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2018 – LAGO DI PAOLA IN NOTTURNA

Sabato 18 agosto 2018

Sabato 11 agosto 2018

Domenica 5 agosto 2018

Venerdì 20 luglio 2018

Sabato 7 luglio 2018

Venerdì 22 giugno 2018

Sabato 16 giugno 2018

Waterlife Sabaudia

Via Casali di Paola, 6

Sabaudia (Lt)

PROGETTO

Waterlife Sabaudia, con la collaborazione dell’Associazione Pontina di Astronomia, organizza la traversata in notturna del lago di Paola su canoe canadesi.

Durante l’escursione ci fermeremo a riparo dalle luci artificiali per l’osservazione del cielo stellato mentre un esperto astrofilo dell’APA-lan guiderà il pubblico tra le più belle costellazioni estive.

Per info e prenotazione obbligatoria: 366 3877003 – 347 5839060
ATTENZIONE: I posti sono limitati, si consiglia quindi di affrettarsi a prenotare. In mancanza di risposta alle chiamate, potete prenotare via messaggio WhatsApp

Info APA-lan: andrea.alimenti@astronomiapontina.it – 349 65216

FIGLI DELLE STELLE

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,
Questa pillola la dedichiamo alle vere protagoniste del cielo: le stelle.

Cerchiamo di conoscerle da vicino e sia pure in modo succinto, vediamo come nascono, vivono, muoiono e soprattutto, cosa producono.

Scopriremo che siamo davvero figli delle stelle, proprio come diceva una vecchia canzone.

Partiamo dall’inizio, cioè dal Big Bang, quasi 14 miliardi di anni fa.

Un attimo in cui un puntino infinitamente piccolo ed infinitamente denso è esploso dando origine a tutto ciò che oggi esiste: il tempo, lo spazio e la materia.

Non esiste un “prima” del Big Bang ma solo un “dopo”, prima il tempo non c’era.

Da allora scorre inesorabile senza mai fermarsi e così sarà fino alla fine dell’universo.

Anche lo spazio è nato in quel momento e continua a crescere come abbiamo accennato nella pillola di dicembre.

La materia che è nata dal Big Bang era solo idrogeno con circa un terzo di elio.

Tutto l’universo consisteva solo in questi due gas.

Poi che cosa è successo?

La forza di gravità c’è dove c’è massa, quindi c’era anche allora e… un atomo attira l’altro, due ne attirano un terzo, in tre la forza aumenta e così via fino ad avere immense quantità di gas -cioè le nebulose- che aumentando sempre più le loro dimensioni e la loro massa causano pressioni estreme sugli atomi che si trovano all’interno con un grande aumento anche della temperatura.

Quando questa temperatura raggiunge almeno 14 milioni di gradi inizia la fusione dei nuclei di idrogeno: in questo momento ed in questo modo nasce una stella.

Una nebulosa troppo piccola non ha sufficiente massa per generare una temperatura così alta e perciò non può generare una normale stella ma genera una quasi-stella, cioè una Nana Bruna: un corpo caldo che non genera energia nucleare, per questo non consumerà il suo contenuto e vivrà così fino alla fine dei tempi.

Se la nebulosa di partenza ha una massa più… robusta nascerà una stella come il Sole, che non ha una grande massa e per questo vivrà molto a lungo, circa 10 miliardi di anni: tutto il tempo necessario per generare la vita.

Più è grossa la stella e più breve sarà la sua vita, molto più breve.

Vediamo come funziona una stella.

La fusione nucleare dell’idrogeno crea una potenza esplodente enorme all’interno della stella, ma questa potenza viene controbilanciata, dalla grande massa del gas sovrastante che con il suo peso tende a cadere gravitazionalmente sul nucleo e si stabilizza quando la forza di espansione è uguale alla forza-peso.

Queste due forze perfettamente uguali e contrarie in ogni direzione, sono l’unica causa della sfericità delle stelle e del Sole.

In breve, una stella è come una enorme pentola a pressione, dove il fuoco che crea il calore sta all’interno e l’acciaio della pentola è rappresentato dalla massa gravitazionale del gas che sta tutt’intorno.

In questo perfetto equilibrio una stella media come il Sole permane finché ha idrogeno da fondere, cioè molti miliardi di anni.

Questa fusione dell’idrogeno oltre a produrre calore e luce soprattutto genera elio che servirà per alimentare la fusione quando sarà finito l’idrogeno.

Ma per fondere l’elio non bastano 14 milioni di gradi, ce ne vogliono 100 ed il Sole riuscirà a fare questo grazie alla sua massa che si contrarrà aumentando la temperatura del nucleo.

