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2019-2020 CORSO DI ASTRONOMIA PER I SOCI – LATINA

FATTORIA PRATO DI COPPOLA

Via del Lido km. 4,200 – Latina

http://www.fattoriapratodicoppola.com/

Lezione 2: mercoledì 30 ottobre 2019 – 18:30

PROGETTO

I MERCOLEDI’ DELL’ASTRONOMIA

L’iscrizione al corso è effettuata in sede la stessa sera d’inizio.

Il corso è aperto a tutti i soci dell’Associazione Pontina di Astronomia – Latina-Anzio-Nettuno (APA-lan) la cui iscrizione è di 35 euro/anno ridotti a soli 20 euro per gli studenti, per gli over 65 anni e per i componenti di uno stesso gruppo familiare, ed un contributo di partecipazione di 40,00 euro per tutto il corso.

Le lezioni avranno luogo a mercoledì alterni, dalle 18:30 alle 20:00. Ogni volta che il cielo lo permetterà la lezione terminerà fuori per il riconoscimento delle costellazioni più importanti e con osservazioni al telescopio.

ATTENZIONE: Il programma sottostante è indicativo e può essere variato dall’insegnante del corso a seconda delle necessità.

Calendario delle lezioni

1 – 16 ottobre 2019 – La sfera celeste: come si identifica. La stella Polare.
2 – 30 ottobre 2019 – La volta celeste – Equatore, eclittica e zodiaco.
3 – 13 novembre 2019 – Le mappe celesti. Sistemi di coordinate. Astrolabi e planetari.
4 – 27 novembre 2019 – Evoluzione stellare.
5 – 11 dicembre 2019 – Buchi neri e onde gravitazionali.
6- 22 gennaio 2020 – La nascita del sistema solare. I pianeti interni.
7 – 05 febbraio 2020 – I pianeti esterni.
8 – 19 febbraio 2020 – Gli oggetti minori del sistema solare.
9 – 04 marzo 2020 – La Luna.
10 – 18 marzo 2020 – Il sole, la Via Lattea e le galassie.
11 – 01 aprile 2020 – Le stagioni astronomiche.
12 -15 aprile 2020 – Costellazioni e oggetti del cielo profondo.
13- 22 aprile 2020 ore 19:00 – conferenza finale e/o serata osservativa.

Docenti: Alida Giona, Andrea Alimenti, Andrea Miccoli

Info:

Alida Giona alidagiona@gmail.com cell 347 33 16 947

Andrea Miccoli andmicco@libero.it cell 347 57 75 180

APPUNTI DI ASTRONOMIA 2011-2012

Domenico D’Amato
Andrea Miccoli 

INDICE

16 – CORPI MINORI DEL SISTEMA SOLARE

ASTEROIDI

I corpi minori del sistema solare sono costituiti da quegli oggetti vaganti che orbitano intorno al Sole.

Essi originano da punti di raccolta diversi nel sistema solare e rappresentano parti residue del materiale primordiale della nebulosa planetaria che ha generato tutto il sistema planetario e che non è stato inglobato nei pianeti.

Essi sono gli asteroidi, i meteoroidi e le comete.

Tra l’orbita di Marte e quella di Giove esiste una fascia, compresa tra 1,7 e 4 UA (Unità Astronomiche), in cui sono distribuiti abbastanza uniformemente a un’infinità di asteroidi, che vanno dal sassolino all’oggetto cosmico di dimensioni considerevoli.

Essi rappresentano la maggioranza degli asteroidi presenti nel sistema solare, per questo motivo prende il nome di “fascia principale degli asteroidi”.

La fascia ha delle zone prive di asteroidi; le orbite relative corrispondono a semplici funzioni del tempo orbitale di Giove: 14, 1/3, 12, 2/3,…

Ciò significa che gli asteroidi inizialmente presenti su queste orbite sono entrati in risonanza con l’azione gravitazionale ricorrente di Giove e sono stati scagliati lontano.

Alcuni di questi hanno acquisito delle traiettorie che intersecano le orbite di uno o più pianeti (Terra compresa) e, nel caso estremo, possono impattare con un pianeta: Mercurio, Luna e Marte, hanno la superficie disseminata di ferite inferte da questi corpi vaganti.

La Terra stessa ne presenta diversi, anche se i segni sono stati attenuati dall’erosione della pioggia e del vento.

Il primo corpo celeste di natura asteroidale scoperto è stato Cerere (da agosto 2006 promosso a pianeta nano), osservato dall’astronomo italiano Giuseppe Piazzi presso l’osservatorio di Palermo nel 1801.

