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ANNO BISESTO ANNO FUNESTO

Pillola N° 23 – Febbraio 2016

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti, 

non potevamo lasciar passare questo Febbraio 2016 senza parlare dell’anno bisestile.

L’antico detto che ho messo come intestazione sappiamo benissimo che non ha nessun senso, oggi come ieri.

Ma sappiamo tutti che malgrado l’enorme quantità di informazioni a disposizione per schiarirsi le idee, oggi c’è ancora chi crede che questo come molti altri detti, anche se palesemente insulsi, hanno qualche fondo di verità.

L’anno bisesto era ritenuto funesto non tanto per la rima tra bisesto e funesto (sorriso) ma perché tutti gli anni pari ed in generale tutti i numeri pari erano ritenuti “infausti” mentre, ovviamente, i dispari erano “fausti”.

I sacerdoti dell’antica Roma, che erano i soli custodi del calendario, per ingraziarsi l’imperatore saltavano o “dimenticavano” di conteggiare l’anno pari quando l’imperatore doveva iniziare un’impresa molto importante ed aveva bisogno di tutta la fortuna possibile.

Un calendario trattato in questo modo non poteva fornire nessuna indicazione utile, anzi.

Prima o poi qualcuno avrebbe dovuto rimettere le cose a posto.

Ci pensò l’imperatore Giulio Cesare che dette l’incarico all’egiziano Sosigene.

Da allora il calendario fu detto “Calendario Giuliano” la cui caratteristica principale fu l’introduzione dell’anno bisestile.

Per capire nel dettaglio quali furono i motivi per cui fu necessario introdurre l’anno bisestile non ci affideremo soltanto alle parole ma useremo un metodo pratico che abbiamo già sperimentato positivamente in altre occasioni e per questo abbiamo bisogno di un tavolo, rotondo o quadrato, fa lo stesso.

Anche questa volta, al centro del tavolo mettiamo una bella arancia che rappresenta il nostro sole.

Intorno al sole, per quanto è grande il tavolo, consideriamo l’orbita terrestre che è il percorso annuale della Terra.

Questo percorso avviene in senso antiorario, cioè in senso contrario alle lancette dell’orologio, come tutti gli altri pianeti.

Noi lo consideriamo circolare anche se sappiamo bene che è di forma leggermente ellittica con il sole un po’ spostato verso una delle due estremità ovali.

Prendete un bicchiere e mettetelo in un punto qualunque sull’orbita.

Ogni volta che la terra arriva in quel punto vuol dire che ha effettuato un giro completo di 360 gradi.

Un giro del genere non è un anno preciso ma un po’ di più: 365 giorni e quasi 6 ore (per adesso diciamo 6 ore).

Facciamo partire la terra dal bicchiere e la facciamo andare sull’orbita per 365 giorni.

Dobbiamo stare attenti a far terminare l’anno un po’ prima di raggiungere il bicchiere, perché la terra termina l’anno 6 ore prima di completare i 360 gradi.

Quindi pochi centimetri prima del bicchiere mettiamo una tazzina per ricordarci che lì è terminato il primo anno.

Quei pochi centimetri corrispondono, nella realtà, a circa 650.000 km che la terra percorre in 6 ore.

Quindi dalla tazzina inizia il secondo giro.

Il nuovo anno non potrà terminare sulla tazzina perché così durerebbe 365 giorni e 6 ore, quindi terminerà 6 ore prima della tazzina. Per ricordare questo punto che rappresenta la fine del secondo ed anche l’inizio del terzo anno mettiamo una monetina.

Anche il terzo anno, dopo un giro non completo, terminerà 6 ore prima rispetto al punto dov’è la monetina e perciò, poco prima della monetina mettiamo una bel tappo di bottiglia che ci ricorda che quello è il punto dove è finito il terzo ed è iniziato il quarto anno.

Verso la fine del quarto anno, al raggiungimento del 365-simo giorno, prima di raggiungere il tappo (le solite 6 ore) metteremo una penna.

Dalla penna fino al bicchiere ci sono i 4 tratti di sei ore ciascuno che abbiamo appena indicato con la tazzina, la moneta, il tappo e la penna.
4 x 6 = 24 ore.

Un giorno in più che serve alla terra per raggiungere il primo punto di partenza, il bicchiere: è lì che terminerà il quarto anno, non dopo 365 giorni ma dopo 366 giorni.

