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2026 – L’INVENZIONE DEL TEMPO: IL TEMPO – Domenica 18 OTTOBRE 2026 – 16:30

2026 – L’INVENZIONE DEL TEMPO:

1) IL TEMPO
Domenica 18 OTTOBRE 2026 – 16:30

2) IL CALENDARIO
Domenica 25 OTTOBRE 2026 – 16:30

3) UNIFICAZIONE GLOBALE DEL TEMPO. I FUSI ORARI
Domenica 8 NOVEMBRE 2026 – 16:30

IL SIMPOSIO presso

SUORE AGOSTINIANE
VIA VENEZIA, 19 – ANZIO (RM)

IL PROGETTO

L’INVENZIONE DEL TEMPO:

1) – IL TEMPO
Fin da quando l’uomo ha preso coscienza del mondo, ha cercato di comprenderne le dinamiche e il trascorrere del tempo.
Il Tempo, concepito come concetto astratto, descriveva in origine il concreto mutamento dell’ambiente circostante.
Nonostante le scarse testimonianze scritte della Preistoria, l’archeoastronomia dimostra un’antica conoscenza del cielo. Tale sapienza permetteva di tracciare il ciclo delle stagioni, risultando fondamentale per la caccia e per l’agricoltura.
Dal punto di vista astronomico, il tempo si manifesta subito con l’alternarsi del giorno e della notte nell’arco delle ventiquattro ore.
La comprensione dell’anno ha richiesto invece più complessità: prima con la Luna e poi integrando i cicli del Sole.
La nascita della scrittura (3000 a.C.) è stata la svolta decisiva per trasformare il tempo da elemento percepito a strutturato.
Grazie alla formalizzazione di eventi e unità di misura — come il sistema sessagesimale —, il tempo è diventato misurabile.
In parallelo si sono evoluti anche gli strumenti di calcolo: dallo gnomone infisso nel terreno a tracciare l’ombra solare, passando per le clessidre ad acqua e a sabbia, fino ad arrivare all’invenzione degli orologi meccanici.

2) – IL CALENDARIO
Oggi diamo per scontato il calendario, ma per millenni la sua composizione è stata un sapere elitario e conteso, riservato al clero.
Dominare la meccanica celeste e interpretare il cielo era vitale per scandire i cicli stagionali, regolando agricoltura e caccia.
I primi calendari si basavano sulle fasi lunari, semplici da osservare ma difficili da allineare con l’anno solare e il ciclo delle stagioni.
La comprensione dei movimenti del Sole segnò la prima grande svolta: intorno al 3000 a.C., in Egitto nacque il primo calendario di 365 giorni, legato all’esondazione del Nilo e inciso sui monumenti in pietra.
Il modello solare si diffuse nel mondo antico, ma accumulò nel tempo gravi incongruenze, corrette solo con le grandi riforme storiche. Nel 46 a.C. Giulio Cesare promulgò il Calendario Giuliano (in vigore dal 45 a.C.), che introdusse l’anno bisestile ogni quattro anni e fu preceduto dall’ “Annus Confusionis” di 445 giorni per azzerare i ritardi accumulati.
A causa di un minimo scarto nell’anno tropico, nei 1600 anni successivi si creò un nuovo sfasamento di 10 giorni, corretto da Papa Gregorio XIII. Nel 1582 la riforma gregoriana decretò il passaggio diretto dal 4 ottobre al 15 ottobre, riallineando le date al ritmo del Sole. Oggi il Calendario Gregoriano è lo standard universale per gli scambi e la vita pubblica, affiancato da sistemi tradizionali locali, come quello lunare cinese.

3) – UNIFICAZIONE GLOBALE DEL TEMPO. I FUSI ORARI
Il tempo, entità complessa e astratta, è stato a lungo difficile da misurare. In origine era scandito di giorno dall’ombra dello gnomone e di notte dalla posizione delle costellazioni tramite il notturlabio.
I popoli mesopotamici ne definirono la struttura adottando il sistema sessagesimale, fondato su numeri simbolici: il giorno fu diviso in 24 ore di 60 minuti.
Nel tempo, gli strumenti si affinarono con l’uso di clessidre ad acqua e sabbia.
Tuttavia, per secoli la durata effettiva delle ore è rimasta variabile: per gli Egizi il giorno e la notte contenevano sempre 12 ore ciascuno, ma per effetto dell’asse terrestre la durata dell’ora mutava con le stagioni.
Inoltre, ogni nazione o città adottava riferimenti orari arbitrari, facendo iniziare la giornata all’alba oppure al tramonto. Finché le comunicazioni rimasero lente, questa frammentazione non fu un problema. La svolta arrivò nell’Ottocento con l’invenzione e la diffusione del treno, che iniziò a collegare rapidamente città e Paesi sempre più distanti.
La necessità imperiosa di compilare orari ferroviari precisi di partenza e arrivo rese indispensabile unificare la misurazione del tempo. Nacquero così i fusi orari, uno standard condiviso per coordinare le attività del pianeta.