Seguirono a breve, Pallade da parte di Olbers nel 1802 e Giunone da parte di Harding nel 1804.

Cerere ha un periodo orbitale di circa 4,6 anni ed un diametro di circa 1.000 km.

Gli asteroidi che sono fuori della cintura principale appartengono a diverse famiglie:

– i cosiddetti NEO (Near Earth Object = oggetti vicini alla Terra) sono quelli, che per la forma della loro orbita, possono avvicinarsi pericolosamente alla Terra; appartengono a questa classe di oggetti i gruppi Amor, Apollo ed Atena;

– i Centauri, sono asteroidi che circolano tra Saturno e Nettuno;

– i Transnettuniani o Kuiperoidi, sono quelli provenienti dalla cintura di Kuiper, con semiasse maggiore compreso tra 30 e 38 UA (Unità Astronomiche);

– i Troiani, asteroidi che sono posti sulla stessa orbita di Giove, nei punti Lagrangiani, così chiamati in onore del matematico Lagrange, che per primo teorizzò l’esistenza di questi punti particolarmente stabili nei confronti dell’azione gravitazionale del Sole e di Giove stesso. Tali punti si trovano sul vertice di un triangolo equilatero, di cui un altro vertice è occupato da Giove e l’altro ancora dal Sole (vedi fig 16.1).

 

Fig, 16.1 – Posizione dei Troiani sull’orbita di Giove

Fig, 16.1 – Posizione dei Troiani sull’orbita di Giove

Molti di questi oggetti sono rivelabili al telescopio, anche se con difficoltà, durante fotografie di lunga posa; eventuali asteroidi di sufficiente luminosità, presenti nel campo stellare, lasciano una traccia che si differenzia dalla forma puntiforme delle stelle (sempre che l’inseguimento per contrastare la rotazione terrestre sia stato soddisfacente).

La loro visione telescopica è molto difficile perché sono degli oggetti piccoli e solitamente scuri.

I meteoroidi sono quei corpi celesti che si manifestano come meteore.

Essi sono generalmente i residui lasciati da comete lungo la loro orbita.

Quelli con dimensione molto piccola, inferiori al centimetro, quando impattano con l’atmosfera vaporizzano ad un’altezza compresa tra 90 e 120 km, lasciando dietro una piccola scia luminosa.

Dimensioni superiori (comprese tra 1 cm e 50 cm) danno luogo ai bolidi, oggetti molto brillanti che lasciano una scia persistente in cielo e talvolta anche un rumore prolungato di tuono.

I corpi più grossi sono generalmente d’origine asteroidale e raggiungono gli strati più bassi della atmosfera e talvolta raggiungono il suolo ove, se individuati per tempo, possono essere recuperati e prendono il nome di meteoriti.

Dal punto di vista osservativo, sono importanti i cosiddetti sciami meteorici, formati dal materiale residuo di comete transitate in passato e che, impattando con l’atmosfera terrestre, determinano una pioggia più o meno consistente di meteore o bolidi, che offrono in determinati periodi uno spettacolo molto suggestivo.

Esistono diversi sciami, il più famoso è quello delle Perseidi (anche conosciuto come Lacrime di San Lorenzo), che raggiunge il suo culmine intorno al 10 agosto.

Il nome deriva dalla costellazione di Perseo, la zona di cielo da dove sembrano provenire le meteore.

Questo sciame è formato dai detriti lasciati dalla cometa Swift-Tuttle.

Un altro sciame è quello delle Leonidi, che ha il suo massimo intorno alla metà di novembre.

Il nome deriva dalla costellazione del Leone, da cui la pioggia di meteore sembra provenire.

Responsabili di questo sciame sono i detriti lasciati dalla cometa Tempel-Tuttle.

Cronache del tempo riferiscono che in Venezuela, la notte del 12 novembre 1799, si videro oltre 60.000 meteore in due ore! Una pioggia innaturale che spaventò la popolazione.

A Boston (USA) si contarono oltre 240.000 meteore in tutta la notte.

Esistono altri sciami minori, che sono meno appariscenti perché interessano orbite di comete passate molto tempo addietro e di cui la maggior parte del materiale si è oggi disperso.

In uno sciame meteorico, si chiama radiante quel punto di cielo da cui sembra generarsi tutto lo sciame. infatti, registrando su una mappa stellare più tracce di meteore, pur avendo direzioni diverse, notiamo che tutte sembrano provenire da un punto preciso nel cielo: appunto, il cosiddetto radiante.

Lo sciame prende così il nome dalla costellazione che contiene il radiante.

