!

Potenza della tecnologia moderna applicata ai telescopi!

Anche questa come altre comete proviene dagli estremi confini del sistema solare: la cosiddetta nube di OOrt dove ancora si trova tutta la materia che per la grande distanza dal Sole non ha ricevuto la necessaria attrazione per muoversi e perciò non ha preso parte alla costruzione del sistema solare.

Stiamo parlando di una distanza pazzesca, da dove la cometa Ison è partita migliaia o milioni di anni fa per arrivare solo adesso da queste parti.

Con precisione possiamo dire che il 28 novembre 2013 sarà al perielio che è il punto più vicino al Sole.

Sarà quello il momento più drammatico della vita della cometa Ison, è in quelle poche ore che sono state concentrate tutte le forze tecniche e l’attenzione di tutti gli astronomi perché la sua distanza dal Sole sarà veramente piccolissima e cioè meno di 2 milioni di km (pensate che noi stiamo a 150 milioni di km e Mercurio non scende mai sotto i 45) in quelle poche ore la cometa sarà dietro al Sole, dalla Terra nessuno potrà osservarla, solo l’occhio di alcuni strumenti spaziali della Nasa potranno seguire l’evento, con molte precauzioni per non bruciare i sensori ottici.

Quando la cometa inizierà la traiettoria curva intorno al Sole e sparirà dietro di esso, nessuno sarà in grado di dire con sicurezza se la rivedremo ancora. Nel caso che possa riemergere dall’altro lato del Sole chissà in quali condizioni si troverà.

La cometa è così piccola e la sua distanza dal Sole è così ridotta che è possibile che il Sole la faccia letteralmente svaporare tutta e riduca in frammenti il nucleo sbriciolandolo con la forza di gravità.

Questo è già successo ed è stato osservato anche recentemente con altre comete.

La più famosa e documentata frantumazione di una cometa è avvenuta per opera del pianeta Giove nel mese di luglio del 1994, un evento che seguii anch’io con il mio telescopio.

La cometa era la Shoemaker-Levy , era un unico pezzo intero, come tutte, ma quando la distanza da Giove era diventata ormai troppo piccola (poche decine di migliaia di km) i pezzi diventarono due, poi tre, quattro, dieci, poi 21 pezzi che finirono tutti su Giove in fila indiana lasciando enormi segni d’impatto nell’atmosfera del pianeta per alcuni mesi.

La Ison in pratica, fino ad ora nessuno l’ha vista ad occhi nudo – è troppo piccola – e nessuno potrà vederla facilmente e bene come vedemmo la grande cometa Hale-Bopp in molte serate del 1997.

Però sarà possibile vederla (o intravederla) nella luce del crepuscolo mattutino un’ora prima del sorgere del Sole nei giorni intorno al 24 di questo mese di novembre 2012 dalle ore 06.00 in poi avendo l’orizzonte sgombro, il ché, di questi tempi non sarà facile.

Dopo lo stress termico e gravitazionale del passaggio al perielio potremo tentare di vedere ciò che sarà rimasto della cometa (se qualcosa sarà rimasto) nei giorni 3/4/5 dicembre, dopodiché ci vorrà il binocolo o il telescopio perché si allontanerà molto velocemente.

Non tornerà mai più da queste parti. La sua orbita non è chiusa ma aperta e questo significa che non è periodica quindi non la vedremo mai più.

Sono varie decine le comete che arrivano ogni anno nel sistema solare, arrivano da sopra, da sotto, da ogni parte, non arrivano sistemate sullo stesso piano dei pianeti.

Se hanno la giusta massa e arrivano con la giusta velocità ed alla giusta distanza dal Sole diventano periodiche cioè vengono catturate dalla gravità del Sole e sistematicamente ritornano dopo un numero di anni che dipende dalla dimensione dell’orbita: più è piccola e più è breve il periodo di rivoluzione intorno al Sole, la Henke ha l’orbita più piccola e quindi il periodo più breve di tutte: 3 anni per fare un giro.

La maggior parte ha periodi di 10-20 anni ma alcune hanno periodi di centinaia di anni.

Le comete che si impongono all’attenzione di tutta la Terra per la loro visibilità e la bellezza della coda e della chioma sono pochissime, diciamo una ogni 4-5 anni.

Fra gli studiosi che seguono la Ison c’è chi dice che non ha l’orbita aperta ma tanto tanto grande da sembrare aperta anche se dovrebbe essere chiusa ed avanzano l’ipotesi che potrebbe essere la stessa cometa del 1680 attribuendole, così, un periodo di circa 300 anni.

Per adesso, speriamo che ce la faccia a superare la difficile prova del 28 al perielio e speriamo che il 29 novembre sia ancora in…vita.

Noi qui a Latina festeggeremo il suo arrivo organizzando una mattinata antelucana domenica 24, che secondo me è il giorno con le condizioni migliori per poterla vedere (in tutta l’Italia) il ché avverrà un’ora prima dell’alba (tempo meteo permettendo) e poi, se uscirà viva dall’incontro ravvicinato con il Sole, il 3 dicembre faremo la mattinata del commiato per rivederla e salutarla augurandole un “buon ritorno a casa….”.

I dettagli delle due giornate -tra qualche giorno- nel sito: www.astronomiapontina.it .

Pensate: ha atteso questo momento per quasi 5 miliardi di anni, al freddo più intenso ed al buio più estremo di tutto l’universo; ha percorso migliaia di miliardi di km, ha viaggiato per milioni di anni e dopo tutto ciò, in pochissime ore, il suo destino si compie il 28 novembre 2013: o ritorna a casa felice perché ha potuto vedere da vicino il Sole fin quasi a toccarlo, oppure soccombe, meschina, vittima di un sogno impossibile. Vedremo.

Io vivamente mi auguro che ce la faccia, mi è simpatica ed il 29 mattina vorrei festeggiare la sua….rinascita dalle fiamme solari.

Vi terrò informati con la prossima pillola ai primi di dicembre dopo la mattinata del commiato (se ci sarà).

Ma se qualcuno volesse sapere in tempo reale se la Ison c’è ancora oppure si è fermata per sempre, mi scriva o mi telefoni (cell.3475775180) risponderò volentieri.

A tutti un caro saluto,
Andrea Miccoli.

LA STAZIONE SPAZIALE

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

Anche quest’anno, come gli anni passati, io con i miei amici e collaboratori dell’Associazione Pontina di Astronomia, durante tutta l’estate, abbiamo passato molte serate all’aperto, spiegando la volta celeste agli appassionati del cielo.