L’Ingresso è libero ma essendo ospiti della Congregazione felle Suore Agostiniane, è gradita una piccola donazione nell’apposito cestino (tre o più euro).
Per info Domenico D’Amato 339-8437009
domdamato49@gmail.com

APPUNTI DI ASTRONOMIA 2011-2012 – Cap 06

APPUNTI DI ASTRONOMIA 2011-2012

Domenico D’Amato
Andrea Miccoli

INDICE

6 – LE STAGIONI

EQUINOZI E SOLSTIZI

La Terra ruota intorno al Sole su un’orbita leggermente ellittica.

La distanza tra il Sole e la Terra varia da un minimo di 147 milioni ad un massimo di 152 milioni di chilometri, di conseguenza varia anche la velocità di spostamento della Terra sull’orbita per contrastare la diversa attrazione gravitazionale e tenere il sistema Terra-Sole in equilibrio: 109.000 km/h al perielio (minima distanza) e 105.000 km/h all’afelio (massima distanza).

Sull’orbita riconosciamo i punti principali illustrati in fi gura (vedi fi g. 6.1)

 

Fig. 6.1 – I punti più importanti sul percorso della Terra intorno al Sole

Fig. 6.1 – I punti più importanti sul percorso della Terra intorno al Sole.

Il termine Equinozio deriva dal latino equa-nox che signifi ca notte uguale (al giorno, come durata).

Il termine Solstizio deriva da sol-statio, stazionamento del Sole (in cielo) per il giorno o per la notte più lunghi dell’anno.

Ma cos’è l’anno?

E’ il tempo impiegato dalla Terra per effettuare un giro intorno al Sole.

Quando consideriamo un giro completo, cioè 360° precisi, allora parliamo di anno siderale o sidereo, se invece dobbiamo mettere in risalto ciò che avviene sulla Terra durante l’anno, cioè i vari momenti stagionali legati alla posizione della Terra sull’orbita, parleremo dell’anno tropico che è il tempo necessario alla Terra per potersi trovare, l’anno seguente, nella stessa posizione che aveva l’anno prima rispetto al Sole.

L’anno sidereo dura 365g 6h 9min. L’anno tropico dura 365g 5h 49min.

Come si vede, ben 20 minuti di differenza!

Guardando la figura 6.1 non possiamo fare a meno di notare gli elementi salienti, che sono:

1) – La diversa durata delle stagioni e la loro diversa ubicazione sull’orbita della Terra. Ciò è dovuto alla diversa velocità della Terra intorno al Sole (seconda legge di Keplero), perciò al perielio avremo maggiore velocità e stagioni più corte (autunno ed inverno); mentre in afelio avremo minore velocità e stagioni più lunghe (primavera ed estate),

2) – La forma dell’orbita della Terra è un’ellisse, con il Sole decentrato rispetto al centro dell’orbita terrestre, esattamente come previsto dalla prima legge di Keplero. Come è consuetudine, nelle figure che rappresentano l’orbita della Terra, tendiamo ad accentuare l’eccentricità dell’orbita per rendere didatticamente più facile la comprensione di ciò che cade sotto i nostri occhi; in realtà, l’asse maggiore è solo un trentesimo più lungo dell’asse minore.

3) – Gli assi dei Solstizi e degli Equinozi di lunghezza differente ed a 90° fra loro. Dobbiamo immaginare questi assi così incrociati, come se fossero rigidamente saldati tra loro e, perciò, quando parliamo della rotazione di un punto equinoziale o solstiziale, intendiamo sempre una rotazione che riguarda tutti e quattro i punti collegati insieme e mai uno solo.

4) – L’asse degli àpsidi. Quest’asse non ha relazione alcuna con i due assi detti prima; infatti, mentre gli equinozi ed i solstizi riguardano le stagioni, gli àpsidi sono gli estremi dell’asse maggiore dell’orbita della Terra.

5) – Per gli equinozi e solstizi sono indicate due date invece che una. Innanzi tutto bisogna ricordare che “equinozi” e “solstizi” sono dei punti reali sull’orbita della Terra, in cui la Terra giunge ogni anno con un ritardo di 6 ore, perché noi lo consideriamo di 365 giorni mentre, come abbiamo già detto, esso è lungo 365 giorni e 6 ore. Perciò, ogni anno successivo al primo, occorre aggiungere 6 ore alla ora di arrivo del Sole nel punto equinoziale o solstiziale e, quindi, al terzo anno si supera così il giorno e si va al giorno dopo: è per questo motivo che gli equinozi ed i solstizi hanno una data variabile. Ciò non succede, invece, per il solstizio d’estate che rimane sempre nello stesso giorno. L’anno bisestile, il quarto anno, con l’aggiunta di un giorno ai 365, fa ricominciare daccapo il conteggio.