Dal bicchiere in poi inizierà il quinto anno e si ripeterà di nuovo tutta la filastrocca dei 4 anni che abbiamo appena percorso assieme.

Il quarto anno, quindi, ha un giorno in più ed è chiamato “anno bisestile”.

Il bicchiere può essere un punto qualunque di tutti i punti che si trovano sull’orbita della Terra e quindi può anche essere un istante qualunque di tutti gli istanti che ci sono in un anno.

In pratica, possiamo immaginare che tutto il nostro calendario di 365 giorni sia scritto su di una striscia di carta circolare poggiata sull’orbita della terra ed ogni giorno corrisponde con la vera posizione della Terra in quel giorno.

L’orbita è fissa mentre la striscia di carta-calendario è mobile ed ogni anno ruota di 6 ore in senso orario andando incontro alla direzione della Terra che, come già detto, ruota per natura in senso antiorario.

Con l’anno bisestile questa striscia-calendario dopo 4 movimenti di 6 ore in senso orario, il quarto anno ne fa uno di 24 ore in senso antiorario per accompagnare la Terra verso il compimento del 366-simo giorno.

Così il calendario e la Terra ritornano in sincronismo ogni 4 anni e tutti i giorni riacquistano la giusta corrispondenza con la posizione fisica della Terra sull’orbita.

In questo modo i mesi freddi cadranno sempre nella zona invernale dell’orbita (perielio) ed i mesi caldi resteranno nella zona calda (afelio).

Ovviamente questo riguarda noi dell’emisfero nord. Nell’emisfero sud le stagioni sono invertite rispetto alle nostre.

Senza anno bisestile la striscia di carta-calendario sull’orbita della Terra continua indefinitamente a ruotare di 6 ore ogni anno sfasando sempre di più il calendario rispetto alla reale posizione della Terra.

Ad esempio, dopo solo 100 anni avrebbe un anticipo di 6 x 100 = 600 ore che sono 25 giorni.

Dopo 320 anni (che sono pochissimi in senso astronomico) ogni giorno del calendario cadrebbe 80 giorni prima rispetto al punto fisico dell’orbita dove la terra dovrebbe trovarsi in quel giorno.

Per esempio, il 10 marzo pur chiamandosi sempre 10 marzo non arriverebbe, come oggi, poco prima della primavera ma arriverebbe con 80 giorni di anticipo, vale a dire quando la Terra è nel punto dove inizia l’inverno (21 dic.).

Un altro esempio: il 10 di settembre –quasi autunno- arriverebbe il giorno in cui la Terra si trova nel punto dove inizia l’estate ( 21 giugno).

Era esattamente questa la situazione che Sosigene trovò quando arrivò a Roma.

Da quanto abbiamo detto si capisce che la riforma era proprio necessaria ed urgente. Ad aspettare altri 4 secoli, il 21 giugno avrebbe indicato l’inizio dell’inverno ed il 21 dicembre l’inizio dell’estate.

Sosigene, per rifasare in un colpo solo il calendario con la Terra istituì uno strano anno interlocutorio che fu detto “ultimus annus confusionis” della durata di 445 giorni invece dei previsti 365.

Quell’anno era il 45 a.c. che ebbe 80 giorni in più distribuiti su tre mesi speciali: dopo l’ultimo mese che era December, furono aggiunti Undecember, Duodecember ed un Mercedonius.

Ebbe inizio la regola che ogni 3 anni di 365 giorni il quarto anno dovrà avere 366 giorni.

Il giorno in più doveva essere aggiunto a febbraio che lui (Sosigene) aveva portato a 29 giorni mentre prima della riforma ne aveva 24.

Ma decise che Febbraio anche con il giorno in più doveva restare sempre di 29 giorni, perché era un mese appena riformato, noi diremmo “nuovo di zecca” e perciò non era corretto sottoporlo subito a modifiche.

Per fare un esempio, sarebbe stato come portare dal meccanico una Ferrari appena uscita dalla fabbrica (sorriso).

Il giorno in più fu assegnato, si, a Febbraio, ma al vecchio Febbraio, quello che prima della riforma aveva 24 giorni anche se dopo la riforma erano stati aggiunti il 25, 26, 27, 28 e 29. Quindi dopo la riforma Febbraio aveva per tre anni solo il giorno 24 mentre il quarto anno aveva il 24 ed il 24bis. L’ultimo giorno del mese era sempre il 29.