Quest’anno però, in alcune serate, ho notato con piacere che il picco di maggiore interesse e divertimento per la gente era in corrispondenza di ciò che raccontavo a proposito di un puntino luminoso che solcava il cielo.

Si vedeva chiaramente che non si trattava di un aereo perché non aveva nessuna luce intermittente e questo incuriosiva di più i presenti i quali diventavano irrefrenabili con le domande a mano a mano che il puntino si avvicinava sempre di più all’orizzonte per poi scomparire.

Che cos’era? Era la Stazione Spaziale Internazionale orbitante! 

Un puntino luminoso che di solito passa inosservato.

E’ solo un puntino, ma è pieno di cose e persone molto interessanti che vivono in un ambiente molto particolare che non tutti conoscono.

La NASA fornisce ogni tipo di informazione su tutto ciò che riguarda le caratteristiche, le attività, la vita e gli esperimenti scientifici che vengono svolti a bordo.

La conoscenza di ciò che sto per raccontarvi viene dalle mie osservazioni dei filmati che seguo incessantemente – anche in diretta- per curare il mio autoaggiornamento su tutto ciò che riguarda lo spazio.

Ecco anche a voi qualche immagine di quell’ambiente così particolare che destava tanto interesse ma anche tanta ilarità fra la gente durante le serate estive.

Si chiama anche International Space Station, all’americana, che abbreviato diventa ISS.

E’ un enorme laboratorio spaziale ampio come un campo di calcio (metri 100 x 70), pesa 450 tonnellate e si trova a 400 km di altezza.

A vederlo da vicino si presenta come una specie di grosso tubo con un diametro medio di 3 – 4 metri, mentre l’interno è di sezione quadrata con il lato di circa 2,5 mt.

Ha 20 bracci lunghissimi alle cui estremità sono attaccati enormi pannelli fotovoltaici che hanno una superficie totale di circa 4000 metri quadrati per la produzione dell’energia elettrica.

La sua velocità è di 28.000 km/h; per fare un giro intorno alla Terra impiega solo un’ora e mezza, per questo motivo nella stessa serata è possibile vederla dalla terra anche più volte.

Ogni volta ci mette pochi minuti ad attraversare il cielo sopra le nostre teste da ovest verso est ed ogni volta la gente rimane a bocca aperta a guardare e a pensare quanta importanza, tecnologia e vita c’è in quel puntino così piccolo ma anche così grande.

Il suo volume abitabile è circa 300 metri cubi – come può essere lo spazio di un appartamento di 5 stanze – ma lì non ci sono stanze, c’è un lungo corridoio principale con alcune brevi diramazioni secondarie che servono per l’attracco delle navette spaziali che trasportano materiali e persone.

Ci sono moltissime apparecchiature elettroniche per il controllo dell’orbita e per l’effettuazione dei numerosi esperimenti scientifici molto particolari che possono essere fatti solo lì dentro.

Infatti lì non c’è la gravità, o meglio, la gravità c’è ma non si sente.

La ISS con la sua velocità è come se fosse sempre in “caduta libera” intorno alla Terra e chi ci sta dentro è anche lui in caduta libera insieme con la ISS e quindi rispetto alla ISS non ha nessun peso e perciò galleggia nell’aria che c’è all’interno.

Ovviamente dove non c’è gravità non si può camminare perché non c’è modo di stare con i piedi per terra.

Gli astronauti però per tenere i muscoli e le ossa sempre efficienti camminano e corrono, ogni giorno fanno 2 ore di palestra: hanno una varietà enorme di esercizi da eseguire con tanti strumenti tra cui anche un tapis-roulant dove fanno parecchi chilometri di corsa sudando come cavalli.

Ma come fanno a camminare ed a correre sul tapis-roulant? Vengono legati con delle grosse molle che li tirano verso il basso per simulare la gravità. Ovviamente, ognuno ha le molle regolate in proporzione al proprio peso.

L’abbigliamento abituale degli astronauti all’interno della ISS è di tipo casalingo: calzini, pantaloncini ed una maglietta. Mettono le scarpe quando devono fare lavori pesanti e mettono la tuta spaziale quando devono lavorare all’esterno della ISS o quando devono fare il viaggio di ritorno verso Terra.

Per muoversi ed andare da una parte all’altra nella ISS nessuno cammina, si vola, si galleggia nell’aria.

Si mettono in posizione orizzontale a mezz’aria, si danno una spintarella con le mani toccando le varie maniglie poste un po’ ovunque sopra, sotto, destra e sinistra in quel tubone dove vivono e partono come dei …”superman” orizzontalmente verso la direzione scelta, a volte con i piedi in avanti, a volte con la testa in avanti: 5…10 metri… ma siccome è difficile mirare giusto, spesso vanno a finire contro le apparecchiature e si devono proteggere anche perché per fermarsi non hanno i freni a disco ma solo le mani.

E’ chiaro che stiamo parlando di velocità minime, come una persona che cammina.

Perché in questo periodo c’è tanto interesse per la Stazione Spaziale? Il motivo sta nel fatto che uno dei 6 astronauti che adesso si trovano lì dentro è un italiano.

Si chiama Luca Parmitano ed è un Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana (come me, ma io ho quasi due volte i suoi anni) è di Paternò (CT).

E’ salito lassù il 28 maggio scorso insieme ad un russo e ad una donna americana e torneranno a casa l’11 novembre prossimo: quasi sei mesi di permanenza.

Ogni tre mesi c’è un cambio: 3 nuovi arrivano e 3 “vecchi” ritornano a casa dopo una permanenza di sei mesi.

Abbiamo detto che all’interno della ISS nessun corpo ha peso, diciamo che “manca” la gravità.

Non cade nulla verso il basso o sul pavimento, niente va giù, tutto rimane lì dove lo lasci, anche a mezz’aria.

L’atmosfera che c’è all’interno è molto simile a quella che c’è sulla Terra: l’ossigeno si prende dall’acqua (con l’elettrolisi) e l’azoto si porta su con le bombole.

L’aria che serve per respirare deve circolare sempre, ci sono dei potenti aspiratori che la prelevano, la depurano e la rimettono in circolo, quindi non è mai ferma, si muove sempre e con questo movimento porta lentamente con sé tutto ciò che galleggia a mezz’aria se non è bloccato o ancorato da qualche parte.

Per questo motivo gli astronauti devono stare legati quando dormono perché altrimenti potrebbero essere portati in giro durante il sonno correndo qualche pericolo.

Naturalmente il lettino non c’è.