LE STAGIONI

Sulla superficie della Terra vediamo il Sole che segue la propria traiettoria in cielo ad altezze diverse: di estate appare alto (eclittica alta) mentre d’inverno non si alza molto sull’orizzonte sud (eclittica bassa).

Questo succede perché la Terra gira intorno ad un asse inclinato di 23,5° rispetto al piano della eclittica, inclinazione che rimane costante nel percorso annuale intorno al Sole.

L’inclinazione dell’asse terrestre fa sì che la traiettoria del movimento apparente del Sole, oscilli tra +23,5° e -23,5° di declinazione.

L’escursione totale del Sole, tra la massima altezza raggiunta al solstizio d’estate e la minima raggiunta al solstizio d’inverno, è pertanto di ben 47°.

La durata del giorno (periodo di luce) dipende sia dalla latitudine che dalla stagione.(vedi fig. 6.2).

Fig. 6.2 – Illuminazione della superficie terrestre: estate

Fig. 6.2 – Illuminazione della superficie terrestre: estate.

Nella figura vediamo che in estate metà globo è illuminato ma, per l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto all’eclittica, e quindi rispetto al Sole, l’emisfero nord è più illuminato dell’emisfero sud.

Inoltre, il polo nord sarà illuminato per un lungo periodo (circa 6 mesi) mentre il polo sud sarà oscurato per un periodo altrettanto lungo.

Nel suo tragitto annuale intorno al Sole, la Terra, pur mantenendo la stessa inclinazione di 23,5° del suo asse, si troverà in un punto dell’orbita corrispondente all’equinozio di primavera ed a quello di autunno in cui i raggi arriveranno perpendicolarmente all’asse terrestre (vedi fig. 6.3).

Fig 6.3 – Nei giorni degli equinozi i raggi solari giungono sulla Terra perpendicolarmente al suo asse

Fig 6.3 – Nei giorni degli equinozi i raggi solari giungono sulla Terra perpendicolarmente al suo asse.

In questi due giorni particolari, il giorno e la notte hanno la stessa durata di 12 ore in tutti i luoghi della Terra.

Il Sole sorge esattamente ad est e tramonta esattamente ad ovest.

Un eventuale osservatore, che si trovasse su uno qualsiasi dei poli, vedrebbe il nostro astro sull’orizzonte perché il suo orizzonte corrisponde all’equatore celeste.

La diversa durata del giorno, unita alla diversa incidenza dei raggi solari, determina un riscaldamento difforme dell’atmosfera e del suolo, i cui effetti originano le stagioni.

A grandi linee, le figure che seguono illustrano la relazione tra la diversa incidenza dei raggi solari e le stagioni; la situazione illustrata è ovviamente valida per l’emisfero settentrionale mentre, per l’altro emisfero, le stagioni sono invertite (vedi fig. 6.4).

 

Fig 6.4 – Relazione tra incidenza dei raggi solari e stagioni

Fig 6.4 – Relazione tra incidenza dei raggi solari e stagioni.

È da notare che, durante il periodo estivo nel nostro emisfero, il Sole non è alla sua minima distanza dalla Terra, nonostante ciò i raggi scaldano di più perché le giornate sono più lunghe ed il Sole è più alto nel cielo.

Esiste quindi una relazione tra caldo=Sole alto nel cielo, freddo=Sole basso sull’orizzonte.

Il caldo o il freddo non dipende dalla distanza del nostro astro dal nostro pianeta perché la differenza nel percorso annuale, che è di circa cinque milioni di chilometri, è una differenza molto piccola, se confrontata con la distanza media di 150 milioni di chilometri.

Tutto merito dell’atmosfera che, pur sembrando evanescente, è in realtà un grosso scudo, che mitiga l’impatto dell’energia emessa dal
Sole, assorbendone una parte consistente e limitando gradualmente il riscaldamento del suolo, a seconda dell’incidenza dei raggi solari.

La figura che segue illustra graficamente l’ampia escursione dell’altezza del Sole tra l’estate e l’inverno per la nostra latitudine (vedi fig. 6.5).

Fig 6.5 – Differenza d’incidenza dei raggi solari alle nostre latitudini al variare delle stagioni

Fig 6.5 – Differenza d’incidenza dei raggi solari alle nostre latitudini al variare delle stagioni.

NOTA: il Sole all’orizzonte, o vicino ad esso, acquista una colorazione rossastra perché i raggi di luce devono attraversare uno spessore maggiore di atmosfera, la quale assorbe le frequenze più alte della luce (quelle più vicine al blu), permettendo l’arrivo soltanto di quelle nell’intorno del rosso.

Lo stesso fenomeno avviene anche per la luce riflessa dalla Luna.