ALTARE
ALTARE
LA COSTELLAZIONE
L’Altare (in latino Ara, sigla Ara) è una piccola costellazione australe visibile con difficoltà solo dalle regioni meridionali dell’Italia.
Le coordinate del punto centrale sono: 17h 00min di Ascensione Retta (AR) e -55° di declinazione (delta).
LE STELLE
Non ci sono stelle di particolare interesse per l’astrofilo.
GLI OGGETTI CELESTI
Non ci sono oggetti celesti di particolare interesse per l’astrofilo.

L’asterismo della costellazione dell’Altare

L’Altare visto da Hevelius
IL MITO
Il nome originario deriva dal nome dell’Altare dedicato al Centauro Chirone, la creatura terrestre più saggia.




















































































































































APPUNTI DI ASTRONOMIA 2011-2012 – Cap 07
APPUNTI DI ASTRONOMIA 2011-2012
Domenico D’Amato
Andrea Miccoli
INDICE
7 – LA PRECESSIONE EQUINOZIALE
LA PRECESSIONE
L’asse di rotazione di un corpo che gira intorno a se stesso, se soggetto ad azioni esterne, acquista un lento moto conico, detto di precessione.
Un esempio fisico che illustra la precessione è il movimento conico di una trottola quando posta in rotazione (vedi fig 7.1).
Fig 7.1 – Movimento conico di una trottola e della Terra (precessione).
La Terra possiede un lento moto doppio-conico (precessione) per l’azione gravitazionale congiunta del Sole e della Luna.
Visto dal polo nord celeste, il movimento è in senso orario ed un giro è completato in circa 26.000 anni, durante i quali rimane costante l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto all’eclittica, e varia soltanto la direzione in cielo.
A causa di tale moto il prolungamento dell’asse terrestre, che indica il polo nord celeste, traccia un cerchio di 23,5° di raggio intorno al polo nord dell’eclittica (vedi fig 7.2).
Fig 7.2 – Il moto di precessione dell’asse terrestre.
Il movimento di precessione della Terra è il risultato, in primo luogo, dell’azione gravitazionale del Sole e della Luna sul rigonfiamento equatoriale del nostro pianeta.
Ricordiamo infatti che la Terra non è perfettamente sferica ma schiacciata ai poli e rigonfia allo equatore, a causa della rotazione intorno al proprio asse.
La Luna di per sé contribuisce inoltre ad una piccola oscillazione dell’asse terrestre, detta nutazione, che si combina con il moto conico di precessione. La frequenza di questa oscillazione secondaria è di circa 18 anni, corrispondente al Ciclo di Saros.
Tale ciclo è il periodo di tempo impiegato dalla Luna, dal Sole e dalla Terra per venirsi a trovare nuovamente nella stessa posizione reciproca.
La Luna, pur se così piccola in confronto al Sole, influisce parecchio sul nostro pianeta perché l’attrazione gravitazionale (F) fra due corpi è direttamente proporzionale al prodotto delle masse ed inversamente proporzionale al quadrato della distanza considerata
F=GMm/d2 (vedi fig 7.3).
Fig. 7.3 – Sistema planetario Terra-Luna.
Il sistema planetario Terra-Luna va considerato come un sistema rigido, in cui esiste un baricentro comune, attorno cui ruota tutto il sistema: non è la Luna a girare intorno alla Terra ma è la Luna e la Terra che ruotano intorno al proprio baricentro comune (B in figura).
La precessione ha questo nome perché, a causa di questo moto, la fine di ogni anno solare precede di 20 minuti la fine dell’anno sidereo (o siderale).
Ricordiamo che l’anno siderale è il tempo impiegato dalla Terra per effettuare un giro completo di 360° intorno al Sole, riacquistando alla fine la stessa posizione rispetto alle stelle fisse.