Per dormire ogni astronauta ha il suo sacco a pelo (senza pelo) che è fissato al muro o al soffitto della propria piccolissima stanzetta che non è più grande di un paio di metri quadrati.

Possono dormire in qualunque posizione perché nella ISS non c’è la posizione orizzontale o verticale, e quindi c’è chi dorme attaccato al soffitto, chi dorme attaccato ad uno dei pannelli laterali, chi con la testa su, chi con la testa in giù, per loro fa lo stesso, ma tutti dentro il sacco che è fissato da qualche parte con delle cinghie.

Quando dormono con le braccia fuori dal sacco, sono veramente buffi perché le braccia galleggiano anch’esse e sembra che stanno acchiappando le mosche e invece stanno dormendo …

Per quanto riguarda la pulizia personale, gli astronauti non si possono lavare come ci laviamo noi.

Lì non cade nulla, neanche l’acqua, se vuoi bere un bicchiere d’acqua, giri il bicchiere ma l’acqua non scende, per bere devi usare per forza una cannuccia.

La doccia non esiste, non si può fare.

Prima di tutto perché non si può sprecare neanche una goccia d’acqua, inoltre c’è da ricordare che l’acqua della doccia non andrebbe giù, si fermerebbe intorno alla testa, senza cadere, tappando occhi, naso, con qualche rischio di soffocamento.

E allora come si lavano gli astronauti?

Bagnano un asciugamani con un po’ d’acqua e quando è bello umido lo strofinano sulle parti del corpo che sono da pulire. Tutto qua.

E i denti?

Si prende lo spazzolino, si mette un po’ di dentifricio, si strofina lo spazzolino sui denti… sopra, sotto, destra, sinistra… e quando i denti sono puliti il dentifricio viene ingoiato, si beve mezzo goccio d’acqua, si asciuga lo spazzolino e si rimette tutto a posto. Stop.

Le donne e gli uomini come si lavano i capelli?

Fare lo shampo è un’operazione che richiede solo pochi minuti anche per le donne che hanno i capelli lunghi: si prende il tubetto dello shampo, se ne versa un po’ direttamente in testa fra i capelli, niente acqua, con le mani si massaggia, si strofina a piacere, alla fine si puliscono i capelli con l’asciugamani inumidito e si possono pettinare. Finito.

Anche i capelli galleggiano e le astronaute che li hanno lunghi, ovviamente non li hanno mai sulle spalle ma sempre dritti come aghi per aria in tutte le direzioni.

Loro sanno di essere buffe e sono le prime a ridere davanti alle telecamere.

Cosa mangiano gli astronauti?

Principalmente cibi sotto vuoto preconfezionati, ognuno secondo il proprio menu concordato a terra con i nutrizionisti della NASA.

Ma quasi ogni mese, insieme ai vari rifornimenti tecnici per la Stazione Spaziale arrivano anche verdure e frutta fresca.

Lì le sedie non ci sono, non servono.

Per stare fermi quando si mangia bisogna infilare i piedi sotto le maniglie del pavimento.

Si mangia tutti insieme, in allegra compagnia, ma non stanno tutti intorno al tavolino da pranzo dove ci sono le cose da mangiare, alcuni si mettono intorno al tavolino ed altri si mettono sopra, a mezz’aria e galleggiando con la faccia in giù mangiano, bevono e chiacchierano tutti insieme.

Ma dopo aver mangiato e bevuto sicuramente -prima o poi- bisognerà anche… O no?

Ma come si fa ad usare il bagno dove non c’è la gravità e nulla cade verso il basso…?

A questo punto spero proprio di non creare qualche imbarazzo a nessuno.

Stiamo per entrare in un bagno di circa 1 metro di larghezza per 1 metro e mezzo di profondità.

Scusate ma mi viene da ridere se penso…”a giugno siamo partiti parlando del solstizio d’estate, poi dell’afelio, poi le stelle cadenti, l’equinozio d’autunno e adesso che ci azzecca questo bagno con l’astronomia?

E’ vero che è il bagno più alto dell’universo, ma forse ho sbagliato qualcosa!

Proseguiamo, con la speranza che dopo questa mail non vi cancellerete tutti dalla lista J.

A bordo della ISS ci sono due bagni, sono identici e funzionano allo stesso modo sia per gli uomini che per le donne.

Abbiamo già detto che lassù l’acqua è molto preziosa e perciò anche i liquidi (sudore, urine) di 6 persone è roba molto preziosa che ovviamente non può andare sprecata.

Il sudore viene prelevato tramite la depurazione dell’aria, le urine sono prelevate dai bagni, è opportuno quindi mantenerle separate dalle parti solide per non essere costretti -dopo- a doverle separare.

Nel bagno, quindi, la via per i liquidi è nettamente separata dalla strada che faranno le parti solide.

Per…depositare queste ultime c’è un piccolo sedile grande come un piatto, con un foro di circa 10 cm al centro.

Ognuno ha il proprio copri-sedile, si siede lì, si lega (non certo per evitare l’effetto…missileJ) e si libera delle parti solide. 

Per i liquidi invece bisogna prendere un tubo leggero e flessibile -diametro 5/6cm- che è appeso lì a fianco.

All’entrata di questo tubo si applica il proprio imbutino personale (rotondo per i maschietti ed ovale per le femminucce) e con la mano si tiene il tubo laddove deve ricevere i liquidi.

E la mano deve stare ferma…. altrimenti… lì non va niente per terra, tutto galleggia e se ne va in giro … J

Questa è la posizione di un astronauta nel bagno.

Una sola mano è libera. 

Ovviamente noi qui sulla Terra abbiamo la gravità che nel bagno ci facilita molto le cose, lassù ci pensano le pompe di aspirazione a portare nei rispettivi contenitori i due tipi di materiali.

Come abbiamo già detto, i liquidi diventeranno acqua potabile, i solidi verranno raccolti in contenitori , saranno sterilizzati, disidratati e mandati sulla Terra con il primo volo.

Ci sarebbero da dire molte altre cose interessanti, specialmente riguardo agli esperimenti scientifici che si fanno a bordo della ISS, ma ci fermiamo qui.

L’anno prossimo 2014 a novembre andrà lassù la prima donna italiana: Samantha Cristoforetti, di Milano, è un capitano dell’Aeronautica Militare Italiana ed è in addestramento spaziale già da due anni.

Il mese prossimo -novembre- torneremo a parlare di astronomia, quella vera.

Ricordatevi di comunicare questa iniziativa anche ai vostri amici.

Con piacere vi dico che stiamo diventando sempre più numerosi, vi ringrazio.