COMETE

Le comete sono dei corpi celesti di dimensioni limitate, variabile da pochi chilometri a qualche decina di chilometri: la Hyakutake 1996 B2 aveva un diametro di circa 2-3 km, la P/Swift-Tuttle ha un nucleo di circa 24 km e la Hale-Bopp ha un nucleo stimato tra 20 e 40 km.

Il nucleo è composto per lo più da acqua ghiacciata e da altri materiali non consolidati, per questo gli viene anche dato la denominazione di palla di neve sporca.

I materiali di cui sono composte le comete, a differenza degli asteroidi, quando si avvicinano al Sole sublimano, dando vita a molteplici getti di materiale, che viene disperso nell’intorno (la chioma) e dietro (la coda).

La spinta del vento solare (l’insieme delle particelle ad alta energia generate dall’attività solare) disperde il materiale in senso radiale (vedi fig 16.2).

Fig 16.2 – Le comete sviluppano la coda dalla parte opposta del Sole, in senso radiale

Fig 16.2 – Le comete sviluppano la coda dalla parte opposta del Sole, in senso radiale.

I segni di sublimazione dei materiali volatili hanno inizio quando la cometa si trova a circa 5-6 UA di distanza dal Sole.

Le comete originano da un raggruppamento di materiale primordiale noto col nome di nube di Oort.

Tale nube si estende fino a circa 100.000 UA, circa un terzo della distanza tra il Sole e la stella più vicina, Proxima Centauri, che di è circa 270.000 UA, ossia circa 4 anni-luce.

Le comete si dividono in due grandi classi: comete di corto periodo e comete di lungo periodo.

Le comete di corto periodo sono quelle che ritornano entro 200 anni.

Hanno un’orbita molto eccentrica rispetto ai pianeti ma compresa interamente entro il sistema solare.

Le comete di lungo periodo sono quelle che ritornano dopo oltre 200 anni.

Sono caratterizzate da un’orbita iperbolica e non ellittica e non sembrano provenire da un punto preciso del sistema solare o dai suoi dintorni.

Molte di queste sono state viste una sola volta: la Kohoutek ha un periodo calcolato che eccede i 70.000 anni!

Non tutte le comete hanno una traiettoria che permette loro di sopravvivere al Sole: la maggior parte finisce per precipitarvi sopra nella fase di avvicinamento.

Altre possono essere perturbate dall’azione gravitazionale dei grandi pianeti (ad esempio Giove) e, cambiando direzione potrebbero finire così per impattare qualche pianeta (se succedesse alla Terra i risultati sarebbero catastrofici).

Le comete costituiscono un campo di notevole interesse nell’osservazione amatoriale, soprattutto perché l’eventuale scopritore ha il diritto di dargli un nome (anche il proprio).

Tale pratica oggi è diminuita notevolmente per l’esistenza di sonde spaziali, deputate alla ricerca sistematica delle comete: agli amatori sono rimaste soltanto le briciole.

Benché le comete inizino ad avere una chioma ed una coda a distanza di 5 o 6 UA dal Sole, è comunque troppo debole per essere osservata dalla Terra con mezzi amatoriali.

Una cometa diventa interessante ad una visione telescopica quando è molto vicina al Sole.

Una eventuale ricerca deve perciò essere fatta (soprattutto per quelle più deboli) nelle vicinanze del Sole e quindi prima dell’alba e subito dopo il tramonto.

ROSETTA

Cari amici ciechi ed ipovedenti,
tra qualche giorno sentirete molto parlare di Rosetta.

Si tratta di una missione spaziale molto particolare, la prima in assoluto nel suo genere che vivrà il suo momento di massima attenzione da parte di tutto il mondo scientifico e mediatico il prossimo 12 novembre.

Con queste righe voglio darvi un’idea dell’importanza di questa missione ed anche delle enormi e complesse difficoltà tecniche che sono state affrontate e devono ancora essere affrontate e superate per arrivare con successo al 12 novembre.

Per cominciare, vediamo di capire perché a questa missione è stato dato il nome di Rosetta.

Rosetta viene da Rashid che è il nome di una località sulla foce del Nilo.

Qui, nel 1799 i soldati napoleonici trovarono una grossa pietra di 760 kg su cui era inciso un testo in tre lingue diverse.

Di queste, una era il greco antico, ben noto a tutti gli studiosi, un’altra era la lingua dei geroglìfici egiziani che nessuno mai era riuscito a decodificare e la terza era una lingua locale.

Grazie al greco antico è stato possibile decodificare il contenuto del documento e per confronto è stato possibile penetrare e comprendere -per la prima volta- il linguaggio dei geroglìfici.