LA PRECESSIONE EQUINOZIALE
La precessione equinoziale provoca principalmente tre effetti:
1 – Spostamento dei poli celesti;
2 – Sfasamento della posizione delle costellazioni rispetto al calendario;
3 – L’anno tropico risulta più corto di 20 minuti rispetto all’anno sidereo.
SPOSTAMENTO DEI POLI CELESTI
Il movimento doppio-conico dell’asse terrestre si traduce in una traiettoria circolare del polo nord celeste che compie un giro completo in circa 26.000 anni (25.800 per la precisione).
Il centro di rotazione della precessione tra le stelle è il polo nord dell’eclittica, situato nell’ansa della costellazione del Drago (vedi fig 7.4).
Fig 7.4 – Lo spostamento del polo nord celeste per effetto della precessione.
La stella Polare è l’astro che si trova maggiormente vicino al punto preciso, in cui è proiettato il prolungamento dell’asse terrestre, discostandosene poco più di 40 primi d’arco di distanza (poco più di un diametro lunare in ampiezza).
Con il trascorrere degli anni, l’astro di riferimento per il polo nord celeste sarà però diverso: tra13.000 anni la stella di riferimento sarà Vega nella costellazione della LIRA.
La mappa illustrata in figura ne mostra il percorso fra le costellazioni.
SFASAMENTO DELLE COSTELLAZIONI
Il piano dell’orbita della Terra ed il piano dell’eclittica sono la stessa cosa. L’orbita della Terra ha la forma di una ellisse e quindi anche l’ellisse giace sul piano dell’eclittica.
Questa ellisse è tagliata a metà da una linea (la linea dei nodi) che passa attraverso il Sole.
Come già detto, questa linea è generata dall’intersezione fra il piano dell’orbita ed il piano dello equatore (terrestre o celeste, è lo stesso piano). Quindi il piano dell’equatore sta metà al di sopra del piano dell’orbita e metà al disotto dello stesso piano.
Questa linea d’intersezione (la linea dei nodi), se vista dal polo nord celeste, ruota in senso orario (52” all’anno) anno dopo anno, ) per il movimento (doppio-conico) di precessione dell’asse della Terra.
Fa parte della linea dei nodi il Nodo Ascendente, cioè il Punto Gamma, che è il “punto” più importante del cielo, in quanto rappresenta l’origine delle coordinate celesti.
Ovviamente, se il Punto Gamma si muove e tutte le stelle del cielo rimangono ferme, succederà che anno dopo anno, ogni stella avrà, rispetto alla Terra, una posizione differente.
Questo movimento si traduce in una variazione delle coordinate degli astri, della posizione delle costellazioni e, in definitiva, del calendario. Vediamo perché.
Dobbiamo immaginare il meccanismo che produce il nostro calendario come una raggiera rigida, composta di 12 raggi e posizionata sull’orbita della terra mentre la Terra gira (Sole al centro).
Ogni spazio fra due raggi rappresenta il percorso della Terra in un mese e delimita una porzione di cielo.
A causa della precessione, la raggiera si muove rispetto alle stelle e con essa si sposta il punto Gamma (21 marzo).
Ne risulta che pian piano le costellazioni zodiacali si spostano rispetto ai mesi del calendario.
Esempio pratico: 2000 anni fa il Punto Gamma si trovava nella costellazione dell’Ariete (le corna di quest’animale hanno la forma della lettera greca Gamma, da cui Punto Gamma o anche Punto Ariete).
Per 2000 anni il Punto Gamma si è spostato di 52” l’anno. In duemila anni lo spostamento totale è stato di circa 30° (52” x 2000 = 104.000” ˜ 1734’ ˜ 30°), cioè 1/12-mo di 360°, che è pari a 1/12-mo di un anno, cioè un mese: per cui oggi il Punto Gamma si trova nella costellazione dei Pesci e non più nella costellazione dell’Ariete, da cui dista circa un mese.
Possiamo affermare che le costellazioni che si vedevano in un certo mese (e in un certo modo, per es. il Sole) 2000 anni fa, oggi non si vedono più in quello stesso mese ma nel mese successivo (vedi fig. 7.5).
Fig. 7.5 – Lo sfasamento delle costellazioni.