A tutti un caro saluto,

Andrea Miccoli

LA LUCE  

Pillola N° 21

Cari amici ciechi ed ipovedenti,

in questa pillola di astronomia non sarò io, Andrea Miccoli, a parlarvi ma un altro Andrea – sempre dell’Associazione Pontina di Astronomia – molto più giovane (quasi mezzo secolo di differenza d’età).

Si tratta di Andrea Alimenti, che alcuni di voi hanno già conosciuto qui a Latina. Buona lettura.

      ……………………

Il 2015 è stato dichiarato l’anno internazionale della luce dalle Nazioni Unite e a seguire anche da tante altre organizzazioni ed associazioni.

Ho deciso quindi di parlare di luce ai partecipanti del corso di astronomia per ciechi ed ipovedenti organizzato dall’Associazione Pontina di Astronomia nel mese di luglio 2015.

Questo testo avrei voluto mandarvelo registrato con la mia voce ed alcune note musicali che sarebbero state riprodotte come esempi per meglio capire alcune sfumature di questo argomento, ma il tempo per fare la registrazione con voce e strumenti non sono riuscito a trovarlo, causa impegni soprattutto universitari.

In parte, riassumo quella bellissima chiacchierata che fu preparata per durare poco più di mezz’ora e che invece, guidata dalle domande dei partecipanti, si allungò per oltre un’ora e mezza.

Di questa riporto qui solo i punti più importanti, il resto rimarrà ovviamente solo un gradevolissimo ricordo per me e i presenti.

Non vi farò qui una trattazione completa sulla luce e sui suoi particolari comportamenti, il ché richiederebbe conoscenze di fisica, chimica, matematica, biochimica, fisiologia, ottica, neurologia, psicologia ed altro ancora che io non ho.

Vi parlerò quindi in generale di luce e colori, sperando di passarvi un’idea scientificamente corretta e, spero, di facile assimilazione.

Ho comunque la consapevolezza che per un non vedente dalla nascita, mai nessun discorso potrà far immaginare un colore così come noi li vediamo.

È opportuno iniziare parlando della luce in sé, cos’è questa strana cosa, una introduzione, per cominciare a capirne qualcosa.

Normalmente si parla di luce quando si indica quella porzione dello spettro elettromagnetico che può essere vista dall’occhio umano.

Ops, già ho usato due parole un po’ scomode, passo passo cercherò di spiegare tutto, non preoccupatevi.

Lo spettro elettromagnetico non è altro che la grande famiglia di tutte le diverse tipologie di radiazioni elettromagnetiche, quindi troviamo qui dentro le onde radio, le microonde sia del nostro forno ma anche quelle che permettono alle varie sonde a spasso nel nostro sistema solare di comunicare con noi a grande distanza, c’è anche l’infrarosso che generalmente ci permette di cambiare canale al televisore senza doverci alzare dal divano, c’è la luce visibile, l’ultravioletto che ci abbronza, i raggi X delle lastre e i raggi gamma che forse è meglio non incontrare.

Cosa distingue però tutti questi componenti dello spettro elettromagnetico?

Beh per adesso accontentiamoci di sapere che sono tutti parenti, che sono tutte radiazioni elettromagnetiche.

Queste radiazioni elettromagnetiche non sono altro che un modo con cui si può propagare dell’energia.

Sarebbe bene ora spiegare anche questa parola: energia.

Questa non è altro che la capacità di poter indurre un cambiamento su un corpo.

Allora è energia un libro che può cadere da una scrivania e schiacciare la formichina che accidentalmente si trova li sotto, ma è anche energia la benzina che noi bruciamo nei motori per far muovere le nostre macchine.

Pensandoci bene tutto ciò che ci circonda è energia, ovvio di diverso tipo, ma pur sempre energia.

E poiché la luce può ad esempio scaldarci, mettere in movimento elettroni od altro anche questa è considerata energia chiamata però, con un parolone, di tipo elettromagnetico.

Questo semplicemente per differenziarla ad esempio dall’energia chimica della benzina, o dall’energia cinetica di una macchina in movimento.

L’idea che per adesso è utile tenere a mente è che la luce visibile è sorella delle microonde, degli ultra violetti, dei raggi x semplicemente perché tutte queste radiazioni permettono il trasporto di energia di tipo elettromagnetico.

L’occhio umano è cieco alla quasi totalità di queste radiazioni. Nessuno può vedere il segnale che esce dall’antenna dei nostri cellulari, anche se questo è praticamente la stessa cosa della luce.

Per capire però cosa differenzia la luce visibile dalle altre radiazioni è necessario fare un bel passo avanti che faremo scordandoci per un poco della luce.

Penso che la maggior parte di voi abbia avuto l’esperienza di trovarsi su una barca, ecco immaginatevi di trovarvi ora a bordo di quella barca.

Per chi non è stato così fortunato è comunque facile capire cosa si prova in mezzo al mare: se ci sono delle onde, e la barca è piccola, ci si sente spostare su e giù.

Alle persone più sensibili questo movimento può facilmente far sentire male, causando nausea e malessere generale chiamato cinetosi.

Comunque immaginate di stare con la vostra barchetta, con motori spenti, in mezzo al mare in una giornata in cui ci sono delle belle onde.

Ecco che come già detto, vi sentirete spostare su e giù.

Ora prendete in mano un orologio, o meglio ancora un timer, e regolatelo in modo che questo suoni dopo un minuto.

Fatto? Ok fate partire l’orologio e nel frattempo iniziate a contare quante volte avete fatto su e giù nella vostra barca per colpa delle onde.

Ogni volta che avete fatto su e giù vuol dire che è passata un’onda completa, quindi quando contate i vostri movimenti completi, state in realtà contando quante onde passano sotto di voi.

Ora l’orologio suona, è passato un minuto! Quante onde avete contato? 20? 30? 40?

Ecco, il numero che avete è la frequenza delle onde! Questo è un primo concetto da ricordare: la frequenza.

In realtà per essere un pochino più corretti, in fisica normalmente non si contano le onde che passano ogni minuto, ma si fa il conteggio delle onde ogni secondo.

Ma poiché manualmente è difficile contare le onde al secondo, noi impostiamo il timer ad un minuto, una volta effettuato il conteggio dividiamo il numero ottenuto per 60, che sono i secondi presenti in un minuto, ed otteniamo la frequenza così com’è definita in fisica.

In modo simile immaginate che sia possibile misurare anche la lunghezza di un’onda, cioè lo spazio che c’è ad esempio tra due creste consecutive di un’onda, o quello tra due ventri di un’onda.