Questo è stato un avvenimento epocale che ha permesso agli studiosi di conoscere la meravigliosa storia millenaria della civiltà egizia. Tutto merito della Pietra di Rosetta.

Oltre a questa stele, fu trovato, su un’isoletta del Nilo, anche un obelisco che con le sue scritte contribuì alla decodifica dei geroglìfici egiziani.

L’isoletta si chiamava e si chiama File, scritta secondo la pronuncia latina, con ph davanti che si pronuncia f ed ae finale che diventa e.
Rosetta e File sono i nomi dei due strumenti principali protagonisti di questa missione.

Ora vediamo il perché di questa impresa. 

Nei tempi antichi le comete incutevano terrore ad ogni apparizione. 

Per fortuna nei tempi moderni gli scienziati le hanno riabilitate, hanno capito che non fanno male a nessuno e non portano iella, anzi, al contrario, molto probabilmente sono portatrici di vita e forse l’hanno portata anche sulla Terra. 

Le comete provengono da quella zona del sistema solare dove ancora oggi – dopo 4 miliardi di anni- ci sono questi corpi che rappresentano la parte di materia che, per la grande distanza dal Sole, non prese parte alla formazione dei pianeti. 

Studiare una cometa significa studiare un pianeta o una parte del sistema solare così come questo doveva essere 4 miliardi di anni fa. 

Sulla Terra c’è tanta acqua ed anche le comete -tutte- sono portatrici di acqua, lo si è capito analizzando da lontano la bianchissima coda e la chioma che sono composte di vapore d’acqua.

Siccome si sa che dove c’è acqua c’è possibilità di vita, lo studio delle comete tramite telescopi è continuo e si cerca in tutti i modi di rubare qualche informazione ad ogni cometa che ci passa vicino e se non ci passano vicino le andiamo a cercare come è stato già fatto in passato (missioni Giotto, Star Dust, Deep impact) con scarsi risultati.

Sappiamo che nel sistema solare viaggiano migliaia di comete che potrebbero rivelarsi come altrettante “Pietre di Rosetta” ma è molto difficile raggiungerle perché sono lontanissime, velocissime e piccolissime, proprio queste sono le difficoltà principali che ha incontrato ed incontrerà questa missione ancora in corso.

L’idea di realizzare questa impresa è nata nel 1993 nell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea di cui fa parte anche l’Italia.

In un primo momento fu scelta come obiettivo la cometa Wirtanen. 

In seguito si dovette cambiare obiettivo e fu scelta la cometa Churyumov-Gerasimenko. 

Due nomi perché sono due gli scopritori che la scoprirono nel 1969: il signor Ivanovic Chùriumov e la signora Svetlana Gerasimenko. 

La missione fu chiamata Rosetta come la pietra egiziana mentre il piccolo ma importantissimo laboratorio automatico che dovrà essere installato proprio sul corpo della cometa fu chiamato File come l’isoletta dell’obelisco.

La partenza avvenne nel 2004. 

Il peso totale di Rosetta era circa 3000 kg con una forma molto simile ad un cubo con il lato di 2 metri.

Per raggiungere la cometa bisognava coprire una distanza di oltre 500 milioni di km senza l’impiego del piccolo motore di bordo che aveva ed ha carburante solo per le piccole correzioni di avvicinamento. 

Per coprire tutti quei milioni di km si fece in modo di utilizzare la spinta gravitazionale della Terra per 3 volte ed una volta la spinta di Marte.

In questo modo Rosetta fu “scagliata” ogni volta in orbite sempre più ampie fino a raggiungere l’ampiezza dell’orbita della cometa Ciuriumov-Gerasimenko. 

Queste spinte si chiamano “gravity assist” e si possono ottenere solo se si fa avvicinare la sonda ad un pianeta dalla giusta direzione, avendo la giusta velocità, alla giusta distanza; una manovra molto sofisticata e precisa che permette alla navicella di ricevere dal pianeta la spintarella per andare più lontano. 

Un po’ come facciamo con l’altalena che va e viene: se tu le dai una spintarella al momento giusto, nella giusta direzione e con la giusta velocità l’altalena (come la sonda spaziale) aumenta la sua velocità.

Dopo l’ultimo gravity-assist avvenuto nel 2009 gli scienziati sapevano che la sonda sarebbe passata vicino ad un paio di asteroidi, li hanno osservati e fotografati e poi prevedendo che ci sarebbero voluti altri anni prima di raggiungere la cometa hanno spento tutti -o quasi tutti- gli apparati di bordo per non consumare inutilmente energia e batterie, anche perché a quella distanza dal sole i pannelli solari (64 metri quadrati) raccolgono pochissima luce. 