ANNO TROPICO E ANNO SIDERALE
La Terra compie un giro completo di 360° intorno al Sole, trovandosi nella stessa posizione rispetto alle stesse fi sse, in un anno sidereo (o siderale) che equivale a 365g 6h 9min. Invece, il tempo impiegato dal nostro pianeta per percorrere un giro sull’orbita, da un equinozio di primavera al successivo equinozio di primavera (anno tropico), è di 365g 5h 49min, che normalmente arrotondiamo a
365g e 6h.
Ne risulta che l’anno tropico è 20 minuti più corto di quello sidereo.
La figura seguente illustra la diversa posizione della Terra alla fi ne di ogni anno tropico.
Si noti come questa posizione, che sull’eclittica corrisponde al Punto Gamma, si muova (in senso orario) ogni anno incontro alla Terra, che arriva in senso antiorario, favorendo così la chiusura in anticipo dell’anno tropico, che quindi “precede” la fi ne dell’anno sidereo, da cui il termine “precessione” (vedi fi g. 7.6).
Fig 7.6 – L’anno tropico sull’orbita.
La differenza potrebbe sembrare trascurabile ma, col passare degli anni, l’anticipo accumulato avrebbe prodotto degli errori tali che, se non corretti, non ci sarebbe più stata corrispondenza tra calendario e stagioni: vale a dire che avremmo il Natale in piena estate ed il ferragosto con la neve.
APPUNTI DI ASTRONOMIA 2011-2012 – Cap 08
APPUNTI DI ASTRONOMIA 2011-2012
Domenico D’Amato
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INDICE
8 – MOTI MILLENARI
La Terra gira intorno al Sole su un’orbita ellittica che non è né fissa nello spazio né mantiene nel tempo la stessa forma.
Esistono delle variazioni cicliche che interessano l’orbita e che hanno dei tempi lunghissimi, dello ordine delle decine di migliaia di anni.
In precedenza abbiamo parlato della precessione degli equinozi, un moto che ha un periodo di circa 26.000 anni.
Oltre a questo esistono anche altri moti millenari che sono:
– Spostamento della linea degli àpsidi;
– Variazione dell’eccentricità dell’eclittica;
– Variazione dell’inclinazione dell’asse terrestre.
SPOSTAMENTO DELLA LINEA DEGLI ÀPSIDI
La linea degli àpsidi è la congiungente dei punti estremi dell’eclittica: il più lontano (afelio) con il più vicino (perielio).
Questa linea ruota in senso antiorario (vista dal polo nord celeste) e compie un giro in circa 117.000 anni (vedi fig 8.1).
Fig. 8.1 – Rotazione della linea degli apsidi
Attualmente la Terra si trova in afelio il 5 luglio, quando nel nostro emisfero siamo in piena estate e contemporaneamente l’emisfero australe è in pieno inverno; mentre invece, la Terra passa al perelio (punto più vicino al Sole) il 5 di gennaio, in pieno inverno, quando l’emisfero australe è in piena estate.
Questa situazione si dovrebbe invertire ogni 13.000 anni ad opera del moto di precessione.
Ma il moto di precessione, che è la rotazione in senso orario dell’asse della Terra, con un periodo di 26.000 anni, in combinazione con la rotazione antioraria della linea degli àpsidi, che ha un periodo di 117.000 anni, causa una inversione stagionale non più ogni 13.000 anni ma ogni 10.500 anni.
VARIAZIONE ECCENTRICITÀ DELL’ECLITTICA
Una ellisse è caratterizzata dall’eccentricità, un parametro che rappresenta lo schiacciamento rispetto ad un cerchio. Matematicamente l’eccentricità è data da:
eccentricità = distanza tra i fuochi / asse maggiore
Un valore zero corrisponde ad un cerchio.
Un valore più grande indica un maggiore schiacciamento della curva.
La forma dell’orbita della Terra è una ellisse con un’eccentricità variabile tra 0,0018 e 0,06, quella attuale è 0,0167 (= 5.000.000/300.000.000).
Un ciclo completo di variazione avviene in circa 92.000 anni.
L’aumento dell’eccentricità porta come conseguenza un aumento della distanza fra i due fuochi dell’ellisse – ricordiamo che in uno dei due fuochi risiede il Sole (vedi fig 8.2).
Fig 8.2 – Variazione eccentricità dell’eclittica.