Il ventre è la parte “bassa” di un’onda, cioè quando noi ci sentiamo andar giù, mentre è detta cresta la parte più alta, quella che ci solleva con tutta la nostra barca.

Ovviamente le onde non sono ferme ad aspettare che noi con un metro ne possiamo misurare la lunghezza, esisteranno quindi altri metodi, ad esempio scattando una foto.

L’importante comunque è capire cos’è la lunghezza d’onda e che questa è in qualche modo misurabile.

Infine sempre sulla nostra barchetta ci può venir la curiosità di misurare quanto vanno veloci le onde sotto di noi.

Questo lo si può misurare facilmente, ad esempio cronometrando il tempo che un’onda impiega per passare due punti (ad esempio due scogli) a distanza nota.

Dividendo lo spazio tra questi punti e il tempo misurato si ottiene la velocità dell’onda.

Abbiamo ora compreso il significato di frequenza, lunghezza d’onda e di velocità di propagazione.

Siamo pronti per fare un bel passo avanti, lasceremo ora le onde del mare, per passare ad onde di diverso tipo… ma non dimentichiamoci comunque della nostra barca che ci tornerà nuovamente utile.

Ora iniziamo a parlare di onde sonore.

Il suono si propaga tramite delle onde che nessuno vede, delle onde di cui nessuno può, senza particolari strumenti, cercare di contare frequenza e misurare lunghezza e velocità.

Queste sono delle onde di pressione che si possono propagare più o meno facilmente in diversi mezzi e materiali, ad esempio aria, acqua, metalli ed altro.

Queste onde però oscillano così rapidamente che senza l’utilizzo di strumenti esterni noi non possiamo renderci conto di che frequenza queste siano.

I suoni che noi udiamo hanno infatti frequenze comprese tra i 20 Hz e i 20000 Hz.

Hz si legge Ertz ed è l’unità di misura della frequenza.

Dire 20 Hz vuol dire che queste onde fanno 20 oscillazioni al secondo. Cioè se ci fosse una barca che potesse galleggiare sulle onde del suono noi li sopra conteremmo 20 onde ogni secondo, o meglio 1200 onde ogni minuto. 20000 Hz invece vuol dire contare 20000 onde ogni secondo.

Capite che è difficile contare tante oscillazioni così rapide.

In realtà noi tutti abbiamo uno strumento meraviglioso che permette di distinguere queste diverse frequenze.

Sto parlando del nostro orecchio! Grazie a lui noi associamo ad ogni frequenza sonora uno stimolo e sensazione uditiva diversa.

Ecco che senza rendercene conto quando arriva al nostro orecchio una frequenza bassa, tipo quella del contrabasso, noi sentiamo un suono grave, mentre quando veniamo investiti da un’onda sonora a frequenza elevata, come quella del violino, noi sentiamo un suono più acuto.

Il nostro orecchio però non può percepire suoni di qualunque frequenza, noi veniamo continuamente investiti da onde sonore che hanno frequenza maggiore di 20000 Hz ma non ce ne rendiamo assolutamente conto!

Siamo tutti sordi a queste frequenze dette ultrasuoni.

Ma poiché non tutti gli orecchi sono uguali, ecco che molti animali come i cani o i pipistrelli riescono a sentire anche queste frequenze.

Per la luce il discorso è lo stesso, ma abbiate pazienza che ci arriviamo con calma.

Prima di andare avanti vi faccio un’altra domanda: siete mai andati ad un concerto?

O comunque avete mai ascoltato più strumenti suonare dal vivo?

Ecco, sicuramente in quell’occasione, anche se magari vi trovavate lontani dai musicisti, siete riusciti ad ascoltare le note emesse da ogni singolo strumento tutte insieme con i giusti tempi.

Mi spiego meglio, note che venivano suonate insieme magari da un violino e da un contrabbasso arrivavano al vostro orecchio tutte insieme, questo vuol dire che le note, cioè i suoni emessi da qualsiasi strumento percorrono nello stesso tempo la distanza che separa noi dal palco e cioè che i diversi suoni vanno tutti alla stessa velocità!

Questo è un regalo bellissimo che ci fa la natura, se così non fosse non avremmo mai potuto ascoltar musica: ogni suono sarebbe arrivato al nostro orecchio con un ritardo diverso.

Con questa rassicurante e piacevole considerazione ci fermiamo qui altrimenti questa pillola diventa troppo lunga e potrebbe spaventare i più pigri che finirebbero per non leggerla neppure.

Anche con la prossima pillola continueremo a parlare della luce ed in particolare di come nascono i colori che esistono in terra, in cielo ed in tutto l’universo.

Cercherò di semplificare i concetti facendo ancora dei parallelismi con le note della nostra cara musica.

Prima di lasciarvi vi comunico che il 3 dicembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale delle Persone con Disabilità.

Noi dell’Associazione Pontina di Astronomia a Latina ci siamo messi in moto per onorare questa Giornata con tutte le nostre forze.

Mettiamo in campo tutto ciò che abbiamo costruito fino ad oggi non solo per la disabilità visiva ma anche per i disabili motori (carrozzine).

Per questi ultimi abbiamo modificato in modo particolare i nostri telescopi per permettere la visione telescopica anche a chi sta sulla sedia a rotelle.

Per quanto riguarda voi, amici ciechi ed ipovedenti, molti di voi hanno già partecipato alla settimana di astronomia che realizziamo in estate.

Il 3 dicembre sarà una giornata unica, in cui tutti gli strumenti potranno essere conosciuti ed osservati personalmente ma senza le complete spiegazioni finalizzate alla comprensione di ogni fenomeno rappresentato.

Sicuramente, però, non lasceremo da soli gli eventuali interessati che volessero fermarsi qui a Latina per più di una giornata.

Il programma ufficiale lo troverete nel sito www.astronomiapontina.it

La partecipazione è gratuita.

Spero con questa pillola di non avervi annoiato.

Invio a tutti un caro saluto,

Andrea Alimenti

andreaalimenti@libero.it
Cell. 349 6521625

ANNO BISESTO ANNO FUNESTO

Pillola N° 23 – Febbraio 2016

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti, 

non potevamo lasciar passare questo Febbraio 2016 senza parlare dell’anno bisestile.

L’antico detto che ho messo come intestazione sappiamo benissimo che non ha nessun senso, oggi come ieri.

Ma sappiamo tutti che malgrado l’enorme quantità di informazioni a disposizione per schiarirsi le idee, oggi c’è ancora chi crede che questo come molti altri detti, anche se palesemente insulsi, hanno qualche fondo di verità.