In questo stato di “ibernazione” Rosetta è rimasta fino al 20 gennaio 2014. 

In quel giorno la trepidazione era altissima, il risveglio poteva portare chissà quali sorprese, dalla Terra fu inviato il segnale per risvegliare e riaccendere tutte le apparecchiature elettroniche e per fortuna tutto andò benissimo: la sonda ricominciò a lavorare.

A quella distanza dalla Terra, il tempo necessario per far arrivare un ordine a Rosetta è circa mezz’ora ed un’altra mezz’ora ci vuole per il messaggio di ritorno. 

Il 6 maggio 2014 sono finiti i controlli tecnici sul funzionamento delle apparecchiature di bordo e subito sono iniziate le manovre di avvicinamento alla cometa. 

Il 6 agosto 2014 c’è stato l’arrivo presso la cometa. 

Vista da vicino la sua forma è simile a quella di una arachide con due lobi, uno più piccolo ed uno più grosso e fra i due lobi la strozzatura è molto profonda. 

Per fare un giro su se stessa impiega 12 ore. 

Le dimensioni totali sono 6 km, 4 km il lobo più grande e 2 km il lobo più piccolo, per un volume totale di circa una 20ina di km cùbici, più o meno come una piccola montagna. 

Non è un sasso liscio come quelli che si trovano in riva al mare ma ìspido e pieno di spìgoli appuntiti. 

Non ha il peso specìfico dei comuni sassi sulla Terra, ma pesa come la pietra pòmice, ne consegue che ha una massa molto piccola e quindi anche una piccolissima forza di gravità e per questo la sonda Rosetta è stata messa in orbita intorno al piccolo corpo della cometa ad una distanza di circa 100 km con una velocità bassissima: pochi centimetri al secondo. 

Da lì ha iniziato a fornire tutti i dati fotografici agli scienziati per l’identificazione del punto più idoneo per l’atterraggio del laboratorio automatico File. 

Questo punto è stato già scelto e si trova in una piccola zona pianeggiante sempre baciata dal sole per permettere ai pannelli solari di tenere sotto carica le batterie. 

L’atterraggio avverrà il giorno 12 novembre 2014.

Quando da noi saranno le 9.35 il modulo File sarà sganciato da Rosetta da un’altezza di circa due km e sarà lasciato andare verso la cometa. 

Anche se File ha le dimensioni di una lavatrice e pesa circa 100 kg. la discesa sarà molto lenta -circa 7 ore- perché, come abbiamo detto, la forza di gravità sulla cometa è minima.

Possiamo dire che è meno di un decimillesimo di quella della Terra, quindi io che qui peso 70 kg sulla cometa Churiumov-Gerasimenko peserei meno di un decimillesimo di 70kg cioè meno di 7 grammi! 

Non so se la mia bilancia se ne accorgerebbe (sorriso).

L’atterraggio è previsto per le nostre ore 16.35 ma la comunicazione ci mette mezz’ora per arrivare sulla Terra e perciò noi lo sapremo alle 17 sempre di mercoledì 12 novembre 2014.

Quando File toccherà il suolo della cometa, con il suo peso darà un bòtta sul terreno che permetterà ai suoi tre piedi di piantare tre arpioni di 20 cm nel suolo per ancorare il laboratorio al corpo della cometa. 

A quel punto è fatta! Tutto avviene a 500 milioni di km dalla Terra, mentre la cometa e Rosetta viaggiano a velocità vicine ai 50 mila km all’ora e a 10 anni di distanza dalla partenza. Davvero un capolavoro (speriamo!). Se va tutto bene c’è da essere orgogliosi. 

Molti di quegli strumenti che staranno lì a fare il proprio dovere sono italiani, progettati e realizzati dai nostri scienziati e scienziate e da ditte italiane. La lista è abbastanza lunga.

Da quel giorno cominceranno le analisi del ghiaccio della cometa e di tutto ciò che si potrà esaminare e sono certo che ne sentiremo delle belle.

Già nelle prime analisi fatte da Rosetta al momento dell’arrivo intorno alla cometa ne abbiamo sentite alcune poco… odorose!

Infatti sono state trovate molecole di acido solfidrico, formaldeide, ammoniaca, acido cianidrico, biossido di zolfo, metanolo, tutti elementi che sulla Terra richiamano alla mente odori forti e puzzolenti tipo il letame, le uova marce, l’aceto, l’alcol. 