VARIAZIONE INCLINAZIONE ASSE TERRESTRE
L’asse di rotazione della Terra non mantiene fissa l’inclinazione rispetto al piano dell’eclittica, ma possiede una specie di ondeggiamento che ha una ciclicità di circa 41.000 anni.
L’azione congiunta del Sole e della Luna porta a degli squilibri nella posizione dell’asse di rotazione (oltre al moto conico responsabile della precessione degli equinozi ed alla nutazione), facendo variare l’inclinazione rispetto all’eclittica da un minimo di 21,5° ad un massimo di 24,5°.
La condizione attuale è in una posizione intermedia di 23,4°.
Nel complesso, si può dire che i tre movimenti ora esaminati portino con sé, con cicli diversi, delle conseguenze che accentuano i contrasti stagionali sulla Terra. L’azione congiunta di tutti questi cicli, in momenti particolari, è una delle cause principali del succedersi delle epoche glaciali ed interglaciali, di cui si hanno chiare prove nella recente storia geologica della Terra.
APPUNTI DI ASTRONOMIA 2011-2012 – Cap 09
APPUNTI DI ASTRONOMIA 2011-2012
Domenico D’Amato
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INDICE
9 – L’UNIVERSO: DAL BIG BANG AL BIG CRUNCH
II nostro Universo ha avuto inizio da un punto. Un oggetto matematico senza dimensioni. La singolarità iniziale.
Non è dato sapere come e perché sia iniziato il Tutto. Ma sappiamo che il Creato è nato da una grande esplosione: il Big Bang. Un’esplosione universale che ha permesso a tutta la materia ed allo stesso spazio-tempo, compressi in quel punto, di essere.
Numerosi risultati sperimentali ne hanno sancito la correttezza: l’espansione dell’Universo scoperta da Hubble nel 1928 e la radiazione di fondo misurata da Penzias e Wilson nel 1965.
L’ESPANSIONE DELL’UNIVERSO
L’Universo è composto da corpi o strutture che non sono statiche. Tutto si muove e ruota intorno a qualcosa.
La conferma sperimentale che l’Universo è un organismo in movimento è avvenuta nel 1928 da Hubble; l’astronomo americano determinò che tutte le galassie si allontanano le une dalle altre come spinte da una forza immane; la velocità di allontanamento è proporzionale alla distanza e riuscì a misurarla e a fissarne una legge matematica (legge di Hubble), rilevando lo spostamento verso il rosso (in inglese: redshift) della luce di quegli oggetti lontani che ci arriva sino a noi.
L’effetto è simile all’effetto Doppler che interessa le onde sonore: una sorgente in movimento, ad esempio un treno, in avvicinamento il suono prodotto aumenta di frequenza (diventa più acuto), invece in allontanamento il suono diminuisce di frequenza (diventa più grave).
Per le onde luminose, che sono le messaggere degli oggetti celesti, avviene lo stesso fenomeno, i corpi in allontanamento si manifestano con una luce di frequenza più bassa (colore verso il rosso), mentre quelli che si avvicinano emettono una luce che arriva a noi con una frequenza maggiorata (colore verso il blu).
Hubble riuscì a determinare il legame tra velocità e spostamento verso il rosso (o verso il blu) e pose le basi per un Universo dinamico in espansione.
LA RADIAZIONE DI FONDO
Nel 1965 Penzias e Wilson scoprirono casualmente onde radio a bassa energia che sembravano riempire tutto lo spazio, come un sottofondo. Tale energia era omogenea e costante (isotropa) e non sembrava provenire da un punto particolare del cielo.
La natura era quella di emissione di corpo nero alla temperatura di circa 3° Kelvin (corrispondenti a circa -270° centigradi).
Questa radiazione di fondo è ciò che rimane del Big Bang, della “palla di fuoco” primordiale del nostro Universo.
L’immensa palla di fuoco si è espansa e si è raffreddata.
Considerando l’età stimata dell’Universo (circa 13,7 miliardi di anni), la temperatura media di quella palla di fuoco in espansione deve avere ora una temperatura media corrispondente al valore della radiazione di fondo.
È per questo motivo che tale emissione è detta anche radiazione fossile, perché essa è la radiazione superstite del Big Bang.