L’anno bisesto era ritenuto funesto non tanto per la rima tra bisesto e funesto (sorriso) ma perché tutti gli anni pari ed in generale tutti i numeri pari erano ritenuti “infausti” mentre, ovviamente, i dispari erano “fausti”.

I sacerdoti dell’antica Roma, che erano i soli custodi del calendario, per ingraziarsi l’imperatore saltavano o “dimenticavano” di conteggiare l’anno pari quando l’imperatore doveva iniziare un’impresa molto importante ed aveva bisogno di tutta la fortuna possibile.

Un calendario trattato in questo modo non poteva fornire nessuna indicazione utile, anzi.

Prima o poi qualcuno avrebbe dovuto rimettere le cose a posto.

Ci pensò l’imperatore Giulio Cesare che dette l’incarico all’egiziano Sosigene.

Da allora il calendario fu detto “Calendario Giuliano” la cui caratteristica principale fu l’introduzione dell’anno bisestile.

Per capire nel dettaglio quali furono i motivi per cui fu necessario introdurre l’anno bisestile non ci affideremo soltanto alle parole ma useremo un metodo pratico che abbiamo già sperimentato positivamente in altre occasioni e per questo abbiamo bisogno di un tavolo, rotondo o quadrato, fa lo stesso.

Anche questa volta, al centro del tavolo mettiamo una bella arancia che rappresenta il nostro sole.

Intorno al sole, per quanto è grande il tavolo, consideriamo l’orbita terrestre che è il percorso annuale della Terra.

Questo percorso avviene in senso antiorario, cioè in senso contrario alle lancette dell’orologio, come tutti gli altri pianeti.

Noi lo consideriamo circolare anche se sappiamo bene che è di forma leggermente ellittica con il sole un po’ spostato verso una delle due estremità ovali.

Prendete un bicchiere e mettetelo in un punto qualunque sull’orbita.

Ogni volta che la terra arriva in quel punto vuol dire che ha effettuato un giro completo di 360 gradi.

Un giro del genere non è un anno preciso ma un po’ di più: 365 giorni e quasi 6 ore (per adesso diciamo 6 ore).

Facciamo partire la terra dal bicchiere e la facciamo andare sull’orbita per 365 giorni.

Dobbiamo stare attenti a far terminare l’anno un po’ prima di raggiungere il bicchiere, perché la terra termina l’anno 6 ore prima di completare i 360 gradi.

Quindi pochi centimetri prima del bicchiere mettiamo una tazzina per ricordarci che lì è terminato il primo anno.

Quei pochi centimetri corrispondono, nella realtà, a circa 650.000 km che la terra percorre in 6 ore.

Quindi dalla tazzina inizia il secondo giro.

Il nuovo anno non potrà terminare sulla tazzina perché così durerebbe 365 giorni e 6 ore, quindi terminerà 6 ore prima della tazzina. Per ricordare questo punto che rappresenta la fine del secondo ed anche l’inizio del terzo anno mettiamo una monetina.

Anche il terzo anno, dopo un giro non completo, terminerà 6 ore prima rispetto al punto dov’è la monetina e perciò, poco prima della monetina mettiamo una bel tappo di bottiglia che ci ricorda che quello è il punto dove è finito il terzo ed è iniziato il quarto anno.

Verso la fine del quarto anno, al raggiungimento del 365-simo giorno, prima di raggiungere il tappo (le solite 6 ore) metteremo una penna.

Dalla penna fino al bicchiere ci sono i 4 tratti di sei ore ciascuno che abbiamo appena indicato con la tazzina, la moneta, il tappo e la penna.
4 x 6 = 24 ore.

Un giorno in più che serve alla terra per raggiungere il primo punto di partenza, il bicchiere: è lì che terminerà il quarto anno, non dopo 365 giorni ma dopo 366 giorni.

Dal bicchiere in poi inizierà il quinto anno e si ripeterà di nuovo tutta la filastrocca dei 4 anni che abbiamo appena percorso assieme.

Il quarto anno, quindi, ha un giorno in più ed è chiamato “anno bisestile”.

Il bicchiere può essere un punto qualunque di tutti i punti che si trovano sull’orbita della Terra e quindi può anche essere un istante qualunque di tutti gli istanti che ci sono in un anno.

In pratica, possiamo immaginare che tutto il nostro calendario di 365 giorni sia scritto su di una striscia di carta circolare poggiata sull’orbita della terra ed ogni giorno corrisponde con la vera posizione della Terra in quel giorno.

L’orbita è fissa mentre la striscia di carta-calendario è mobile ed ogni anno ruota di 6 ore in senso orario andando incontro alla direzione della Terra che, come già detto, ruota per natura in senso antiorario.

Con l’anno bisestile questa striscia-calendario dopo 4 movimenti di 6 ore in senso orario, il quarto anno ne fa uno di 24 ore in senso antiorario per accompagnare la Terra verso il compimento del 366-simo giorno.

Così il calendario e la Terra ritornano in sincronismo ogni 4 anni e tutti i giorni riacquistano la giusta corrispondenza con la posizione fisica della Terra sull’orbita.

In questo modo i mesi freddi cadranno sempre nella zona invernale dell’orbita (perielio) ed i mesi caldi resteranno nella zona calda (afelio).

Ovviamente questo riguarda noi dell’emisfero nord. Nell’emisfero sud le stagioni sono invertite rispetto alle nostre.

Senza anno bisestile la striscia di carta-calendario sull’orbita della Terra continua indefinitamente a ruotare di 6 ore ogni anno sfasando sempre di più il calendario rispetto alla reale posizione della Terra.

Ad esempio, dopo solo 100 anni avrebbe un anticipo di 6 x 100 = 600 ore che sono 25 giorni.

Dopo 320 anni (che sono pochissimi in senso astronomico) ogni giorno del calendario cadrebbe 80 giorni prima rispetto al punto fisico dell’orbita dove la terra dovrebbe trovarsi in quel giorno.

Per esempio, il 10 marzo pur chiamandosi sempre 10 marzo non arriverebbe, come oggi, poco prima della primavera ma arriverebbe con 80 giorni di anticipo, vale a dire quando la Terra è nel punto dove inizia l’inverno (21 dic.).

Un altro esempio: il 10 di settembre –quasi autunno- arriverebbe il giorno in cui la Terra si trova nel punto dove inizia l’estate ( 21 giugno).

Era esattamente questa la situazione che Sosigene trovò quando arrivò a Roma.