Tutte queste puzzette mischiate assieme fanno capire che la cometa sarà pure interessante ma ha un fetore insopportabile!

Per quanto riguarda la possibilità di poter osservare la cometa dalla Terra con i telescopi bisogna dire che nessuno sarà in grado di vederla né ad occhio nudo né con i normali telescopi, né adesso (che è lontana dal Sole e quindi senza coda) né quando avrà le dimensioni della coda al massimo della visibilità, il ché avverrà nell’agosto del 2015 al momento della massima vicinanza al Sole. 

La distanza dalla Terra è sempre talmente grande e la cometa talmente piccola che potrà essere osservata solo con telescopi professionali ed in cieli molto bui. 

In quei giorni di agosto l’attività del laboratorio File sarà molto intensa e si spera che non venga danneggiato dalle particelle solide che saranno liberate dalla evaporazione del ghiaccio. 

Parliamo di quelle particelle solide più o meno microscopiche che una volta disseminate dalla cometa nello spazio diventeranno per noi le stelle cadenti che possiamo sentire e vedere quando e se la Terra le attraverserà.

L’attività scientifica sulla cometa terminerà -in teoria- a dicembre del 2015. 

Ci potrà essere un allungamento della missione in caso di prolungata efficienza delle apparecchiature oppure la fine della missione nel caso che la polvere della cometa sporchi irrimediabilmente i pannelli solari impedendo la ricarica delle batterie.

Mi fermo qui. Manca solo una settimana. 

Speriamo di sentire solo buone notizie.

Un caro saluto a tutti,

Andrea Miccoli

ISON, LA COMETA DI NOVEMBRE 2013

Carissimi amici ciechi ed ipovedenti,

in questo mese di novembre 2013 di cos’altro vi potevo parlare se non della cometa di cui già si parla tanto?

Perché questa cometa è tanto chiacchierata?

Cos’ ha di speciale rispetto a tante altre comete?

Ebbene, la cosa più sicura che si può dire è che ha un futuro molto incerto, non solo, anche il suo presente, per adesso, non è molto…brillante (in tutti i sensi).

Diamole uno sguardo da vicino, cerchiamo di conoscerla e cominciamo dal nome: si chiama ISON (tutti pronunciano Aison, all’americana) questo non è il nome dello scopritore (è stata scoperta da due astronomi russi) ma è il nome della rete di cui faceva parte l’osservatorio dove è avvenuta la scoperta lo scorso anno 2012 il 28 settembre.

Allora si trovava ancora molto lontana dal Sole, era tra l’orbita di Saturno e quella di Giove a circa 900 milioni di km di distanza da Sole.

E’ piccolina, ha un corpicino di circa 2 km, scoprirla a tanta distanza è stato come cercare (e trovare) con un telescopio da Roma, una lenticchia sulla città di Mosca!

Potenza della tecnologia moderna applicata ai telescopi!

Anche questa come altre comete proviene dagli estremi confini del sistema solare: la cosiddetta nube di OOrt dove ancora si trova tutta la materia che per la grande distanza dal Sole non ha ricevuto la necessaria attrazione per muoversi e perciò non ha preso parte alla costruzione del sistema solare.

Stiamo parlando di una distanza pazzesca, da dove la cometa Ison è partita migliaia o milioni di anni fa per arrivare solo adesso da queste parti.

Con precisione possiamo dire che il 28 novembre 2013 sarà al perielio che è il punto più vicino al Sole.

Sarà quello il momento più drammatico della vita della cometa Ison, è in quelle poche ore che sono state concentrate tutte le forze tecniche e l’attenzione di tutti gli astronomi perché la sua distanza dal Sole sarà veramente piccolissima e cioè meno di 2 milioni di km (pensate che noi stiamo a 150 milioni di km e Mercurio non scende mai sotto i 45) in quelle poche ore la cometa sarà dietro al Sole, dalla Terra nessuno potrà osservarla, solo l’occhio di alcuni strumenti spaziali della Nasa potranno seguire l’evento, con molte precauzioni per non bruciare i sensori ottici.

Quando la cometa inizierà la traiettoria curva intorno al Sole e sparirà dietro di esso, nessuno sarà in grado di dire con sicurezza se la rivedremo ancora. Nel caso che possa riemergere dall’altro lato del Sole chissà in quali condizioni si troverà.

La cometa è così piccola e la sua distanza dal Sole è così ridotta che è possibile che il Sole la faccia letteralmente svaporare tutta e riduca in frammenti il nucleo sbriciolandolo con la forza di gravità.