IL BIG BANG
II Big Bang è quell’evento che ha dato inizio al nostro mondo circa 13,7 miliardi di anni fa, imprimendo a tutto l’insieme una spinta che prosegue tutt’ora.
Le condizioni primordiali erano proibitive per qualsiasi cosa, materia ed energia compresa.
L’Universo era costituito da una sorta di zuppa energetica.
Con l’espansione, la zuppa energetica si raffreddò, permettendo l’esistenza e la formazione dei primi nuclei di idrogeno.
Le prime strutture nucleari si formarono circa tre minuti dopo l’inizio del tempo, con una temperatura vicina al miliardo di gradi.
Ma dobbiamo aspettare circa 100.000 anni prima che la temperatura scenda a circa 6.000 gradi per effetto dell’espansione e sia stato possibile la formazione stabile dei primi atomi di idrogeno ed elio.
Un processo inflativo, ossia un’accelerazione repentina della velocità di espansione dell’Universo e durato per un tempo limitato, ha generato la formazione di alcuni grumi, che hanno dato vita successivamente alle prime strutture celesti: le nebulose.
La forza impressa dal Big Bang ha permesso all’Universo di espandersi.
Ma la forza gravitazionale permette al Tutto di agglomerarsi e di rallentare nello stesso tempo l’espansione, che altrimenti continuerebbe all’infinito.
Il grafico che segue cerca per sommi capi di riepilogare la storia evolutiva del nostro Universo, dal Big Bang ai giorni nostri (vedi fig 9.1).
Fig 9.1 – La storia evolutiva del nostro Universo.
LE NEBULOSE E LE STELLE
Le stelle sono gli oggetti celesti che brillano di luce propria. Il nostro Sole è una di esse.
Le stelle originano dalle nebulose che sono delle “nuvole” di gas interstellare (solitamente idrogeno ed elio) e polveri.
Nell’interno delle galassie esistono delle ampie zone piene di gas interstellare e polveri che rappresentano la fucina delle stelle.
L’azione della gravità a livello locale fa sì che questo gas si concentri in tanti piccoli bozzoli.
Ogni bozzolo si comporta come una calamità che attrae altro materiale.
La parte interna, soggetta a pressione per il peso degli strati sovrastanti, si riscalda.
Quando la temperatura raggiunge valori dell’ordine di milioni di gradi, s’innesca una reazione fisica denominata fusione nucleare.
Così nasce una protostella.
La fusione nucleare è quel processo fisico che avviene quando si raggiungono dei valori di pressione e temperature tali che due nuclei contigui si fondono: il risultato è un nucleo di un materiale diverso.
Naturalmente il livello di pressione e temperatura è diverso da materiale a materiale (la temperatura è dell’ordine dei milioni di gradi), e l’idrogeno è quello più facile da “fondere”: sono necessari solo 15 milioni di gradi!
Il processo di fusione nucleare produce un materiale d’ordine superiore, ad esempio l’idrogeno produce elio, ed una grande quantità di energia, sotto forma di calore e di particelle energetiche (vedi fig 9.2).
Fig 9.2 – Il processo di fusione nucleare tra quattro nuclei di idrogeno (H) genera un nucleo di elio (He) più dell’energia.
Il calore generato viene diffuso nell’ambiente circostante; le particelle energetiche prodotte, invece, creano una pressione interna che gonfia la stella e contrasta l’attrazione gravitazionale che tende a comprimere il tutto verso il centro.
Si stabilisce una sorta di equilibrio tra gravità e pressione, senza questo equilibrio la stella non può sopravvivere.
LE GALASSIE
Le stelle non si formano isolate ma nascono in immense estensioni di gas e detriti.
L’insieme di questi enormi raggruppamenti di corpi da vita alle galassie.
Le galassie sono enormi agglomerati stellari che contengono miliardi di stelle.
La nostra Via Lattea è una di esse e contiene circa 200 miliardi di stelle.
La forma è solitamente un disco ruotante intorno ad un centro, con la popolazione stellare che si sfrangia in strisce spiraleggianti.
Le dimensioni sono dell’ordine di diverse decine di migliaia di anni-luce (circa 100.000 a.l. per la Via Lattea) (vedi fig 9.3).
Fig 9.3 – Evoluzione di una galassia.