Per fare questo…”cambio di marcia” la stella-Sole deve passare attraverso una fase di espansione che la fa diventare una Gigante Rossa.

Talmente gigante che la sua parte più estrema arriverà a lambire la Terra arroventandola.

La fusione dell’elio genererà il carbonio e per fondere il carbonio ci vorranno 250 milioni di gradi che una stella media come il Sole non riuscirà a portare a termine.

A quel punto saranno trascorsi 10 miliardi di anni e la vita del Sole terminerà spegnendosi.

Tutta la massa comprimerà il nucleo fino a farlo diventare piccolo come la Terra e quella sarà la fine del Sole: una Nana Bianca.

Una stella più grossa del Sole, invece, continua a vivere generando e fondendo via via tutti i prodotti delle fusioni successive e vivendo una fase di gigante rossa ad ogni nuova fusione.

Le stelle più grosse arrivano a generare 26 elementi dove l’ultimo è il ferro.

Nessuna stella ne può generare di più. Di meno si, ma di più no.

Ma noi sappiamo che gli elementi presenti in natura non sono 26 ma 92, chi genera gli altri elementi?

E’ sempre la stessa stella: oltre ai 26 generati durante la sua vita genera gli altri 66 nell’attimo della sua morte: esplodendo (poi vedremo perché esplode una stella).

In quel momento si creano temperatura e pressione inimmaginabili, in quell’attimo (che può durare anche ore, giorni o mesi) vengono generati gli altri elementi e tutti e 92 vengono sparati nell’universo dove andranno ad arricchire stelle e nebulose che prima o poi potranno dar luogo alla vita (Come dire che… anche nell’universo c’è il…..riciclo degli elementi).

Alla nostra nebulosa, nei 9 miliardi di anni precedenti alla nascita del Sole, è successo proprio questo.

Gli atomi arrivati dall’esterno, essendo più pesanti dell’idrogeno sono andati a fondo, cioè verso il centro e quando la nebulosa è collassata, con la sua rotazione ha cominciato a generare i pianeti, questi sono risultati tanto più ricchi di atomi pesanti quanto più erano vicini al nucleo (il Sole).

Ecco perché Mercurio, Venere, Terra e Marte sono costituiti da atomi pesanti e sono ricchi di ferro mentre gli altri, più lontani, sono privi di ferro e ricchi di gas.

Quindi possiamo dire che se le stelle non avessero avuto la caratteristica di esplodere non sarebbero mai stati generati tutti gli elementi presenti nella nostra vita e nel nostro universo.

Ma quali sono le stelle che esplodono? Quando? E perché?

Esplodono solo le stelle di grande massa, molto più pesanti del Sole, il Sole non esploderà mai, è troppo “leggero”, ha poca massa e quindi genererà pochissimi elementi.

Abbiamo detto che in ogni stella agiscono due forze uguali e contrarie: dall’interno verso l’esterno c’è la forza esplodente causata dall’enorme quantità di energia nucleare e dall’esterno verso l’interno c’è la forza gravitazionale dovuta alla grande massa di gas che preme sul nucleo, da ogni parte.

Finché queste forze sono uguali la stella è stabile ma se una delle due diminuisce, prevale l’altra.

Quella che diminuisce, anzi sparisce del tutto, è l’energia nucleare quando non ci sono più elementi da bruciare e quindi la fornace si spegne.

A questo punto tutta l’enorme massa sovrastante il nucleo precipita verso il centro in modo catastrofico con un’implosione e poi un’esplosione in cui si generano energie spaventosamente grandi, capaci di produrre, quasi istantaneamente, tutti quegli elementi che la stella non ha prodotto durante la sua vita.

La luminosità della stella durante l’esplosione aumenta vertiginosamente tanto da renderla visibile anche in pieno giorno quando, prima, per l’enorme distanza, non era visibile neanche di notte.

Da qui il nome di STELLA NOVA o SUPERNOVA dato dagli antichi per indicare una stella luminosa mai vista prima.

Ciò che rimane dopo una tale esplosione è un nucleo piccolissimo ma densissimo, con una gravità talmente alta e concentrata che può arrivare anche ad attirare su se stesso tutta la sua stessa luce.

Ciò significa che nessuno potrà mai vedere questo nucleo, residuo di supernova, che per questo motivo viene chiamato Buco Nero di natura stellare, per distinguerlo da altre tipologie di buchi neri.

Allora come fanno gli scienziati a dire: in quel punto dello spazio c’è un buco nero, se nessuno lo può vedere?