Da quanto abbiamo detto si capisce che la riforma era proprio necessaria ed urgente. Ad aspettare altri 4 secoli, il 21 giugno avrebbe indicato l’inizio dell’inverno ed il 21 dicembre l’inizio dell’estate.

Sosigene, per rifasare in un colpo solo il calendario con la Terra istituì uno strano anno interlocutorio che fu detto “ultimus annus confusionis” della durata di 445 giorni invece dei previsti 365.

Quell’anno era il 45 a.c. che ebbe 80 giorni in più distribuiti su tre mesi speciali: dopo l’ultimo mese che era December, furono aggiunti Undecember, Duodecember ed un Mercedonius.

Ebbe inizio la regola che ogni 3 anni di 365 giorni il quarto anno dovrà avere 366 giorni.

Il giorno in più doveva essere aggiunto a febbraio che lui (Sosigene) aveva portato a 29 giorni mentre prima della riforma ne aveva 24.

Ma decise che Febbraio anche con il giorno in più doveva restare sempre di 29 giorni, perché era un mese appena riformato, noi diremmo “nuovo di zecca” e perciò non era corretto sottoporlo subito a modifiche.

Per fare un esempio, sarebbe stato come portare dal meccanico una Ferrari appena uscita dalla fabbrica (sorriso).

Il giorno in più fu assegnato, si, a Febbraio, ma al vecchio Febbraio, quello che prima della riforma aveva 24 giorni anche se dopo la riforma erano stati aggiunti il 25, 26, 27, 28 e 29. Quindi dopo la riforma Febbraio aveva per tre anni solo il giorno 24 mentre il quarto anno aveva il 24 ed il 24bis. L’ultimo giorno del mese era sempre il 29.

Allora il conteggio dei giorni era diverso, non si contavano a salire come facciamo noi oggi, ma a scendere partendo dal primo di Marzo, che era detto “Giorno delle Calende di Marzo”.

Il 24 Febbraio quindi non era contato come il 24-esimo giorno dall’inizio di febbraio ma era il sesto giorno contando a ritroso dal primo di Marzo.

L’anno fu detto bisestile appunto perché diventava bis-il-sesto giorno dalle Calende di Marzo (in latino: “bis sexto die ante calendas martias”).

Dopo circa 35 anni questa riforma fu ritoccata.

Così come Luglio (di 31 giorni) aveva preso questo nome in onore di Giulio Cesare, al mese seguente fu dato il nome di Agosto in onore di Cesare Augusto.

Per fare anche Agosto di 31 giorni come Luglio (i giorni dispari erano fausti) ne fu tolto uno a Febbraio che passò da 29 a 28 giorni e da allora è sempre rimasto di 28.

L’anno bisestile invece ha subìto un bel ritocco dovuto al fatto che le sei ore conteggiate non dovevano essere sei ore ma 5 ore e 49 minuti perché tanto dura, in effetti, il giorno solare.

La differenza è di 11 minuti che ogni 4 anni diventavano 44 che non dovrebbero esserci in quelle 24 ore che si aggiungono nell’anno bisestile.

Addirittura sommati anno dopo anno, sarebbero diventati 24 ore dopo 130 anni circa.

Fu necessaria un’altra riforma, la fece Papa Gregorio XIII nel 1582 e da allora il calendario fu chiamato non più Giuliano ma Gregoriano e non è stato più toccato.

Nel 1582 quegli 11 minuti in più erano diventati 10 giorni che dovevano essere eliminati. E così avvenne: Il 4 ottobre 1582 era Giovedì e l’indomani fu Venerdì 15 ottobre: erano spariti 10 giorni dal calendario!

Proprio quella notte, in Spagna, moriva Santa Teresa d’Avila: la notte tra il 4 ed il 15 ottobre!(sorriso).

Per evitare che in seguito si ripresentasse il problema degli 11 minuti fu applicata una regola studiata nei minimi particolari da un medico veterinario calabrese di Cirò Marina, Luigi Lilio.

E’ facile verificare che 11 minuti (meno qualche secondo) diventano un giorno dopo circa 130 anni.

Togliere un giorno ogni 130 anni non era pratico, bisognava trovare una regola generale facilmente applicabile a livello mondiale.

Siccome 130 x 3 = 390 che si può benissimo arrotondare a 400 anni, in quattro secoli ci sono 4 anni centenari che sono indicati da un numero che termina con due zeri (come 1600 ecc.). Ogni 4 anni centenari tre non sono divisibili per 400, il quarto sì.

Ecco la regola: gli anni centenari divisibili per 400 saranno bisestili, gli anni centenari non divisibili per 400 NON saranno bisestili.

In questo modo, nell’arco di 400 anni per tre volte non esisterà il 29 di febbraio.

Così il calendario si rifasa quasi perfettamente con la posizione della Terra sull’orbita, come avviene in modo più evidente ogni 4 anni con l’anno bisestile, come abbiamo visto.

Tutto qua.

Avevamo pensato di dedicare questa pillola ad una trattazione delle onde gravitazionali, ma un argomento del genere non può essere liquidato con due-tre paginette.

Anche quest’anno, come l’anno scorso, inviteremo al corso di astronomia per ciechi ed ipovedenti, delle personalità di prestigio nel campo dell’astrofisica italiana e dedicheremo delle intere lezioni a questo come ad altri temi analoghi con la possibilità, per i partecipanti, di interloquire direttamente con i relatori.

Mi è stato chiesto di indicare le date di svolgimento del corso di quest’anno 2016 per esigenze di pianificazione delle ferie estive.

Il corso inizierà lunedì 29 agosto e terminerà sabato 3 settembre, sempre qui a Latina.

Il programma sarà pubblicato, come al solito, nel nostro sito www.astronomiapontina.it appena sarà pronto.

A tutti un caro saluto,
Andrea Miccoli

PER UN SECONDO IN PIU’

Tempo

E con questa piccola pillola astronomica in cui si parla del secondo in più che aggiungeremo questa notte ai nostri orologi, l’Associazione Pontina di Astronomia augura a tutti i presenti un sereno e felice anno nuovo!

Brutta notizia per tutti quelli che sperano di buttarsi il 2016 alle spalle il prima possibile.

Infatti dovremo aspettare un secondo in più del normale per stappare spumanti e brindare!

Oggi conteremo 3…2…1…1… auguri!!! Non sbagliatevi!

Oltre ad essere stato bisestile, il 2016 tenta di sopravvivere a tutti i costi chiedendo anche un secondo in più: e noi glielo diamo.

Il 2016 terminerà quindi con ben 31622401 secondi, non 31622400 secondi come un anno bisestile normale e non con 31536000 secondi come un anno standard.