Allora il conteggio dei giorni era diverso, non si contavano a salire come facciamo noi oggi, ma a scendere partendo dal primo di Marzo, che era detto “Giorno delle Calende di Marzo”.

Il 24 Febbraio quindi non era contato come il 24-esimo giorno dall’inizio di febbraio ma era il sesto giorno contando a ritroso dal primo di Marzo.

L’anno fu detto bisestile appunto perché diventava bis-il-sesto giorno dalle Calende di Marzo (in latino: “bis sexto die ante calendas martias”).

Dopo circa 35 anni questa riforma fu ritoccata.

Così come Luglio (di 31 giorni) aveva preso questo nome in onore di Giulio Cesare, al mese seguente fu dato il nome di Agosto in onore di Cesare Augusto.

Per fare anche Agosto di 31 giorni come Luglio (i giorni dispari erano fausti) ne fu tolto uno a Febbraio che passò da 29 a 28 giorni e da allora è sempre rimasto di 28.

L’anno bisestile invece ha subìto un bel ritocco dovuto al fatto che le sei ore conteggiate non dovevano essere sei ore ma 5 ore e 49 minuti perché tanto dura, in effetti, il giorno solare.

La differenza è di 11 minuti che ogni 4 anni diventavano 44 che non dovrebbero esserci in quelle 24 ore che si aggiungono nell’anno bisestile.

Addirittura sommati anno dopo anno, sarebbero diventati 24 ore dopo 130 anni circa.

Fu necessaria un’altra riforma, la fece Papa Gregorio XIII nel 1582 e da allora il calendario fu chiamato non più Giuliano ma Gregoriano e non è stato più toccato.

Nel 1582 quegli 11 minuti in più erano diventati 10 giorni che dovevano essere eliminati. E così avvenne: Il 4 ottobre 1582 era Giovedì e l’indomani fu Venerdì 15 ottobre: erano spariti 10 giorni dal calendario!

Proprio quella notte, in Spagna, moriva Santa Teresa d’Avila: la notte tra il 4 ed il 15 ottobre!(sorriso).

Per evitare che in seguito si ripresentasse il problema degli 11 minuti fu applicata una regola studiata nei minimi particolari da un medico veterinario calabrese di Cirò Marina, Luigi Lilio.

E’ facile verificare che 11 minuti (meno qualche secondo) diventano un giorno dopo circa 130 anni.

Togliere un giorno ogni 130 anni non era pratico, bisognava trovare una regola generale facilmente applicabile a livello mondiale.

Siccome 130 x 3 = 390 che si può benissimo arrotondare a 400 anni, in quattro secoli ci sono 4 anni centenari che sono indicati da un numero che termina con due zeri (come 1600 ecc.). Ogni 4 anni centenari tre non sono divisibili per 400, il quarto sì.

Ecco la regola: gli anni centenari divisibili per 400 saranno bisestili, gli anni centenari non divisibili per 400 NON saranno bisestili.

In questo modo, nell’arco di 400 anni per tre volte non esisterà il 29 di febbraio.

Così il calendario si rifasa quasi perfettamente con la posizione della Terra sull’orbita, come avviene in modo più evidente ogni 4 anni con l’anno bisestile, come abbiamo visto.

Tutto qua.

Avevamo pensato di dedicare questa pillola ad una trattazione delle onde gravitazionali, ma un argomento del genere non può essere liquidato con due-tre paginette.

Anche quest’anno, come l’anno scorso, inviteremo al corso di astronomia per ciechi ed ipovedenti, delle personalità di prestigio nel campo dell’astrofisica italiana e dedicheremo delle intere lezioni a questo come ad altri temi analoghi con la possibilità, per i partecipanti, di interloquire direttamente con i relatori.

Mi è stato chiesto di indicare le date di svolgimento del corso di quest’anno 2016 per esigenze di pianificazione delle ferie estive.

Il corso inizierà lunedì 29 agosto e terminerà sabato 3 settembre, sempre qui a Latina.

Il programma sarà pubblicato, come al solito, nel nostro sito www.astronomiapontina.it appena sarà pronto.

A tutti un caro saluto,
Andrea Miccoli