VITA DELLE STELLE
Le stelle non vivono in eterno. Esse brillano sino a che esiste combustibile nel loro interno:il carburante principe è l’idrogeno, l’elemento che ha bisogno delle condizioni di temperatura e pressione più favorevoli, generando nel contempo anche una maggiore energia dalla reazione nucleare.
Il processo funziona anche con gli altri elementi, fino a che non si incontra il ferro e la reazione si interrompe.
Chiaramente a mano a mano che un elemento si esaurisce, la reazione prosegue con un elemento superiore ma si produce sempre meno energia; la stella cambia colore, si arrossa, sino a spegnersi quando l’energia prodotta non è più in grado di auto-alimentare la reazione nucleare.
Con lo spegnimento, la stella morente può seguire diverse strade evolutive secondo la sua grandezza:
1) — La stella si spegne e si contrae sino a trovare una sorta di equilibrio tra pressione dei materiali costituenti e l’attrazione gravitazionale: nane brune.
Ma nane brune sono anche quelle piccole stelle che non hanno raggiunto una grandezza tale da innescare una reazione di fusione nucleare duratura.
La massa di questi oggetti è inferiore a quella del nostro Sole.
2) — La stella prosegue nella lotta alla vita, trasferendo all’interno la reazione nucleare.
L’energia prodotta fa espandere il guscio esterno.
Quando l’espansione ha raggiunto un certo limite il guscio in espansione esplode, generando una supernova.
Il nucleo, se ha ancora del materiale da bruciare, diventa una nana bianca.
Il materiale espulso dall’esplosione si disperde lentamente nello spazio interstellare, formando attorno all’astro residuo centrale un tenue guscio sferico che si allarga sempre più con il passare del tempo: questo oggetto prende il nome di nebulosa planetaria.
3) – La gigante rossa, una volta espulso il guscio esterno, è condannata al collasso gravitazionale se il corpo non è in grado di auto-sostenersi con la reazione di fusione nucleare dei materiali residui.
Il collasso gravitazionale è quel processo fisico pilotato dalla forza gravitazionale che fa implodere la materia su se stessa. Tale implosione prosegue sino a che la resistenza degli atomi a compenetrarsi non la ostacoli.
Se la massa è compresa tra 1,5 e 3,5 masse solari, la forza implodente è tale da vincere anche la resistenza degli atomi: gli elettroni (particelle negative) vengono spinti contro il nucleo, attirati dai protoni (particelle positive) si annullano a vicenda, creando dei neutroni (particelle neutre).
La materia diventa costituita unicamente da neutroni.
Il corpo ottenuto è una stella di neutroni (o Pulsar, acronimo di PULsating StAR).
Corpo compatto che gira velocissimo (dell’ordine di un giro al secondo ed anche meno) e che non emette luce, ma un segnale elettromagnetico ad impulsi con frequenza pari alla sua velocità di rotazione, come fosse un faro.
Le dimensioni del corpo iniziali diventano minuscole: il nostro Sole si contrarrebbe sino ad avere un diametro di circa dieci chilometri!
Un centimetro cubo di questo materiale peserebbe circa un milione di tonnellate, la densità del nucleo atomico!
4) – Se la stella iniziale ha una massa enorme (oltre 3,5 masse solari), il destino finale è ancora diverso da quelli sino ad ora illustrati: il collasso gravitazionale prosegue all’infinito; si genera quello che i fisici chiamano: una singolarità, il buco nero.
La materia diventa sempre più densa.
Nulla sfugge al suo campo gravitazionale, che diventa sempre più grande, sempre più vorace.
Nulla riesce a partire dalla sua superficie, neanche la luce. Il corpo centrale diventa invisibile, da qui il nome di Buco Nero.
L’osservazione visuale diretta di un tale oggetto cosmico è praticamente impossibile.
L’immagine che segue compendia graficamente quanto appena detto (vedi fig. 9.4).
Fig 9.4 – Evoluzione tipica di una stella.
PARAMETRI DELLE STELLE
Le stelle emettono luce e si presentano a noi con caratteristiche diverse.
La prima peculiarità è che alcune sembrano essere molto brillanti, altre più deboli, oltre che presentare un colore diverso.
Gli astri non sono tutti uguali in grandezza e, soprattutto, non sono tutti alla stessa distanza.