Perché tutto ciò?

Dal 1967 il secondo è determinato e scandito con estrema precisione da orologi al Cesio.

Questi orologi scandiscono il tempo in modo sempre regolare non tenendo conto della rotazione terrestre che sta pian piano rallentando.

È importante avere un riferimento temporale, come quello fornito dagli orologi al Cesio, sempre stabile soprattutto per applicazioni scientifiche, tecniche, informatiche o di scambi finanziari.

Se invece di usare gli orologi al Cesio continuassimo a definire il secondo come una frazione dell’anno allora, anno dopo anno, secolo dopo secolo, avremmo dei secondi sempre più lunghi!

Quindi è importante avere un riferimento temporale stabile ma è altrettanto importante fare in modo che l’orario scandito dal nostro orologio sia sincronizzato con i fenomeni astronomici che governano la nostra vita: non sarebbe possibile pensare che quando il mio orologio batta le 12, il Sole sia ancora basso sull’orizzonte.

Ecco quindi che per mantenere sia il sincronismo con il tempo scandito dal movimento del nostro Sole in cielo che un secondo sempre della stessa durata ogni tanto dobbiamo “ingannare il tempo” aggiungendo o togliendo un secondo detto intercalare.

Dal 1972 è stato sempre necessario aggiungere ogni tanto un secondo e mai toglierlo perché il moto di rotazione terrestre tende a rallentare per colpa delle forze mareali.

Ma è anche vero, e questo è un grosso problema, che non si può predire quando bisognerà aggiungere tale secondo intercalare.

Questo perché la variazione del periodo di rotazione terrestre dipende da fenomeni caotici o che ancora non conosciamo approfonditamente.

Ad esempio il terremoto del 26 dicembre 2004, magnitudo 9.3, oltre a spostare l’inclinazione dell’asse terrestre ha accelerato la rotazione terrestre di ben 3 millisecondi.

Non esiste quindi una regola fissa da seguire per capire quando inserire un secondo intercalare a differenza della ben nota regola degli anni bisestili.

In pratica l’ente responsabile della regolazione del tempo, chiamato IERS (International Earth Rotation and Reference Systems Service) ogni tanto annuncia la necessità di aggiungere un secondo.

Il secondo si è deciso di aggiungerlo sempre alle 23:59 del 30 Giugno o del 31 Dicembre, orario di Greenwich. Tenendo conto del nostro fuso orario quindi dopo le 00:59:59 non avremo l’1:00:00 ma ancora le 00:59:60!

Andrea Alimenti

GRAND FINALE

Solo poche righe per parlarvi dell’argomento che oggi e domani sarà nei titoli di molti giornali e telegiornali.

Si tratta del “Gran finale” che ci sarà domani, venerdì 15 settembre 2017 (ore 12.30).

Non si tratta del Gran Finale di un’opera lirica ma della conclusione della vita della sonda spaziale Cassini che terminerà la sua esistenza e la sua attività ventennale tuffandosi nell’atmosfera del pianeta Saturno.

Questa sonda di circa 2500 kg è stata lanciata venti anni fa e dopo un viaggio durato 7 anni ha raggiunto Saturno che si trova alla distanza di circa un miliardo e mezzo di km dalla Terra.

Ha lavorato intorno a Saturno per 13 anni compiendo scoperte e rilevamenti scientifici di grande importanza per la conoscenza di Saturno e del sistema solare.

Uno degli obiettivi principali di questa missione era la conoscenza ravvicinata del più grande satellite di Saturno, Titano, perché è l’unico corpo del sistema solare -oltre alla Terra- ad avere una densa atmosfera.

Per questo studio era stata costruita, con la rilevante partecipazione di ditte italiane, una minisonda -del peso di 350 kg- che venne sistemata all’interno della Cassini e denominata Huygens dal nome dello scopritore degli anelli di Saturno e del satellite Titano.

Nel gennaio del 2005 la mini sonda fu sganciata su Titano e per la presenza dell’atmosfera fu fatta scendere dolcemente attaccata ad un paracadute.

Durante la discesa aveva le telecamere ed i microfoni accesi in modo da trasmettere tutto in diretta verso la Terra.

La “diretta” dalla distanza di un miliardo e mezzo di km avviene con un ritardo di circa un’ora e mezza perché tanto impiegano le onde elettromagnetiche ad arrivare da Saturno alla Terra.

Alla fine di questo post troverete l’audio registrato durante la discesa ed anche una piccola parte delle riprese video di cui vi parlo qui di seguito.

Nell’audio si sente, ripetuto più volte, prevalentemente il forte vento di alta quota con poche variazioni di intensità.

Il video mostra un paesaggio montuoso uguale a quello terrestre.

Stessa forma e altezza delle montagne terrestri, stessa forma del percorso dei fiumi, laghi, ma nessun segno di vegetazione perché al posto dell’acqua c’è metano, etano, acetilene, ecc. tutti idrocarburi che conosciamo bene.

Anche le nuvole sono fatte di vapori di idrocarburi e quando piove non piove acqua ma metano liquido.

Decisamente nulla a che fare con la nostra bella Terra!

La Huygens rimarrà per sempre su Titano senza più nessuna utilità avendo esaurito la sua missione e le sue batterie.

La Cassini invece ha lavorato per altri 13 anni facendo scoperte molto importanti intorno a Saturno ed ai suoi numerosi satelliti ed anelli.

Adesso è arrivata la fine del carburante anche per la Cassini e quindi la fine della missione.

E così, invece di lasciarla andare a zonzo per lo spazio, gli scienziati hanno pensato che potevano ricavare ancora altre importanti informazioni scientifiche sacrificandola in modo controllato.

Questo avverrà il giorno 15 settembre 2017 alle ore italiane 12.30, ma le immagini arriveranno fino alle 13.55.

Alle 13.56 ci sarà solo silenzio.

La Cassini entrerà a grandissima velocità nell’atmosfera di Saturno mantenendo, finché possibile, la sua antenna in direzione della Terra, poi sarà bruciata dal violento attrito con l’atmosfera di Saturno.

Su Saturno c’è solo gas, principalmente idrogeno ed elio, non ci possono essere e non ci sono abitanti, ma se ce ne fossero, in quel giorno vedrebbero una luminosissima stella cadente come noi ne vediamo tante nelle notti d’estate.

Mi viene di mandare un pensiero riconoscente a questa eroica navicella che ha servito la scienza per 20 anni, fino all’ultimo istante della sua vita.

A tutti un grande saluto,
Andrea Miccoli