Un buco nero non può essere visto direttamente ma si può dedurne l’esistenza, indirettamente, osservando il comportamento dei corpi vicini.

Facciamo un esempio: il Sole ha il diametro attuale di circa 1,4 milioni di km.

Se, per assurdo, fosse possibile comprimerlo fino a farlo diventare una pallina di 6 km di diametro sempre mantenendo la stessa massa attuale, diventerebbe un buco nero.

I pianeti non riceverebbero più luce, la vita sulla Terra scomparirebbe, ma le loro orbite non subirebbero nessuna modifica, sotto il profilo dinamico i pianeti non si accorgerebbero di nulla perché il centro di gravità rimarrebbe invariato, esattamente dove è ora, con la stessa massa.

Ad un eventuale osservatore esterno, un tale sistema solare apparirebbe con tanti pianeti che girano da soli, intorno a nulla, il ché si sa, è impossibile fisicamente, per natura: dove c’è un corpo che orbita ci deve essere un centro di gravità.

Con le leggi di Keplero e di Newton gli scienziati, osservando il corpo orbitante possono dedurre la massa del centro di gravità anche se non si vede.

Queste le notizie, un po’ in generale, sulla vita delle stelle.

Con la prossima pillola parleremo delle nostre stelle indicandole con nome… e….cognome: distanze, luminosità, colori, temperature, età, dimensioni, massa, costellazioni di appartenenza, Zodiaco ed anche qualche piccola nota di mitologia che piace tanto ai… bambini di ogni età.

A tutti voi un caro saluto ed un abbraccio,

Andrea Miccoli.

LE STELLE SONO TANTE …

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

In questo mese di febbraio parleremo ancora di stelle ma con riferimenti pratici alle stelle che brillano nel nostro cielo notturno.

Le hanno contate, sono in tutto circa 6000 quelle che si vedono in ambedue gli emisferi, quindi una persona può vederne al massimo 3000.

Ciò è possibile solo in un cielo perfettamente buio, privo di nuvole o foschia e senza la piaga dell’inquinamento atmosferico e luminoso che sporca i nostri cieli.

Da un centro cittadino molto illuminato, come Latina, è difficile vederne più di due/tre in piena notte; appena si esce dal centro se ne possono vedere alcune decine; si arriva alle centinaia oppure migliaia di stelle se osserviamo il cielo dalle campagne e sulle montagne vicine ma lontano dai centri abitati.

Ci sono stelle più luminose e stelle meno luminose, ma tutte sono dei puntini microscopici, talmente piccoli che non hanno superficie.

Quelle più luminose sembrano più grandi delle altre ma sono soltanto più luminose e la maggiore intensità di luce le fa apparire -ai nostri occhi ed al nostro cervello- anche più grandi.

La più luminosa di quelle che vediamo è anche la più vicina: è Sirio.

Qualche ipovedente può vederla in questo mese di febbraio ogni sera intorno alle 21.00 guardando a sud in direzione del braccio tenuto a mezza altezza.

Se poi alza il braccio molto di più fino ad arrivare vicino alla verticale incontrerà un corpo ancora più luminoso che non è una stella ma è il pianeta Giove.

Anche questo è un puntino ma non è tremolante perché è un pianeta.

Sirio è la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore e un po’ a sinistra c’è la stella Procione che è la più luminosa del Cane Minore.

Questi sono i due cani di Orione e rappresentano la famosa canicola che abbiamo conosciuto a giugno, qui il Sole si trova in piena estate quando fa caldo.

Queste stelle le vediamo adesso perché è inverno ed il Sole si trova dall’altra parte del cielo.

Si dice così anche se sappiamo che non è il Sole che si muove ma è la Terra.

Abbiamo detto che Sirio è la stella più vicina di quelle che vediamo nel nostro cielo.

Vicina…quanto?  8 Anni Luce.

Che cosa è un Anno Luce?

E’ la distanza che la luce percorre in un anno viaggiando alla velocità di 300.000 km al secondo.

In pratica sono quasi 10 mila miliardi di km che la luce percorre in un anno.

Tutte le stelle che noi vediamo in cielo distano tra gli 8 ed i 2000 anni luce e sono le più vicine fra tutte quelle della nostra galassia che in totale ne conta circa 250 miliardi (miliardo più miliardo meno….) e di queste, le più lontane si trovano a circa 100.000 anni luce di distanza.

La galassia a noi più vicina è Andromeda che dista soltanto 2 milioni di anni luce.

Nelle serate più buie e con il cielo pulito (per esempio dopo un grosso acquazzone) Andromeda si può anche intravedere ad occhio nudo.