Una stella più brillante (ad esempio Sirio) non è che una stellina in confronto a Rigel della costellazione di Orione, ma ci appare come la più brillante perché Sirio è distante solo 8,6 a.l. contro i 1.000 a.l. di Rigel. Rigel ha una massa 20 volte quella di Sirio.
Una prima caratteristica delle stelle è la magnitudine apparente (m), ossia la luminosità con cui la vediamo. Un altro parametro caratteristico è la magnitudine assoluta (M), ossia la luminosità con cui vedremmo la stella ad una distanza fissa di 10 parsec equivalenti a 32,6 a.l.
La luminosità più alta corrisponde ad una magnitudine più piccola.
Ad esempio: una stella di magnitudine apparente m=0 è 2,512 volte più luminosa di una di m=1, che è 2,512 volte più luminosa di una di magnitudine m=2, e così via.
In condizioni favorevoli, l’occhio umano è in grado di percepire le stelle fino alla magnitudine m=6.
In questo modo teoricamente si possono scorgere ad occhio nudo sino a circa 3.000 stelle per emisfero.
L’altro parametro che contraddistingue le stelle è il loro colore, sinonimo di età: le stelle azzurre sono le più giovani, quelle rosse sono le più vecchie.
All’osservazione visuale, le stelle si possono presentare in diversi modi:
– isolate;
– in sistemi multipli: sistemi binari, sistemi tripli e così via.
Molte delle stelle che osserviamo, ci sembrano singoli astri.
L’osservazione al telescopio mostra che la maggior parte fanno parte di sistemi multipli.
Ma ciò non significa che siano necessariamente dei sistemi legati fisicamente l’uno all’altro.
Possono semplicemente essere delle doppie o triple solo prospetticamente.
In altri casi, dei sistemi stellari li possiamo osservare in un modo, ma dal loro comportamento possiamo dedurre che hanno una o più compagne invisibili.
– In ammassi aperti, quando la concentrazione in una certa zona è superiore al normale, ma che comunque distinguiamo abbastanza facilmente gli astri presenti.
– In ammassi globulari, quando la concentrazione è tale che esso si presenta alla nostra osservazione come una nuvoletta sfrangiata, molto brillante, su cui riusciamo a distinguere qualche componente.
– In galassie. Tutte le stelle che vediamo ad occhio nudo appartengono alla nostra galassia, la Via Lattea. Solo M31, conosciuta col nome di Grande Galassia di Andromeda, è l’unico oggetto extra-galattico che si riesca a scorgere ad occhio nudo.
L’UNIVERSO OGGI
II nostro Universo è in espansione. Ma sino a quando?
Gli studiosi non sono concordi sul destino futuro del Tutto.
La quantità di materia ed energia contenuta nell’involucro universale non è conosciuto. Il comportamento delle galassie, fa presupporre che noi vediamo solo una minima parte (circa il 10 per cento) di ciò che veramente è l’Universo.
Ma cos’è questa parte invisibile e sconosciuta?
Per rispecchiare il mistero che circonda questa parte consistente di materia, i fisici hanno pensato bene di denominarla materia oscura.
Non possiamo dire nulla per specificare questo tipo di materia.
Non si riesce a renderla tangibile con nessun esperimento.
Sappiamo solo che c’è ed è la maggioranza dei costituenti il nostro mondo.
La quantità di materia esistente per un volume unitario (densità) determina la vita futura dell’Universo:
1) – se questa densità è inferiore alla densità critica, l’Universo si espanderà per sempre.
Ma comunque finirà per la morte di tutti i suoi componenti;
2) – se la densità è uguale a quella critica, l’espansione rallenterà, per fermarsi in un tempo infinito.
Ma comunque finirà per la morte dei suoi componenti;
3) – se la densità è superiore a quella critica, la forza gravitazionale rallenterà sempre più l’espansione, iniziata con il Big Bang, sino ad avere il sopravvento. A questo punto l’Universo inizierà a contrarsi, sino a che avverrà il Big Crunch: la grande contrazione. Il Big Crunch è il buco nero finale in cui tutto l’Universo precipiterà e finirà la sua esistenza.
Qual è il nostro destino?
A noi non è dato sapere. I tempi sono comunque enormi.