Questo è già successo ed è stato osservato anche recentemente con altre comete.

La più famosa e documentata frantumazione di una cometa è avvenuta per opera del pianeta Giove nel mese di luglio del 1994, un evento che seguii anch’io con il mio telescopio.

La cometa era la Shoemaker-Levy , era un unico pezzo intero, come tutte, ma quando la distanza da Giove era diventata ormai troppo piccola (poche decine di migliaia di km) i pezzi diventarono due, poi tre, quattro, dieci, poi 21 pezzi che finirono tutti su Giove in fila indiana lasciando enormi segni d’impatto nell’atmosfera del pianeta per alcuni mesi.

La Ison in pratica, fino ad ora nessuno l’ha vista ad occhi nudo – è troppo piccola – e nessuno potrà vederla facilmente e bene come vedemmo la grande cometa Hale-Bopp in molte serate del 1997.

Però sarà possibile vederla (o intravederla) nella luce del crepuscolo mattutino un’ora prima del sorgere del Sole nei giorni intorno al 24 di questo mese di novembre 2012 dalle ore 06.00 in poi avendo l’orizzonte sgombro, il ché, di questi tempi non sarà facile.

Dopo lo stress termico e gravitazionale del passaggio al perielio potremo tentare di vedere ciò che sarà rimasto della cometa (se qualcosa sarà rimasto) nei giorni 3/4/5 dicembre, dopodiché ci vorrà il binocolo o il telescopio perché si allontanerà molto velocemente.

Non tornerà mai più da queste parti. La sua orbita non è chiusa ma aperta e questo significa che non è periodica quindi non la vedremo mai più.

Sono varie decine le comete che arrivano ogni anno nel sistema solare, arrivano da sopra, da sotto, da ogni parte, non arrivano sistemate sullo stesso piano dei pianeti.

Se hanno la giusta massa e arrivano con la giusta velocità ed alla giusta distanza dal Sole diventano periodiche cioè vengono catturate dalla gravità del Sole e sistematicamente ritornano dopo un numero di anni che dipende dalla dimensione dell’orbita: più è piccola e più è breve il periodo di rivoluzione intorno al Sole, la Henke ha l’orbita più piccola e quindi il periodo più breve di tutte: 3 anni per fare un giro.

La maggior parte ha periodi di 10-20 anni ma alcune hanno periodi di centinaia di anni.

Le comete che si impongono all’attenzione di tutta la Terra per la loro visibilità e la bellezza della coda e della chioma sono pochissime, diciamo una ogni 4-5 anni.

Fra gli studiosi che seguono la Ison c’è chi dice che non ha l’orbita aperta ma tanto tanto grande da sembrare aperta anche se dovrebbe essere chiusa ed avanzano l’ipotesi che potrebbe essere la stessa cometa del 1680 attribuendole, così, un periodo di circa 300 anni.

Per adesso, speriamo che ce la faccia a superare la difficile prova del 28 al perielio e speriamo che il 29 novembre sia ancora in…vita.

Noi qui a Latina festeggeremo il suo arrivo organizzando una mattinata antelucana domenica 24, che secondo me è il giorno con le condizioni migliori per poterla vedere (in tutta l’Italia) il ché avverrà un’ora prima dell’alba (tempo meteo permettendo) e poi, se uscirà viva dall’incontro ravvicinato con il Sole, il 3 dicembre faremo la mattinata del commiato per rivederla e salutarla augurandole un “buon ritorno a casa….”.

I dettagli delle due giornate -tra qualche giorno- nel sito: www.astronomiapontina.it .

Pensate: ha atteso questo momento per quasi 5 miliardi di anni, al freddo più intenso ed al buio più estremo di tutto l’universo; ha percorso migliaia di miliardi di km, ha viaggiato per milioni di anni e dopo tutto ciò, in pochissime ore, il suo destino si compie il 28 novembre 2013: o ritorna a casa felice perché ha potuto vedere da vicino il Sole fin quasi a toccarlo, oppure soccombe, meschina, vittima di un sogno impossibile. Vedremo.

Io vivamente mi auguro che ce la faccia, mi è simpatica ed il 29 mattina vorrei festeggiare la sua….rinascita dalle fiamme solari.

Vi terrò informati con la prossima pillola ai primi di dicembre dopo la mattinata del commiato (se ci sarà).

Ma se qualcuno volesse sapere in tempo reale se la Ison c’è ancora oppure si è fermata per sempre, mi scriva o mi telefoni (cell.3475775180) risponderò volentieri.

A tutti un caro saluto,
Andrea Miccoli.