Ciò che noi vediamo ora è Andromeda così com’era 2 milioni di anni fa.

Anche le stelle che vediamo adesso “in diretta” erano così quando questa luce partì da loro cioè 10-100-1000 anni fa, a seconda che si trovino da noi a 10-100-1000 anni luce di distanza.

Nel frattempo potrebbero essere già morte e noi le vediamo belle, vive e..vegete!

Anche la nostra luce viaggia nell’universo, ma non arriva molto lontano perché la Terra non è un Sole.

Ma, per una volta, lasciamoci andare ad una considerazione assolutamente fantasiosa ed immaginiamo che possa esistere la possibilità di catturare questa flebile luce della Terra anche a distanze stellari.

Cosa vedrebbero quei telescopi?

Da un pianeta che dista 100 anni luce da noi, si vedrebbe la Terra così com’era 100 anni fa durante la prima guerra mondiale.

Da un pianeta lontano 2000 anni luce, si dovrebbe vedere un giovincello di nome Gesù mentre cammina per strada con la mamma.

Da un pianeta distante 5000 anni luce, guardando in Egitto si vedrebbero tante persone come formiche che stanno lavorando per la costruzione della piramide di Cheope.

Guardando il cielo con gli occhi della mente è bello pensare che lassù, chissà dove, forse proprio qualcuno di quei puntini luminosi potrebbe essere un Sole con un pianeta abitato come la Terra.

E che tipo di vita potrebbe esserci? Che tipo di abitanti?

Tutte le stelle vicine, diciamo fino a 500 anni luce di distanza, vengono continuamente monitorate dalla Terra per cercare di capire se hanno oppure no, qualche pianeta abitabile.

E se pure si trovasse un pianeta abitabile (con atmosfera, ossigeno, acqua, ecc.) sarebbe ancora più difficile capire se tecnologicamente i suoi abitanti (qualora ce ne fossero) avrebbero i mezzi per ricevere i nostri messaggi.

 Pensate che la Terra che ha un’età di 5 miliardi di anni è in grado di ricevere ed inviare questi messaggi da meno di cento anni.

Le stelle non sono tutte dello stesso colore, la maggior parte sono bianche perché giovani (milioni o miliardi di anni) e calde (10/20.000 gradi in superficie) come Sirio, Vega che è la più luminosa del cielo estivo, ma ce ne sono di gialle che sono meno calde (6000 gradi) come il nostro Sole, la più conosciuta di queste è Arturo che è la più luminosa della costellazione del Bovaro.

Il nome di questa costellazione è anche Bootes che significa “guardiano dei buoi” che erano le 7 stelle dell’orsa maggiore.

I 7 buoi in latino erano i septem triones, da cui è derivato il termine settentrione.

Questa stella passa quasi sulle nostre teste nelle serate di giugno-luglio.

Qualche anno fa, avevo ideato e costruito un tipo di astrolabio con cui una persona cieca poteva sapere, in qualunque ora e giorno dell’anno, il nome delle costellazioni con relative stelle più brillanti che passavano sulla sua testa, cioè allo Zenit.

Per questo lo avevo chiamato “astrolabio zenitale”.

Con l’avvento dei tablet, smart-phone ecc, questo strumento non ha più motivo di esistere.

Ma non so se a queste App hanno dato la voce oppure no.

Le stelle rosse sono le più fredde (3/4000 gradi) sono le giganti o supergiganti rosse come l’immensa Antares di cui abbiamo già parlato (anti-ares nemica di Marte) che è il cuore dello Scorpione e si vede d’estate; ma anche Betelgeuse: il braccio destro di Orione che vediamo adesso in inverno come Aldebaran che rappresenta l’occhio destro del Toro.

Queste rosse sono stelle ormai prossime alla fine.

Potrebbero esplodere da un momento all’altro il ché significa fra migliaia o milioni di anni.

Quelle più vicine, quando esploderanno, potranno causare parecchi guai alla Terra a causa dell’enorme energia sprigionata.

Ogni stella fa parte di una costellazione.

Ognuna delle stelle più luminose, e perciò più conosciute, ha un suo nome già dai tempi antichi.

Le stelle che hanno il nome proprio sono poco più di 200.

Oltre ai nomi, tutte le stelle sono indicate con le lettere dell’alfabeto greco dove l’alfa è sempre la più luminosa, poi viene la beta, la gamma e così via mano a mano che diminuisce la luminosità.

Ci sono in tutto il cielo 88 costellazioni.