2014 – COMETE, VAGABONDE DEL CIELO – Anzio

cometa

Venerdì 24 ottobre 2014 – 19:00

PIZZERIA PIZZAMORE 

Via Nettunense km 36,500

Falasche – Anzio (Roma)

PROGETTO        

L’Associazione Pontina di Astronomia -Latina-Anzio-Nettuno organizza una conferenza presso la Pizzeria Pizzamore di Anzio:

Venerdì 24 ottobre 2014 – 19:00    
COMETE, LE VAGABONDE DEL CIELO
relatore Domenico D’Amato 

Nei prossimi mesi ci sarà un doppio appuntamento con questo oggetto misterioso: il primo il 19 ottobre con un passaggio radente della cometa Siding-Spring/C2013 A1 con il pianeta Marte ed il 10 Novembre 2014 l’atterraggio del piccolo lander Philae rilasciata dalla sonda-madre Rosetta sul nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

E’ gradita la prenotazione sia per la conferenza che per la cena successiva, da fare al cell: 339-3006187.

INGRESSO LIBERO

Info: APA-lan – Domenico D’Amato 339-8437009 domdamato49@gmail.com 

2013 – ISON, LA COMETA DI NATALE

Cometa ISON

Domenica 24 novembre 2013 – 06:00

Prima piazzola a sinistra del lungomare, tra Capoportiere e Rio Martino

circa 2,7 km dopo Capoportiere 

Uscita dal Sole Cometa ISON

Addio alla ISON!

Dopo il passaggio ravvicinato al Sole il 28 novembre 2013, la cometa si è fortemente ridotta.

Ancora non è possibile sapere in che condizioni si trova il residuo, ma sicuramente non sarà come speravamo che fosse.

Vi aggiorneremo appena ne sapremo di più.

Pertanto la seduta osservativa del 3 dicembre 2013 è annullata.

PROGETTO        

Per saperne di più sulla Cometa ISON.

La cometa C/2012 S1, poi denominata ISON, è stata scoperta in Russia il 21 settembre 2012 con un telescopio della International Scientific Optical Network, dalle cui iniziali prende il nome.

Il 28 novembre 2013 la cometa transiterà al perielio della sua orbita a poco più di un milione e mezzo di km di distanza dal Sole.

Se sopravviverà a questo passaggio radente, la ritroveremo più brillante dopo un paio di giorni nel suo viaggio di allontanamento dal Sole.

La cometa è osservabile solo di mattina poco prima del sorgere del Sole.

L’Associazione Pontina di Astronomia -Latina-Anzio-Nettuno organizza un doppio appuntamento per tentare di osservarla.

Il primo appuntamento è per il 24 novembre 2013, 4 giorni prima del raggiungimento del perielio della sua orbita, ed un secondo appuntamento il 3 dicembre 2013 dopo il suo passaggio ravvicinato al Sole.

Ma potrebbe anche non sopravvivere e soccombere all’enorme calore del Sole.

A beneficio di coloro che desiderano cimentarsi a trovarla ed osservarla, od eventualmente a fotografarla, diamo un po’ di indicazioni su come e dove trovarla.

 

 

Gli appuntamenti sono:

DOPPIO APPUNTAMENTO
Domenica 24 novembre 2013 – 06.00
Martedì 3 dicembre 2013 – 06.00 ANNULLATA
Terza piazzola del lungomare, tra Capoportiere e Rio Martino   

La partecipazione è gratuita.

Info: Andrea Miccoli 347-5775180 andmicco@libero.it       

Per trovarla da soli   

Visto il tempo meteo inclemente per la prossima settimana, forniamo una carta stellare per trovare la Cometa ISON la mattina, nei giorni dal 18 novembre 2013 fino al 24 novembre 2013.

In questo modo, nel caso in cui la mattina prima del sorgere del Sole il cielo fosse limpido, possiamo provare a trovarla ed ammirarla anche da soli.

La Cometa è però visibile solo guardando con molta attenzione al punto giusto e avendo il cielo limpido, con telescopio o un buon binocolo.

Il punto giusto è circa a 120 gradi sul nostro orizzonte. Questo vuol dire circa 30 gradi, (cioè un palmo a braccio teso) più a sud dell’est che sta a 90 gradi.

Se alle 06:00 il cielo sarà limpido nei giorni che vanno dal 18 al 25 potremo essere avvisati -tramite un SMS- registrandoci al numero 349-6521625 cui risponde Andrea Alimenti.

Cliccare sull’immagine per ingrandire.
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Aspettando la Cometa ISON (pdf)