Alcune vecchie e note da migliaia di anni, altre invece, scoperte durante l’esplorazione dei mari meridionali nel periodo medievale, altre ancora create nel secolo scorso dall’Unione Astronomica Internazionale sulle “ceneri” di quelle cancellate per vari motivi come la costellazione di Antinoo dedicata al pupillo dell’imperatore Adriano.

Tutte hanno nomi di cose, animali o strumenti, ma pochissime hanno la forma più o meno simile allo strumento o animale di cui portano il nome.

Le più somiglianti sono: lo scorpione (visibile in estate), il leone (visibile in questo periodo), il cigno (in estate), il drago (visibile sempre perché circumpolare) e poche altre.

Circumpolare vuol dire che gira intorno alla stella polare durante l’arco delle 24 ore senza mai scendere sotto l’orizzonte, quindi è una costellazione che non tramonta mai.

La porzione di cielo circumpolare è tanto maggiore quanto più ci avviciniamo al Polo Nord o Sud della terra e tanto minore quanto più ci avviciniamo all’equatore.

Chi sta all’equatore non vede stelle circumpolari, chi sta al Polo Nord o Sud vede solo stelle circumpolari.

Per far capire con poche parole un concetto così difficile qual è la rotazione del cielo, del Sole e della Luna come si vedono dalle varie latitudini della Terra, ho costruito una sfera celeste impiegando un grande lampione da giardino.

L’ho preso trasparente perché sapevo che sarebbe servito molto anche per i vedenti ma il diametro di 40 cm era per permettere ai ciechi di entrare dentro con le mani e scoprire come gira la volta celeste, vedere la stella polare che sta ferma, conoscere le varie forme e dimensioni delle costellazioni dello Zodiaco, l’equatore celeste, l’eclittica con il Sole, la Luna, ecc …

Può essere regolata in modo da rappresentare il cielo che si vede da qualunque latitudine della Terra tra l’equatore ed il polo nord, in qualunque momento dell’anno.

Può ruotare a mano o grazie ad un piccolo motorino a batteria.

Non ci sono tutte costellazioni del cielo ma ci sono tutte e 13 le costellazioni dello Zodiaco.

Ovviamente mancano le costellazioni meridionali dove c’è l’apertura che ho dovuto lasciare per le braccia.

Per disegnare in rilievo le costellazioni e le stelle ho usato una colla al piombo che usano i vetrai, con un beccuccio sottilissimo di 1 mm.

Visto che mi trovo, fatemi dire anche l’ultima idea che ho realizzato meno di un mese fa.

Finalmente ho trovato su Internet -dopo tanto tempo- un bel mappamondo lunare di 26 cm di diametro, con tutti i mari, i monti ed i crateri fedelmente e dettagliatamente riprodotti in stampa fotografica, dai più grandi ai più piccoli, in tutto, almeno un migliaio: bellissimo a vedersi ma che ci azzeccava con i ciechi?

Cosa dovevo fare per renderlo fruibile ai ciechi?

Ho rifatto uno per uno, tutti -ma proprio tutti- i mari, i monti ed i crateri in rilievo, fedelmente, con la colla al piombo che ho detto prima.

E’ venuta fuori un’opera davvero straordinaria, dal sapore antico.

Ho messo un numeretto in braille nei crateri, mari e monti più importanti ed anche nei luoghi dei vari allunaggi delle missioni Apollo.

Sulla base in legno del mappamondo ci sarà la legenda in braille (un grazie all’instancabile Lucia Merola) con le spiegazioni relative a ciascun numeretto.

Sono certo che anche questo strumento sarà una fonte di intense emozioni per gli appassionati di astronomia e per tutti i sognatori amanti della Luna.

Quest’anno 2014 spero sia possibile organizzare qui a Latina il seminario di astronomia subito dopo la fine del campionato mondiale di calcio, cioè nella seconda metà del mese di luglio.

Sarà un seminario di una settimana per otto persone che saranno tutte non vedenti o tutte ipovedenti per ovvi motivi di omogeneità didattica.

Ovviamente, se si farà, vi comunicherò tutto quello che potrà essere di interesse per gli eventuali partecipanti.

Noi dell’Associazione Pontina di Astronomia ci stiamo già attivando in questa direzione e ce la metteremo tutta per cercare ed ottenere qualche collaborazione.

Se volete avere qualche idea di ciò che abbiamo fatto con i ciechi negli anni passati date uno sguardo al link qui sotto.

Scusatemi se mi sono lasciato andare a qualche digressione tecnica un po’ eccessiva.

A tutti un caro saluto,

Andrea Miccoli.